Adesso si comincia davvero a fare sul serio. Finora questa stranissima annata di calcio è stato un qualcosa di obiettivamente anomalo, come i tempi che in generale stiamo vivendo: si è finita la stagione precedente dopo Ferragosto, si è ripreso a giocare a settembre inoltrato, il calciomercato è finito ad ottobre, c’è la possibilità di fare cinque sostituzioni per partita e i calendari sono ultracompressi… è paradossalmente normale che si sia vissuto un avvio stagionale pieno di cose inattese, come dimostra il fatto che le classifiche dei tre principali campionati d’Europa siano estremamente sorprendenti.

Scenari… “nuovi”?

Milan e Sassuolo guidano la Serie A, in Spagna ci sono Real Sociedad e Villarreal davanti e in Premier il passo è scandito da Leicester e Tottenham. L’effetto piacevole è che l’incertezza regna sovrana e l’impressione che ne deriva è quella di vivere una situazione accattivante, anche se gli stadi vuoti sono un peso sempre più difficile da sostenere, il senso di un calcio senza gente è sempre più complicato da trovare e il termine “spettacolo” suona improprio, quasi vacuo.
Però, nonostante l’aridità, il calcio sopravvive. Anzi, direi addirittura che è vivo, specialmente dalle nostre parti dove fra una Nazionale ritrovata e realtà che crescono grazie a una svolta netta a livello di proposta di gioco, stiamo assistendo a un innalzamento del livello medio difficile da prevedere in tempi del genere ma probabilmente derivante da una svolta che già prima di marzo aveva cominciato a germogliare. Quindi, parlando esclusivamente di calcio, di gioco e di tornei, mi sento di dirvi che adesso inizia veramente la stagione: in trentadue giorni si disputano sette turni di campionato e tre (decisivi) di coppe internazionali, arrivano i big match, gli stress test veri e i punti cominciano a pesare realmente. Napoli-Milan di domenica sera è il botto che aprirà un mese pesantissimo, sotto tutti i punti di vista. Speriamo che sia entusiasmante come ci aspettiamo, almeno per quanto possibile. Di sicuro, sarà finalmente determinante per cominciare a capire cosa possiamo aspettarci da questo bislacco campionato.

Che Napoli aspettarsi

Napoli-Milan è sfida che richiama echi di battaglie storiche, che rinfocola dualismi anche sociali mai del tutto sopiti, che contrappone due realtà rinate in corsa nell’anno passato e lanciate dalla possibilità di costruire su basi già gettate prima dell’avvento del caos. Ma che ora devono dimostrare di poter davvero puntare al massimo. Perciò la sfida del San Paolo è una prova di consistenza: chi vince non conquista ancora nulla, ma dice chiaramente di poterci arrivare. E questo sta diventando quasi un dovere per il Napoli, anche se il suo lìder maximo Gattuso – grande ex prima idolatrato, poi incompreso e infine probabilmente rimpianto – tende ad allontanare furbescamente etichette che impongano dei doveri. Ma una squadra che prima si è rialzata vincendo una Coppa Italia impensabile solo qualche mese prima e poi ha rilanciato partendo con cinque vittorie e una sola sconfitta (due formalmente, ma la seconda è affare extra campo), non può pensare di nascondersi. Specialmente se dovesse riuscire a rifilare il primo ko alla capolista.
Per farlo, dovrà essere un Napoli in grado di riscoprire il suo passato per esplorare il proprio futuro, perché mancherà l’infortunato Osimhen, il grande investimento estivo che con la sua prepotente esuberanza ha convinto l’allenatore a cambiare abito e ad alzare i giri del motore. Senza il nigeriano, e immaginando un coinvolgimento di Petagna a partita in corso, toccherà a Mertens tornare a fare il centravanti, e anche per il massimo cannoniere della storia partenopea l’arrivo del Milan presuppone una prova del nove, anzi “del 9” visto il ruolo che andrà a ricoprire e quel che ci si aspetta: il belga non segna dalla seconda giornata, ha sì ritrovato il gol in Nazionale con un calcio piazzato sublime ma i suoi centri che hanno fatto la storia recente del Napoli ora servono per spingerlo di nuovo in avanti, e affrontare una difesa che può essere disturbata da quei guizzi qualitativi in velocità che sono il marchio di fabbrica di “Ciro” può configurare lo scenario giusto per riprendere il conto e confermare di essere ancora il primo punto di riferimento in termini realizzativi. Così come le conferme dovranno arrivare da un Insigne sempre più continuo, sempre più ispirato e sempre più leader, da un Fabian Ruiz che nello storico 6-0 della Spagna alla Germania è stato trascinante, volendo da un Lozano che dovrà dimostrare di essere grande valore aggiunto anche nelle partite decisive e soprattutto da una difesa che nessuno si attendeva così blindata, che finora è stata la meno battuta del campionato ma che sarà chiamata a reggere l’urto con il capocannoniere del campionato.

Un Milan da non sottovalutare

Normale, doveroso imperniare l’attualità del Milan attorno al suo totem vichingo, oltretutto per Zlatan Ibrahimovic, autore di otto gol in cinque partite giocate nonché ultimo rossonero a segnare una rete da tre punti sul prato di Fuorigrotta (lontano 2010), ci sarà anche il compito di essere doppiamente la guida della squadra, visto che a bordocampo non ci saranno né Stefano Pioli né il suo vice Murelli, entrambi confinati a casa. In un calcio in cui ogni voce di campo è amplificata dal suono del silenzio quella di un allenatore conta il doppio, ragion per cui non è un’assenza da sottovalutare. Però ci sarà Ibra, e questo conta ancora di più, perché lo svedese – oltre ad aver offerto a tutti la chiarissima dimostrazione che nello sport il talento, il carisma e la determinazione contano più dell’età – ha già dato quel segnale di cui aveva bisogno una squadra in fisiologico calo energetico dopo un avvio stagionale in stile spremiagrumi, che rischiava di piantarsi proprio un attimo prima di poter rifiatare: il gol con cui Ibrahimovic ha pareggiato il Verona allo scadere è stato un tremendo e rinvigorente grido di battaglia, lo strappo feroce del comandante che motiva la sua truppa a non mollare. Un altro atto trascinante dell’uomo che ha cambiato i connotati sia tecnici che temperamentali del Milan, trasformando la squadra attraverso il miglioramento individuale dei suoi componenti, da quel Rebic che un anno fa contro il Napoli debuttava da titolare risultando disastroso e che oggi è chiamato a riprendere il discorso interrotto, fino a un Frank Kessie al quale Ibra probabilmente cederà un eventuale rigore e a cui nel frattempo ha cambiato l’umore, rendendolo l’imprescindibile colonna di un centrocampo dove l’ivoriano e il suo fido compare Bennacer si ritroveranno di fronte, oltre al già citato Fabian, anche quel Bakayoko che avrebbe potuto essere un loro compagno, in un doppio duello nella zona più influente del campo che minaccia di essere tanto scintillante quanto decisivo per gli equilibri della partita. 

Anche se poi finora in questa inedita Serie A a decidere non sono stati tanto gli equilibri tattici quanto le trovate offensive, e da questo Napoli-Milan possiamo legittimamente aspettarci uno show del gol. Però attenzione, io vi ho avvisati: sta iniziando un nuovo campionato, quindi occhio a dare delle cose per scontate. L’unica cosa certa è che, se davvero azzurri e rossoneri vogliono provarci per lo Scudetto, domenica al San Paolo qualcosa di veritiero su di sé e sugli altri potranno cominciare realmente a capirlo.