Ci siamo: con un anno di ritardo e un’attesa che per questo si è fatta ancor più carica di sogni e aspettative domani parte l’Europeo della rinascita, l’Europeo itinerante in cui il continente vuole dare un enorme e globale messaggio di riapertura dei confini. Un Europeo con una grande favorita come la Francia ma anche con almeno altre sei/sette possibili vincitrici. Un Europeo in cui finalmente torna protagonista anche l’Italia, che arriva lanciata dalla rivoluzione illuminata di Mancini e da un’ondata di entusiasmo che non si avvertiva da tanto tempo. Oltretutto, per i nostri Azzurri l’aver avuto un anno in più di crescita è indubbiamente un bonus. Però adesso inizia davvero il banco di prova più difficile, perché dovremo misurarci per la prima volta con i veri colossi e con una manifestazione spietata che non dà né margine di errore né tempi di rodaggio. A partire da un girone che sulla carta non sembra terribile, ma che in realtà nasconde tante insidie. Soprattutto per l’esordio di domani. Vi presento le nostre tre prime avversarie: Turchia, Svizzera e Galles, tre formazioni molto diverse fra di loro che imporranno al gruppo azzurro di adattarsi a situazioni che saranno piuttosto differenti.

La Turchia: talento e convinzione

E’ indubbiamente la rivale più pericolosa, perché la Nazionale allenata da Günes (CT che ha già fatto il miracolo dei due terzi posti al Mondiale del 2002 e alla Confederations Cup dell’anno successivo) presenta un biglietto da visita notevole: ha perso solo due delle ultime venti partite che ha giocato, in questo ciclo ha battuto sia la Francia che l’Olanda e a livello di qualità presenta una batteria di fuoco pesante, come dimostra il fatto che in nove delle ultime dodici partite giocate sia riuscita a segnare almeno due reti. Gioca sulla traccia di un 4-1-4-1 ispirato, offensivo ma anche compattato dal tipico spirito di gruppo dei turchi. Insomma: la Turchia è un’ottima squadra. Ha persino un buonissimo portiere, il ventiseienne Çakir del Trabzonspor che ritroveremo molto presente nei discorsi di mercato dell’estate, ed è uno dei puntelli che danno equilibrio alla squadra assieme ai centrali Soyunçu e Demiral (più Kabak, che gioca nel Liverpool), all’arrembante terzino destro Çelik fresco campione di Francia con il Lille e allo schermo della mediana Okay Yokuslu, al fianco al quale gioca Tufan del Fenerbahce che non è solo un giocatore di possesso ma anche con inserimenti improvvisi. E poi c’è il comparto degli attaccanti, dove il bomber Burak Ylmaz fa paura specialmente dopo la sua detonante stagione al Lille, dove Hakan Calhanoglu non solo è il grande ispiratore ma vorrà anche farsi notare vista la sua situazione contrattuale, dove Yazici con il suo mancino può immediatamente spalancare squarci di luce e dove a destra si vivrà un ballottaggio interessante fra il motivato Ünder e il particolare Karaman, che nonostante il fisico molto allungato è un giocatore mobile e anche con spunti. In più ci sono alternative valide per tutti i reparti e anche la prospettiva di giocare sia la seconda che la terza partita a Baku, dove il sostegno dei tifosi turchi si farà sentire decisamente. Il messaggio per l’esordio dell’Italia è questo: bisogna fare subito sul serio, perché battere la Turchia vorrebbe già dire avere una bella strada spianata davanti…

La Svizzera: organizzazione ed esperienza di gruppo

La seconda partita sarà invece contro la Svizzera, e lì probabilmente potrebbe già subentrare qualche calcolo. I nostri vicini di casa sono un avversario prima di tutto da saper leggere, perché la forza principale della selezione allenata da sette anni dall’ex laziale Petkovic è proprio la capacità di essere organizzata e calcolatrice. Inoltre può contare su di un gruppo dall’esperienza rodata, capace negli ultimi anni di fare cammini addirittura sorprendenti, sfiorando l’accesso ai quarti di finale nel Mondiale del 2018 e trovando posto nella Final Four della prima Nations League. Non è un caso che gli svizzeri siano al tredicesimo posto del ranking Fifa, addirittura davanti alla Turchia. Però non aspettatevi una squadra chiusa a doppia mandata, difficile da scardinare e che lascia totalmente l’iniziativa all’avversario: la Svizzera è indubbiamente una formazione dall’organizzazione tattica profonda, ma per quanto si è visto soprattutto negli ultimi tempi è più brava a creare situazioni per fare gol che non a blindarsi per evitare di prenderlo. Il sistema di gioco di Petkovic prevede stabilmente una difesa a tre – Elvedi del ‘Gladbach, Akanji del Dortmund e Schär del Newcastle sono i tre punti di riferimento principali – da piazzare davanti a un portiere di esperienza come Sommer, che però a volte può diventare impenetrabile e altre regalarti la breccia attraverso cui aprire la partita. Un possibile elemento di variazione tattica è Ricardo Rodriguez, che fra Milan e Torino in Italia ha dimostrato molto poco ma che in questo sistema si può inserire sia come laterale sinistro a tutta fascia che come centrale di sinistra, a seconda delle esigenze e dei conti dell’allenatore. In mezzo al campo il perno è il mancino dell’Arsenal Xakha, attorno al quale – stando ai rumors di mercato – Mourinho vorrebbe impiantare il gioco della sua Roma. Al suo fianco c’è un particolare dualismo: Remo Freuler è logicamente un elemento di riferimento, però l’atteso ritorno a pieno regime del fisico e intelligente mediano Zakaria ha dato a Petkovic una chiave fondamentale per aggiungere equilibrio, e ora come ora appare difficile rinunciare al centrocampista di proprietà del Borussia Moenchenglabach. Davanti i dubbi invece sono meno: Shaqiri è il trequartista (e sappiamo bene come in queste manifestazioni tenda a farsi notare molto più che nel calcio del club) che sostiene la coppia d’attacco formata da Embolo – uno che ha tanto talento quanta incostanza, ma che se infila il periodo giusto può fare male a chiunque – e dall’ex Fiorentina, Lecce e Novara Haris Seferovic, reduce da una stagione molto prolifica in cui ha segnato ventidue gol nel campionato portoghese con la maglia del Benfica. Un sistema d’attacco mobile e fastidioso, che se trova gli spazi giusti ha le carte per far venire il mal di testa a chi è chiamato ad affrontarlo.

Il Galles: fisicità e trasformismo tattico

Infine il Galles, che nel 2016 fu la più incredibile e inattesa rivelazione arrivando fino alle semifinali da debuttante, ma che oggi è una squadra dal valore diverso. Anche perché ha dovuto attraversare un po’ di turbolenze a causa delle vicende personali dell’ex CT Ryan Giggs e ora è diretta da Robert Paige, che era il suo assistente e che formalmente ha un incarico temporaneo. I Dragoni non sono la classica e tipica squadra britannica tutta fisico e palle lunghe, però logicamente cercano il contropiede come arma primaria. Hanno una rosa imbottita di giocatori che militano nei campionati di secondo e terzo piano del football britannico, che potrebbero incontrare un livello problematico in una manifestazione del genere. Però attenzione: il Galles è una squadra che ha forza ed elasticità, in più chiaramente se Gareth Bale decide che è il momento di far parlare di sé, di solito ci riesce. Non è ancora chiaro come abbia intenzione di giocare la formazione di Paige, se continuando sulla strada del 4-2-3-1 di Giggs o se (come è più probabile) puntare su di un 3-4-2-1 più imbottito e dal baricentro un po’ più basso. In ogni caso, possiamo aspettarci almeno sei o sette giocatori primariamente di contenimento fra difensori e mediani, anche se un’occhiata potrebbe meritarla il laterale sinistro Connor Roberts che quest’anno ha sverniciato continuamente la sua fascia nel campionato di seconda serie inglese. I pezzi fissi dell’attacco sono ovviamente Gareth Bale e il velocissimo James del Manchester United, giocatore che se ha spazi da sfruttare diventa molto difficile da riprendere. Il grande punto di domanda riguarda invece il ruolo di attaccante centrale: sulla carta dovrebbe essere un “falso nueve” però lo juventino Ramsey non dà molti segnali incoraggianti, quindi occhio alla possibile imposizione di Kieffer Moore, un numero nove verissimo che ha le caratteristiche più tradizionali del centravanti britannico e che in questa stagione ha segnato venti gol in Championship. E’ uno che viene dai campi fangosi del semiprofessionismo, ha debuttato in Nazionale a ventisette anni e ora che ne ha ventinove potrebbe diventare una delle storie da romanzo che spesso emergono in contesti come un Campionato Europeo. Questo Europeo lo abbiamo aspettato davvero tanto, fra ansie e speranze, fra incognite e sfide. Abbiamo visto i suoi raggi offuscati dalle nuvole ma capaci di farsi strada pian piano. E da domani il sole sarà davvero splendente sulle nostre teste. Divertiamoci, ne abbiamo una gran voglia.