Rimpianti la Roma ne deve avere tanti, perché questa stagione l’ha buttata incredibilmente via, all’improvviso, quasi senza spiegazioni. Ce li ha addirittura dopo una semifinale finita con un punteggio complessivo di 8-5 per il poderoso ma anche un po’ frivolo Manchester United di Solskjaer e Cavani, che di questa Europa League è indubbiamente il colosso ma che deve stare attento a non farsi sgambettare in finale dal Villarreal. La Roma si è fatta buttare fuori pur avendo giocato quantomeno alla pari tre tempi su quattro. La Roma riesce a recriminare per quelle tre assurde, fortunose parate di De Gea su delle chances colossali che se sfruttate avrebbero potuto quantomeno far sognare, ma che hanno completato la fotografia di un’annata in cui il potenziale di una squadra bella ma maledetta e masochista non si è riflessa nei risultati ottenuti. Per colpa degli infortuni che fino alla fine non l’hanno abbandonata, ma anche di una serie di errori madornali sia tecnici che gestionali. La maggior parte dei quali, io credo, non sono però da imputare a un allenatore che se ne va con l’eleganza che in ogni momento lo ha contraddistinto ma senza tutti i giusti riconoscimenti. E chissà che, fra un po’, anche questo non diventi un rimpianto.

Ci sarebbero tutti gli ingredienti per uno di quei momenti di depressione piccata che attraversano non di rado una piazza tanto passionale quanto umorale come quella giallorossa, e invece paradossalmente in questo momento il popolo della Roma è preso nell’incanto del sogno, nell’entusiasmo di una promessa che potrebbe essere illusione ma che ora è carburante per fantasie oniriche. Perché la sua proprietà americana, quella famiglia Friedkin arrivata facendosi sempre vedere ma mai sentire (praticamente all’opposto del predecessore), ha piazzato improvvisamente un colpo gigantesco, in grado di sbigottire all’esterno e di ribaltare l’emotività dell’ambiente. Senza la minima avvisaglia, la Roma ha annunciato che il suo prossimo tecnico sarà José Mourinho, che riesce immediatamente a rimettersi in sella dopo l’epilogo tutt’altro che illustre della sua avventura al Tottenham e torna nel Paese dove la sua aura è rimasta più brillante. Dividendo come sempre, perché un attimo dopo essere stata investita dallo stupore per il ritorno di una delle più grandi icone di questa epoca di calcio europeo, l’Italia si è subito divisa: Mourinho “Special One” o oppio del popolo? Lo vedremo, ed è già la sfida più intrigante della prossima stagione di calcio.

Le tante domande che accompagnano l’arrivo di Mou

Le certezze non sono molte, però qualcuna sì: di sicuro per la Roma prendere Mourinho vuol dire investire forte, non solo sul suo oneroso contratto ma anche sulla ristrutturazione di una squadra che ha molte più qualità di quanto non dica il tremolante settimo posto della classifica però allo stesso tempo caratteristiche che, almeno sulla carta, non si incastrano perfettamente con le necessità classiche del portoghese. E qui nasce un’altra domanda: in un momento di acclarata crisi mondiale e con una situazione finanziaria particolarmente delicata, la Roma ha la possibilità di far seguire all’ingaggio di Mourinho una corposa campagna di rafforzamento della rosa? Non lo so, starà ai Friedkin svelare le proprie mosse. Dopo quella di questa settimana, direi che possiamo aspettarci altre sorprese…ma non di tutto, perché se la fantasia del tifoso fortemente stimolata dall’apparizione del profeta di Setubal ora è portata a pensare che con lui possano arrivare faraonici colpi di mercato, allora il rischio è davvero quella di aver preso la strada dell’illusione. Però un ragionamento immediato (con il rischio quasi di essere superficiale) inquadra quello della Roma come un roster apparentemente più indicato per un calcio fluido e leggero, non ferreo e spesso come quello predicato da Mou. Vi faccio alcuni esempi che stimolano domande: la Roma negli ultimi due anni ha investito parecchi denari per il comparto difensivo, e ora si ritrova con una foltissima batteria di difensori centrali ma senza terzini da difesa a quattro…Mourinho giocherà a tre – come si è ritrovato costretto a fare Fonseca perché questa rosa non offre alternative – o chiederà un ulteriore restyling? Altro tema: in mediana l’unico giocatore di spiccata sostanza fisica è Diawara, mentre gli altri sono costruttori mobili e ritmati…saranno necessari pilastri per inspessire il reparto e adeguarlo alle visioni tipiche del nuovo allenatore? E un giocatore come Pellegrini rischia di diventare un equivoco tecnico-tattico in stile Dele Alli? E poi, chi sarà il centravanti della Roma di Mourinho? Un Edin Dzeko rilanciato (ma pur sempre trentacinquenne) o un nuovo totem? Tanti interrogativi, moltissime curiosità e, fisiologicamente, altrettanti dubbi.

Il ritorno di José, un Napoleone un pò “acciaccato”

Concetto che si può estendere anche alla figura stessa di José Mourinho. Che rimane uno degli allenatori più vincenti e iconici in attività, ma che nella sua storia recente ha alimentato più controversie che trionfi. Ha appena incassato dal Tottenham il suo terzo esonero consecutivo a stagione in corso, peraltro arrivato incredibilmente a pochi giorni da una finale di coppa perché si era creata una spaccatura profondissima sia con la squadra che con la dirigenza. Al di là del tema dei rapporti – che sarà comunque da tenere molto presente, specialmente in un posto come Roma – i suoi Spurs non sono quasi mai stati entusiasmanti, nonostante avesse a disposizioni calibri giganteschi come Kane, Son, Alli, Lo Celso, Lamela e da ultimo persino Gareth Bale. Giocatori di un livello che difficilmente ritroverà in giallorosso. José Mourinho non vince un campionato da sei anni e negli ultimi quattro, nonostante abbia guidato Manchester United, Chelsea e Spurs, non ha toccato alcun trofeo. Il partito di chi crede che il suo calcio sia superato e il suo tipico, inarrivabile spirito motivazionale si sia diluito con gli anni non è mai stato così corposo. Eppure è bastato il suo nome per capovolgere completamente i sentimenti di una piazza, il che vuol dire che in fin dei conti l’immagine del portoghese non è poi così sbiadita ma non che possa effettivamente ridiventare il grandioso conquistatore che avevamo salutato undici anni fa. Non credo sia irrispettoso né soprattutto fuori luogo inquadrare il Mourinho di oggi come un Napoleone un po’ acciaccato che ritorna alimentando quell’ondata di mostri sacri un po’ attempati che stanno invadendo i nostri campi. Figure dal passato glorioso e dal presente poco garantito che possono sì scatenare entusiasmi ma anche qualche accenno di malinconia, perché la Serie A è sempre più uno scenario in cui i grandi protagonisti del calcio arrivano non al loro apice ma quando cercano rilancio. Mentre l’innovazione, la modernità e lo slancio verso il futuro è ciò di cui avrebbe più bisogno. Intanto però godiamoci il ritorno di un personaggio fenomenale come José Mourinho, che indubbiamente lascerà un segno profondo. Se poi sarà la grande risurrezione dello Special One o la sua definitiva Waterloo lo vedremo a partire dall’inizio della prossima stagione di calcio italiano, che sembra ancora lontana ed enigmatica, ma che in realtà – con il colpo da sogno o illusione piazzato dalla Roma – è praticamente già cominciata.