Trovare l’introduzione azzeccata per un profilo come quello di Marcello Lippi non è impresa facile anzi. La prassi vuole che si sintetizzi in poche righe il personaggio sportivo, magari evidenziandone pregi, difetti, vittorie e sconfitte. 

Quando si parla di Marcello Lippi però si tratta di riassumere 37 anni di carriera vissuti sulle panchine di mezzo mondo. Già, mondo, perché ad uno come lui, mai contento, mai soddisfatto, non bastavano i successi nazionali e nemmeno quelli internazionali, intesi come Europa. Ha dovuto sconfinare, oltre l’Italia, oltre l’Europa per approdare in Cina, dove chiuderà la carriera nel 2019, portando con sé bagagli pieni di esperienza, tattica, carisma, personalità.

Ma facciamo un passo indietro, nessuna sintesi renderà onore a Marcello Lippi per cui ci tocca procedere in ordine, allineando cronologicamente i tasselli e le tappe di una carriera spettacolare. 

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Le prime panchine in Serie A

Carriera, che inizia ufficialmente nel 1982, nelle giovanili della Sampdoria, ma la sua prima squadra professionistica è il Pontedera, in Serie C2, con cui nel 1986 raggiunge la finale della Coppa Anglo-Italiana. Il tempo di percepire l’odore di finale, che lo accompagnerà per tutta la carriera.

La Serie A arriva qualche anno dopo, nel 1992-93 grazie alla chiamata dell’Atalanta. Coi bergamaschi, al suo esordio ufficiale su una panchina di Serie A, Lippi chiude il girone d’andata al terzo posto, che a fine anno diventerà un settimo posto storico: all’epoca fu il miglior piazzamento di sempre per la società nerazzurra. 

L’anno successivo di nero non resterà più nulla, lasciando spazio nella giovane carriera di Lippi solo l’azzurro, che tradotto significa Napoli. La guida dei partenopei non si rivela cosa facile, anzi. Il Napoli a quei tempi vive diverse situazioni economiche sgradevoli che ne limitano ovviamente la campagna acquisti. Poco male per Lippi che si rimbocca subito le maniche, centrando un sesto posto ma soprattutto dando spazio ai giovani talenti partenopei che altrimenti non avrebbero mai trovato titolarità. Un nome su tutti? Fabio Cannavaro, di cui Lippi fu scopritore nel corso del ritiro estivo, come lui stesso spiegato in qualche intervista negli anni successivi.

“L’epopea Juventus” e la parentesi interista

Con dei risultati così importanti, in società così poco abituate a grandi traguardi, non poteva che arrivare alla porta di Lippi una delle più grandi squadre d’Italia. Nell’estate del 1994 viene scelto dalla Juventus, sostituendo Giovanni Trapattoni.

Un progetto ambizioso e rivoluzionario quello bianconero che vede anche un cambio a livello societario con l’approdo in società di Moggi-Giraudo-Bettega, la Triade come verrà poi soprannominata, sotto la guida di Umberto Agnelli.

Lippi schiera il 4-3-3 con un robusto centrocampo, sorretto dai neoacquisti Sousa e Deschamps, a supporto di un attacco fatto di certezze come Baggio, Ravanelli e Vialli… e la solita intuizione pescata dalle giovanili: Alessandro Del Piero. La squadra ci metterà un po’ ad assimilare la nuova predisposizione tattica chiesta dall’allenatore, ma a fine anno Lippi metterà tutti d’accordo consegnano alla Juve il 23esimo scudetto della sua storia, dopo un lungo digiuno di ben 9 anni.

Il resto sarà una storia di soli successi per Marcello Lippi che si ritroverà ad allenare i migliori talenti del panorama mondiale, come Zidane, Davids, Vieri, Inzaghi. Un vortice di vittorie che si conclude nel 1998 con altri due scudetti, una Coppa Italia, due Supercoppe italiane, una Champions League, una Supercoppa UEFA, una Coppa Intercontinentale.

Vincere non è mai abbastanza, e Lippi ovviamente incarna a pieno l’essenza di tale concetto. Eppure, forse proprio per questo, vincere non basta più. O almeno, non con la Juventus.

Nella stagione 1999-2000 Marcello Lippi firma per l’Inter, motivato anche dalla possibilità di allenare un certo Ronaldo, il fenomeno, oltre ai vari Baggio e Vieri, ma l’impressione sin da subito è che la Milano nerazzurra lo percepisca come un avversario più che come il comandante della propria rosa. Un’alchimia mai nata che porterà zero trofei, nonostante due finali raggiunte in Coppa Italia e Supercoppa, poi perse entrambe per mano della Lazio.

Al termine di quell’anno lascerà l’Inter per tornare alla Juventus. Saranno anni intensissimi dal sapore agro-dolce: nel 2001-2002 dopo un inseguimento folle in Serie A riuscirà a vincere l’ennesimo scudetto con la Vecchia Signora, nel celebre 5 maggio tanto doloroso per il mondo interista. Si ripeterà l’anno successivo ma di contro, arriverà una finale persa contro il Milan, dolorosissima perché valevole per la Champions League. 

Lascerà la Juventus nel 2004, dopo aver riempito la bacheca bianconera con ben 13 trofei.

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La Nazionale Italiana e il sogno Mondiale

Si può sognare ancor di più? Sì, o almeno questo è il pensiero di Marcello Lippi nel momento in cui accetta l’incarico di guidare la Nazionale Italiana il 24 giugno 2004. Il resto è storia per tutto il popolo italiano: ai Mondiali del 2006 l’Italia arriva sicuramente motivata e caricata, grazie ad una formazione che vede in Pirlo, Totti, Cannavaro, Buffon e Del Piero solamente alcuni dei migliori interpreti del calcio italiano. Eppure sulla carta l’Italia non è data per favorita anzi: a primeggiare sembrano esserci Germania, padrona di casa, il Brasile del fenomeno Ronaldo e la Francia di Zinedine Zidane, conoscenza tanto cara a Marcello Lippi.

Sarà proprio contro quest’ultimo che l’Italia di Lippi si giocherà il successo Mondiale, dopo una semifinale da urlo contro la Germania. Il finale è noto ormai ai più: il calcio di rigore decisivo di Grosso regala a Marcello Lippi il trofeo più prestigioso per un allenatore di calcio.

Le ultime esperienze in Cina

Dopo un ritorno meno felice alla guida della Nazionale Italiana, Lippi si avvia verso il termine della sua carriera di allenatore sposando il progetto ambizioso del Guangzhou Evergrande, con cui il 9 novembre 2013 conquisterà la Champions League Asiatica diventando così il primo allenatore al mondo ad aver vinto le massime competizioni internazionali organizzate da almeno due Confederazioni.

Seguirà la chiamata della Nazionale cinese, dove farà nuovamente da apripista e da chiocca per il suo ex giocatore e pupillo Fabio Cannavaro.

Nell’ottobre 2020, all’età di 72 anni, annuncia di aver chiuso la sua carriera da allenatore. Con poche parole e tantissimi trofei. Semplicemente, Marcello Lippi.