Le voci, il pissi-pissi, i “ma li compriamo o no ‘sti benedetti rinforzi?” si sommano minuto dopo minuto e non è facile districarsi nel mare di ….

Ben ritrovati.

La buona notizia è che alla fine del mercato mancano meno di 200 ore. La cattiva notizia è che alla fine del mercato mancano ancora quasi 200 ore.

C’è grande nervosismo, più tra i tifosi che a livello dirigenziale. E stiamo parlando di Inter, ovvio.

Le voci, il pissi-pissi, i “ma li compriamo o no ‘sti benedetti rinforzi?” si sommano minuto dopo minuto e non è facile districarsi nel mare di put***ate (detto in francese) che invadono radio, tv, giornali, web, Bar Sport, parrucchieri, negozi di animali, ortofrutta.

Sono tutti parecchio nervosi e dopo tanti anni non hanno ancora capito che 1) le “notizie” o presunte tali vanno scremate almeno dell’80% e 2) anche quelle che hanno un fondo di verità devono sottostare alla “legge della giungla mercatara”, che poi è la seguente: “Chi compra non vuole spendere più del dovuto, chi vende vuole incassare il più possibile”.

Questa curiosa visione delle cose fa sì che gli affari più spinosi (quelli che contemplano i pezzi più pregiati, per intenderci) riescano a trovare un incastro verso la chiusura dell’ambaradan. Ecco perché Eriksen non è ancora un giocatore dell’Inter, semplicemente perché tutti (venditore e compratore) sanno quanto vale.

Dice l’osservatore affamato: “Ma se ‘sto ragazzo è così forte perché l’Inter non asseconda le richieste del Tottenham e allunga ‘sti 20 milioni? In fondo rimane un affare!”.
Vero.
Dall’altra parte però non pensano “Ok, io offro 15, ma va bene pure 20”, semmai il contrario:
“Perché devo dare 20 milioni se poi a giugno posso portare a casa il danesone a zero?”.
Sono le complicate ragioni del bilancio che fregano moltissimo – giustamente – agli amministratori delegati e pochissimo – altrettanto giustamente – ai tifosi.

Si farà?

Totale: la sensazione (ma qui andiamo realmente a “sensazioni”) è che l’affare alla fine si farà per convenienza reciproca, magari per 17-18 milioni, ovvero la classica via di mezzo. Dovesse capitare, si tratterà di un vero colpaccio, viceversa i nerazzurri avranno perso un’occasione d’oro che presumibilmente si concretizzerà a giugno a zero euro ma… vallo a spiegare ai tifosi.
(Ribadiamo: restiamo dell’idea che alla fine l’affare sì farà e Conte avrà il suo bel rinforzo a centrocampo. Per Allan, invece, è escluso lo scambio con Vecino).

E Sensi?

Ma non è finita perché c’è da trattare la seconda, clamorosa questione che intitoleremo: “Ma Conte… dove lo piazza Eriksen?”. Sì, c’è chi si pone questo problema. Altri dicono: “Se arriva il giocatore del Tottenham che fine farà Sensi?”. Forniamo seduta stante entrambe le risposte:
1) Conte sa dove piazzare Eriksen: ovunque, anche al bar di Appiano a fare i caffè. Voi portateglielo a Milano, al resto penserà lui.
2) Una squadra che vuole crescere non ha paura di togliere spazio a un giocatore, semmai gode perché ha più alternative. Allo stesso tempo il giocatore in questione non ha paura di perdere il posto, semmai spera che la competizione lo faccia diventare ancora più forte.

Badate bene, il tecnico che deve fare i conti con 11 giocatori contati difficilmente avrà problemi di gestione, ma allo stesso tempo non vincerà mai una mazza. E con questa perla di saggezza salutiamo cordialmente.