Dopo una serata così, dopo una vittoria del genere, abbiamo la licenza di esaltarci e di sognare in grande.
Ieri sera a Monaco di Baviera l’Italia è ufficialmente tornata nel grande calcio, compiendo una riemersione tanto rapida quanto spumeggiante.
Spazzando via, con il magistrale colpo di modernità dato da Roberto Mancini, tutta la polvere di un decennio retrogrado che ci aveva confinato in una posizione di imbarazzo.
L’Italia non solo ha vinto contro una grande squadra, soprattutto ha vinto da grande squadra.
Ha superato una prova titanica con intensità e gioco, con spirito e tecnica. Ha segnato due gol bellissimi, ha mosso il pallone sempre con sicurezza e ispirazione, non ha mai chinato il capo.
E affrontava il Belgio, che magari oggi da qualcuno può essere dipinto come “niente di che”, ma probabilmente erano gli stessi che dicevano che le vittorie precedenti degli Azzurri valevano relativamente perché ottenute contro avversari modesti.
Il Belgio è la Nazionale numero uno nel ranking FIFA ed è uno squadrone, sono i nostri che fanno sembrare piccoli chi gli sta davanti.
Questa Italia è una delle più belle e innovative che si siano mai viste. E a maggior ragione oggi che ci siamo presi d’imperio una semifinale a cinque stelle contro la Spagna, possiamo e forse dobbiamo issarci al di sopra del risultato che verrà.


E’ ormai un anno e mezzo che questa Italia ci fa vedere partita dopo partita, senza mai sbagliare e facendo costantemente solo passi in avanti, di poter vincere l’Europeo. Ma se anche non dovesse succedere sarebbe meno importante di quello che ha fatto finora. E il motivo sta nel come la banda del Mancio è arrivata fin qui rilanciando tutto il calcio italiano: staccandosi da un trend morboso che lo aveva affossato, stagliandosi in un’idea di gioco moderno e propositivo, compattandosi in un gruppo di ragazzi dal cuore gigantesco e dai piedi sempre più di alto livello.
Di questo gruppo e di questa squadra, uno dei pilastri sia temperamentali che tecnici è un ragazzo che ha solo ventidue anni ma pare averne dieci in più. Perché è grande e grosso come una montagna, perché ha già giocato quasi trecento partite da professionista. Perché è già uno dei migliori al mondo nel suo ruolo ed è destinato a diventare il numero uno per tantissimo tempo. Ma soprattutto perché sta trasformando con una naturalezza sbalorditiva quella che minacciava di essere l’estate più spinosa e complicata possibile nell’inizio della sua definitiva imposizione al massimo del livello. Gigio Donnarumma anche ieri sera è stato determinante: in una partita in cui l’Italia ha sofferto il giusto, senza mai andare in apnea né ritrovarsi sotto un vero e proprio assedio. Lui ha calato almeno un paio di interventi da grandissimo portiere, specialmente quel volo su De Bruyne che ha spento sul nascere ogni possibile fuoco.
A questo Europeo Donnarumma ci arrivava con una tonnellata di pressioni addosso, e sicuramente molte se le è messe da solo per la discussa (ma incontestabile in senso strettamente professionale) scelta di abbandonare la dimensione di bandiera per assumere quella di super professionista. Un calciatore che opta per un ingaggio molto più alto e un club molto più ambizioso mollando sul più bello quello che lo ha lanciato, può sicuramente attirare malcontenti e contestazioni, però nel guardare al sodo della sua carriera ha la stessa legittimità di chi lo rimprovera, forse persino di più. Al di là di questo, per Donnarumma Euro 2020 rappresenta il primo vero contatto con il calcio dei grandissimi, la prima vera competizione di massimo livello, il vero debutto nell’alta società. E ci è arrivato in una condizione mentale che poteva creargli squilibri non da poco. Invece Gigio non solo non ha vacillato, ma ha dato una dimostrazione roboante. Non lo si è mai visto una volta impacciato, ha risposto presente in ogni situazione in cui è stato chiamato in causa, ha subito solo due gol su azione da palla ferma e non ha mai tradito la benché minima emozione negativa. Ha fatto vedere che non solo ha qualità calcistiche straordinarie, ma che possiede anche una forza psicologica tutt’altro che scontata in un ragazzo così giovane sottoposto a così pressanti attenzioni.
In conclusione, ha confermato, definitivamente, anche a chi aveva ancora qualche incomprensibile o fazioso dubbio, di essere un fenomeno.
Se Jorginho e Verratti in questa estate di esaltazione azzurra hanno comprovato di essere ormai giocatori di riferimento internazionale. Se Barella è sempre più prossimo al loro livello e sempre più meravigliosamente completo. Se Insigne ha chiarito di aver raggiunto una maturità definitiva. Se anche virgulti come Chiesa, Locatelli e Pessina ci fanno immaginare prospettive di grande gusto, Donnarumma ci ha fatto vedere ancora una volta che è lui potenzialmente il nostro vero, enorme top player.
Sbaglierà prima o poi, perché con un decennio abbondante di carriera ai massimi livelli di fronte a lui capiterà per forza di incappare ancora in qualche errore. Ma in questo Europeo della rinascita e in questa Italia che ci fa sognare con i suoi risultati e ci unisce con il suo modo di essere, Gigio Donnarumma, il bastione della nostra Nazionale, ha fatto qualcosa di ancora più complicato e ancora più significativo: ha incominciato, alla grandissima, il percorso che lo porterà a primeggiare su tutti e, col tempo, anche a cancellare tutti i malumori.