Erano pronti a sputar sentenze: “Eh… Barella… 40 milioni… L’hanno pagato uno sproposito… Non ha esperienza… Bah, mah, boh…”.

Ben ritrovati. Sono arrivati quelli nuovi. E in qualche modo li abbiamo visti: Young (partito assai bene), Moses (primi minuti in nerazzurro giusto per sgranchirsi le gambe) e pure Eriksen (benedetto danesone, “oscurato” da mamma Rai). Sono lì, arricchiscono l’organico, danno sostanza ed esperienza alla truppa, vedremo se saranno la giusta benzina per rompere le balle a Juve e Lazio in chiave scudetto.

Qui però parliamo d’altro. Di Barella.

Sì, è vero, di Barella abbiamo già letto qualunque cosa, ma a noialtri è stata data precisa indicazione (“tema libero”) e quindi ne approfittiamo e torniamo a dire la rava e la fava sul tamburino sardo.

E quindi sì, Barella, nostro prediletto (e se per caso non siete d’accordo, beh, peggio per voi). È rientrato da poco dopo lungo infortunio, faceva fatica, stava dando credito ai tipici tromboni, quelli che al massimo ti perdonano una partita giocata male, ma due no.

“Ssssh!”

Erano pronti a sputar sentenze: “Eh… Barella… 40 milioni… L’hanno pagato uno sproposito… Non ha esperienza… Bah, mah, boh…”.

Ha risposto così, a modo suo, a un minuto non meglio precisato di Inter-Fiorentina, quarto di Coppa Italia (il crono si rintraccia facilmente se proprio vi interessa):

tiro al volo, gol sopraffino, nerazzurri in semifinale, osanna eh, osanna eh!

Prima e dopo tanta sostanza e un po’ di consapevolezza in più: Barella non è solo una bella mezzala di quantità nel 3-5-2 contiano, ma anche un mediano senza paura nel 3-4-1-2 o, all’occorrenza, un gran supplente di Brozovic nel solito 3-5-2.

Badate bene, quest’ultima opzione è tutt’altro che banale. L’Inter ha comprato un pezzo pregiato (sì, il solito danese) ma ha bisogno come il pane di qualcuno che possa prendere il posto del croato in caso di squalifiche, cali di forma, gite premio, varie ed eventuali.

Ecco, Barella ha dimostrato di poter fare “quel lavoro lì” che è tutto tranne che semplice: devi toccare pallone in quantità, devi dettare i ritmi, devi stare attento a non fare troppi falli sciocchi (vero limite dell’ex giocatore del Cagliari). Contro la Fiorentina ci è riuscito alla grande, tanto da aver completato con successo oltre il 90% dei passaggi (mica poco). E non gli manca il tiro. E non gli manca il coraggio. E non gli manca la sfrontatezza, indispensabile quando hai a che fare con San Siro.

Vidal è già un ricordo?

Ebbene, all’inizio del mercato di gennaio molti confidavano nell’acquisto di Vidal – giocatore dalle capacità superiori, per carità -, il cileno che si sarebbe preso la maglia da titolare (giustamente) e che, almeno all’inizio, avrebbe messo all’angolo il giovine Nicolò. E invece no: non solo “quel ragazzo lì” si tiene il posto, ma dopo l’acquisto di Eriksen e il possibile passaggio al 3-4-1-2 diventa sempre più prezioso. E noi gli vogliamo sempre più bene, perché a suo tempo c’era chi gridava ai quattro venti (“non lo prendete! Costa troppo! Spendeteli meglio quei soldi!”) e proprio a questi qui speriamo un giorno di poter dire “va’ a ciapà i ratt” (“vai a raccogliere i topi” in milanese), magari la prossima estate, perché Barella all’Europeo ci sarà, eccome se ci sarà…

(La domanda finale è: “Avremmo scritto questo pezzo se Barella non avesse fatto cotanto gol contro la Viola?”. La risposta è: “No, lo facciamo solo per sfruttare l’ondata emozionale”. Che brutte persone, siamo).