Hanno massacrato il presidente Zhang. Gli hanno detto “non si fa, non si dice”. E ovviamente stiamo parlando di quelle dieci righe là, quelle pubblicate lunedì 2 marzo a sera tarda, quelle in cui il n° 1 dei nerazzurri attaccava frontalmente il presidente della Lega Calcio, il signor Dal Pino. Gli hanno detto “Sei un ragazzino” e “ma siamo matti?” e “ti devi vergognare” e “la forma, accidenti! Dove abbiamo lasciato la forma?” fino a “e se lo leggono i bambini? Chi ci pensa ai bambini!”. Lo hanno massacrato. Pochi però hanno badato al contenuto, alla sostanza. Pochi – perché in Italia funziona sempre così – ma non quelli che avrebbero dovuto e, infine (alleluia!), hanno preso formali decisioni.

Porte chiuse fu

Eccole: le partite fino al 3 di aprile (almeno) si giocheranno a porte chiuse, compresa Juventus-Inter, che era calendarizzata per domenica 1 marzo alle 20.45 a porte chiuse e dopo una tonnellata e mezza di polemiche, di “giochiamola a porte aperte lunedì”, di “Zhang lo fa perché vuole sfruttare il momento no dei bianconeri!”, di “è tutta una questione di antipatia tra Juve e Inter!” e altre boiate, alla fine si giocherà domenica 8 marzo. Alle 20.45. A porte chiuse. Pensa te.
In tempi di virus e rotture varie abbiamo buttato via sette giorni: sette, preziosissimi, giorni. Li abbiamo buttati via per trasformare una richiesta logica e di buonsenso (mettiamo in primo piano la salute, evitiamo di ragionare sullo “spettacolo”) nella solita lite da quattro soldi tra tifosi dell’una e dell’altra squadra. E invece no, abbiamo scoperto che “davvero” Zhang non ce l’aveva con Agnelli (ce lo ha detto lo stesso patron dei bianconeri) e “davvero” sta combattendo una personalissima battaglia per evitare che il palazzo del calcio ricada in errori come quello appena commesso.
Abbiamo buttato via sette giorni e non si tratta di quisquilie, perché questa settimana costa carissima al nostro calcio, attualmente alla ricerca di uno slot per programmare “la partita senza data”, Inter-Sampdoria, il match che avrà uno spazio solo e soltanto se i nerazzurri usciranno dall’Europa League.

Morale della favola?

Il paradosso è servito: la Lega Calcio deve sperare che una delle sue affiliate cada in Europa, altrimenti non sa che pesci pigliare. Vi pare ammissibile?
E allora andiamo a concludere: Zhang il fumantino (“Esagerate le mie parole? No, troppo leggere” ha detto al Financial Times) ha certamente toppato la scelta degli aggettivi, ma di sicuro ha centrato l’obiettivo, al punto che per il bene di tutti… si fa come voleva lui. Morale della favola: a furia di badare alla forma siamo diventati il Paese che dice un mare di puttanate, ma con grande eleganza.

Ps. Noi annebbiati dal calcio e dalla “fame” di partite, nel frattempo, teniamoci pronti: il pallone torna a rotolare e siamo tutti felici, ma è ancora tutto in bilico, ché basta un positivo tra i tesserati per tornare a litigare senza un vero perché. E soprattutto senza pallone.