Abbiamo appena archiviato un altro weekend rovente di campionato e ci catapultiamo già sui temi della Champions League. Potere di questi calendari asfissianti che mettono frenesia e spremono tutti, anche perché in questo momento è sicuramente ancora prematuro sbandierare dei giudizi e delle previsioni ma è altrettanto indubbio il fatto che i risultati comincino a pesare. Specialmente nei gironi di Champions, che raggiungono il loro giro di boa con partite che per le italiane contano parecchio: la Juventus ha la grande occasione di instradare la qualificazione, l’Inter l’imperativo di non sbagliare, l’Atalanta una notte in cui può sognare e il Milan una trasferta per provare a regalarsi la prospettiva di un miracolo. Quattro partite forti e importanti, difficili e determinanti.

Gli obblighi delle milanesi

La pressione è soprattutto sulle due milanesi, e in particolare su di un’Inter che non può per nessun motivo sbagliare il doppio confronto con lo Sheriff. La squadra di Inzaghi si ritrova davanti la più inaspettata rivelazione di questa edizione. Una squadra da romanzo che parla allo stesso tempo di globalizzazione e imprese eroiche, un gruppo di sconosciuti che – in epoca di paventate Superleghe – è partita dalla Transnistria per andare a vincere al Bernabeu con i gol di un uzbeko e di un lussemburghese. “This is football, bloody hell!”, come ebbe a dire Sir Alex Ferguson. Però la verità è che l’Inter in questo doppio confronto avrà soprattutto di fronte se stessa, le insormontabili incompiutezze che l’hanno spinta negli ultimi tre anni a non riuscire mai ad emergere dalla fase a gironi e anche la difficoltà paventata in questo avvio di stagione nel riuscire a mantenere il controllo e il dominio per tutti i novanta minuti di gara. L’Inter di Inzaghi ha potenziale, grande capacità contundente e la mentalità di chi ha imparato a vincere, però non ha ancora centrato il bersaglio pieno in nessuno dei grandi appuntamenti fin qui sostenuti. È il momento di venire al dunque: non c’è alternativa al doppio successo, stavolta non ci sarebbero alibi possibili.

Diverso il discorso per il Milan, che paradossalmente si ritrova in una situazione di classifica ben più complicata rispetto a quella dei cugini ma con una condizione di pressione mentale più leggera. Il ritorno del Diavolo in Champions è stato fin da subito visto come una sorta di mission impossible, perché per una squadra cresciuta enormemente negli ultimi due anni ma ancora fisiologicamente giovane di esperienza ai massimi livelli, due colossi del calibro di Liverpool e Atletico Madrid risultano ostacoli ai limiti dell’insormontabile. Però proprio le due partite contro Reds e Colchoneros, risoltesi in termini stretti di risultato con due sconfitte che rendono le prospettive di passaggio di turno ai limiti dell’utopico, hanno invece dimostrato che sul piano della prestazione la squadra di Pioli possa non temere a priori nessuno. Questo, unito alla gestione dell’arbitro Çakir del match contro l’Atletico, mette sul sempre esigente palato rossonero addirittura il retrogusto amaro del rimpianto e della recriminazione. Ma questo girone di Champions deve essere visto come l’ultimo passaggio di apprendistato di una squadra che è ormai prossima alla dimensione di chi punta a vincere. E proprio per questo, confrontarsi col Porto vuol dire poter certificare il raggiungimento di uno status che al Milan mancava da tanto tempo. I portoghesi sono una squadra di ottimo livello, fresca peraltro dell’esperienza della passata stagione che l’ha vista arrivare fino ai quarti di finale dopo aver eliminato la Juventus agli ottavi e aver ottenuto un pareggio contro il Manchester City nel girone. Conçeiçao, che credo abbia nel proprio destino lo sbarco nel calcio italiano anche da allenatore, ha imbastito un gruppo che sa trovare guizzi talentuosi (personalmente ho una predilezione per il colombiano Luis Diaz, esterno di piede destro le cui convergenze da sinistra sono letali) all’interno di un contesto pratico e capace di arrivare al risultato. Però a livello assoluto il Porto non è una squadra più forte del Milan, come lo sono invece – inevitabilmente – Liverpool e Atletico. Questo vuol dire che riuscire a prevalere sui portoghesi darebbe alla banda di Pioli due importantissimi fatti, ovvero la possibilità di potersi eventualmente consolare scatenando una caccia grossa all’Europa League e soprattutto la definitiva conferma di aver raggiunto quella piena maturità che porta ad un definitivo salto di qualità.

La grande chance della Juve

A proposito di salto di qualità, il filotto di cinque vittorie con cui la Juventus si presenta a San Pietroburgo rappresenta una certificazione di messa in moto definitiva, quello di cui Allegri aveva un impellente bisogno dopo un avvio decisamente problematico. Specialmente il successo sul Chelsea permette alla Juve di poter ragionare su di un girone che ora le impone esclusivamente di non incappare in scivoloni pesanti contro lo Zenit per poter arrivare serenamente (e magari anticipatamente) alla qualificazione. La Juventus di oggi è una squadra cresciuta in modo lampante sul piano dell’intensità, dell’applicazione e della solidità, ovvero i capisaldi del metodo di lavoro del suo allenatore. È una Juve che è tornata a riuscire a vincere, e questo è fondamentale. Ma che per ritornare anche ad essere una protagonista primaria su tutti i fronti dovrà probabilmente trovare il modo di aumentare la propria resa sul piano dell’iniziativa e del gioco. In questo senso, il confronto con i russi è probante, perché lo Zenit che abbiamo visto complicare la vita al Chelsea e travolgere senza mezzi termini il Malmoe è una squadra probabilmente di maggior livello rispetto alle aspettative. Intendiamoci, non si tratta di una corazzata e la Juventus attuale ha tutte le carte in regola per poter superare l’ostacolo, soprattutto se continuerà a militarizzare la propria area di rigore e a scatenare i suoi contropiede vorticosi visto che la precisione difensiva non è sicuramente la caratteristica primaria dei russi. Però attaccanti come il truculento Dzyuba e il rampante Azmoun sono elementi che esigono impegno, quindi in questa fase ai bianconeri servirà ancora essere accorti, blindati e spietati per completare l’opera di riparazione. A patto che, una volta superate le trasferte di San Pietroburgo e Milano in cui il risultato è l’unica cosa che conta, i due successivi impegni ravvicinati con Sassuolo e Verona vengano sfruttati per cominciare anche a rendere più armoniose, estetiche e illustri le architetture della seconda cattedrale torinese di Massimiliano Allegri.

I sogni dell’Atalanta

Perché, che piaccia o no, per arrivare lontano in Europa al giorno d’oggi è sì fondamentale essere solidi ma lo è tanto quanto giocare bene a calcio. Ne è una dimostrazione lampante l’Atalanta, ovvero la squadra italiana che nelle ultime due edizioni di Champions League ha fatto meglio. Anche in questa la Dea è partita ottimamente, imponendo un pirotecnico 2-2 sul campo del Villarreal e facendo il proprio dovere con la vittoria ottenuta in casa ai danni dello Young Boys. Ora arriva la parte alle stesso tempo difficile e bellissima di questo intricato girone: affrontare il poderoso Manchester United, incrociare Cristiano Ronaldo e Pogba, misurarsi con un gigante internazionale che ha massime potenzialità ma che vive un’attualità decisamente scomoda. Perché i Red Devils non solo hanno vinto solo una delle ultime cinque partite giocate (peraltro in pieno recupero e con una prodezza individuale di CR7 dopo aver a lungo sofferto), non solo hanno perso quattro delle ultime sette, non solo sono guidati da un allenatore appeso a un filo come Solskjaer che dà sempre di più l’impressione di essere il motivo per il quale una rosa fantascientifica non riesce ad esprimersi come tale, ma hanno anche una situazione di classifica traballante. Il Man United ha tre punti, uno in meno di un’Atalanta che rappresenta per gli inglesi il peggior rivale possibile per questa accoppiata di partite che pesa decisamente di più per loro che non per i rivali: se gli inglesi dovessero steccare sarebbero nei guai, al contrario la truppa di Gasperini – sempre un po’ rabberciata per le tante assenze ma corroborata da ritorni importanti come quello di un Muriel che cresce di condizione e di un Ilicic magicamente ritrovato a Empoli – sa bene che il suo testa a testa è con i gialli di Spagna, di conseguenza ha poco da perdere e molto da guadagnare nell’affrontare la big del girone in questo momento. Anche se poi la Champions League ci insegna che fare conti è un esercizio lezioso: meglio ragionare partita per partita cercando di trarre sempre il massimo, e in questo l’Atalanta è un esempio ormai assodato.