È comprensibile, direi quasi doveroso il dibattito, anche piccato, che si sta originando in questi giorni attorno agli impegni delle Nazionali, che dalla stragrande maggioranza degli osservatori vengono visti come impropri in una situazione come quella che stiamo vivendo. È molto difficile dare torto a chi definisce inutile, assurda, perfino dannosa questa tornata di spostamenti e di partite, specialmente le amichevoli che si sono svolte nelle ultime ore. Dall’altra parte, però, va considerata anche la necessità delle varie confederazioni di provare a fare quello che stiamo provando a fare tutti in questo mondo: andare avanti, seppur fra tonnellate di difficoltà.

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Avere entusiasmo

E soprattutto le esigenze dei vari CT di poter lavorare, di poter costruire delle squadre in grado di presentarsi degnamente alle grandi manifestazioni estive, dagli Europei alla Copa America finanche alle Olimpiadi. È, come tante di quelle che stiamo vedendo, una situazione limite, dove i confini sono sfumati e proliferano opinioni più o (spesso) meno accreditate. E nel pieno fastidio creato da questo clima, si presenta per l’Italia una grande possibilità che giocoforza viene sminuita, direi quasi deturpata dal contorno: quella di tornare a giocarsi un trofeo internazionale, anche solo questa Nations League nata nel momento sbagliato, capace di entusiasmare qualcuno ma allo stesso tempo incapace di portare a tutti l’interesse che potrebbe suscitare.
Quella di domenica, a Reggio Emilia, contro la Polonia sarebbe a livello assoluto una delle partite più importanti della storia più recente della Nazionale azzurra, e invece ci stiamo avvicinando pensando soprattutto alle criticità del campionato, all’assenza del CT Mancini a sua volta isolato dal subdolo nemico che proverà a battere in tempo per esserci anche se pare difficile, a un gruppo allargato, molto poco rappresentativo di quella che sarà veramente l’Italia che nel 2021 si giocherà Europei e (speriamo!) fase finale di Nations League. Un gruppo che ha offerto risposte nel 4-0 all’Estonia, dalla doppietta smagliante dell’emigrante Grifo, al primo gol stagionale di un Bernardeschi che cerca affannosamente di rompere le proprie catene fino all’ennesima dimostrazione di statura di Bastoni, ma anche il dover raschiare il barile del debuttanti e delle seconde (terze, quarte…) linee è la dimostrazione di come la preparazione sia estremamente complicata. Ed è un vero peccato, perché questa Italia avrebbe meritato uno scenario e un sostegno ben diversi.

Squadra ben organizzata

La partita contro la Polonia è una partita grande e difficile. Le regole della Nations League sono semplici: devi vincere il girone per qualificarti alla Final Four, e nel caso del nostro raggruppamento anche per poterla ospitare, il che rappresenterebbe un’importante vetrina di rilancio. E l’Italia non è più prima dopo il pareggio ottenuto a Bergamo contro l’Olanda: ha cinque punti, uno in più degli olandesi che venivano ritenuti a priori i rivali più complicati, ma uno in meno dei polacchi. Che, di conseguenza, l’Italia dovrà battere domenica per poter andare mercoledì in Bosnia con il proprio destino in mano. Non è una missione impossibile, neanche per un gruppo azzurro logicamente depotenziato dalla grande incertezza che lo circonda, ma non è neanche un qualcosa di semplice. Anzi.

La Polonia, che mercoledì in amichevole ha regolato 2-0 una squadra come l’Ucraina capace di battere la Spagna nel suo ultimo impegno ufficiale, ha perso solo una volta nei suoi ultimi undici impegni, a Settembre, in Olanda, di misura.
Per il resto ha fatto due pareggi, uno dei quali lo 0-0 dell’andata con l’Italia, e ha ottenuto ben otto vittorie. È una squadra dura fisicamente, organizzata e con un gruppo molto unito. In più, ha valori tecnici comprovati, anche se da rapportare – come per tutti – al momento. È il caso soprattutto degli attaccanti: brillerà sicuramente la stella di Lewandowski, che non ha disputato l’amichevole contro l’Ucraina ma che sarà regolarmente a disposizione domenica, non ritrovandosi peraltro di fronte neanche in questo caso (salvo miracoli) quel Ciro Immobile che lo ha privato della Scarpa d’Oro nell’ultima stagione.

A Chorzow contro la Nazionale di Shevchenko hanno invece giocato due punte che conosciamo molto bene: una è Krisztof Piatek, che sta continua ad essere in difficoltà nel calcio dei club visto che ha trovato solo una rete in questo avvio di stagione nell’Hertha Berlino, ma che ha segnato nelle ultime due presenze da titolare con la sua rappresentativa, e che sicuramente ha voglia di prendersi qualche rivalsa con il calcio italiano; l’altra è Arek Milik, la cui condotta estiva lo ha portato a una sorta di confino ai margini della rosa del Napoli e al non poter giocare almeno fino a Gennaio, salvo che con la propria Nazionale con cui lo abbiamo visto in campo mercoledì per un’oretta di gioco che ha dimostrato una condizione non favorevolissima. Ma c’è un altro napoletano che ha beneficiato molto dei minuti ottenuto nel test preparatorio, ed è Piotr Zielinski, appena riemerso dall’incubo del covid e alla ricerca della miglior condizione: ha giocato un tempo e ha aggiunto che avrebbe avuto tranquillamente nelle gambe almeno un altro quarto d’ora, il CT Brzeczek ha annunciato che userà molta cautela con lui ma c’è da pensare che sarà della partita, impreziosendo un centrocampo del quale farà parte anche il dinamico intermedio del Torino Linetty (i cui inserimenti fra le linee sono spesso fonte di disequilibrio per le difese che lo affrontano) e il muscolare trequartista del Leeds Klich, un gigante trasformato da Bielsa in un finissimo e utilissimo elemento tattico, un giocatore con i numeri della mezzapunta e il fisico del mediano, molto complicato da contrastare fisicamente e soprattutto da leggere nelle partita.

È invece un po’ più prevedibile il modo in cui i polacchi si opporranno agli attacchi azzurri: forza, impatto fisico e modi spicci. Una delle fotografie della ruvida gara di andata è stata la marcatura ferrea che Kamil Glik ha riservato al suo ex compagno nel Torino Belotti, un confronto che dovrebbe riproporsi con una conseguente previsione di ulteriori acciacchi per il Gallo ma anche la possibilità di trascinare fuori dalla linea il leader difensivo avversario, al fianco del quale agisce il cagliaritano Walukiewicz, ventenne che sta crescendo visibilmente ma che non ha ancora la prontezza di lettura e la malizia di intervento del centrale navigato. La chiave è quella di trovare movimenti e interscambi che possano scomporre una linea molto robusta ma non particolarmente reattiva o veloce, e in questo senso il tipo di calcio mostrato dall’Italia durante questo nuovo corso appare promettente.
Così come, parlando di alternative che possono diventare preziosissime in questo momento di certezze pressoché azzerate, lo stato di forma strabiliante di Moise Kean, che a Parigi sta segnando con una continuità favolosa e che appare l’elemento con le caratteristiche adatte per questo tipo di lavoro d’erosione. Anche se alla fine non importerà tanto chi potrà essere l’eroe, quanto che questa nostra Nazionale riesca a compiere un’impresa che sarebbe tanto utile per il nostro calcio, pur in un momento in cui è essa stessa considerata inutile. Nelle difficoltà, fra gli attacchi e addirittura nel paventato disinteresse generale, l’Italia ha storicamente compiuto le sue imprese calcistiche più leggendarie: siamo assolutamente d’accordo che battere la Polonia e riuscire ad arrivare alla Final Four di Nations League non diventerebbero conquiste a raccontare ai posteri con gli occhi emozionati, ma sarebbe comunque un gran bel colpo. Perciò questa Nazionale merita, a prescindere, il massimo sostegno.