Visto che una volta tanto in Serie A la fine dell’anno solare è coincisa perfettamente con il giro di boa, mi sembra obbligatorio salutare il 2021 e il girone di andata con una bella Top XI riepilogativa.
Spendo la solita premessa, doverosa quanto spesso inutile: è un gioco, divertiamoci, non si può pretendere di arrivare al giudizio veritiero e assoluto attraverso una formazione ideale…detto questo, ho voluto disegnare la mia squadra sulla traccia del 3-5-2, ovvero il sistema di gioco utilizzato da chi è in vetta alla classifica.

Come al solito ho cercato di presentare una formazione tatticamente credibile. Ho tentato di armonizzare il più possibile le scelte (ad esempio non ho messo in blocco la difesa o il centrocampo dell’Inter perché sarebbe stato contrario allo spirito del gioco). Ho fatto molta fatica al pensiero di certe esclusioni, perciò mi sono voluto tenere un jolly: quello di indicare una “riserva” per ogni posizione…questa la mia Top XI della prima metà di Serie A: divertitevi, discutetene e soprattutto tanti carissimi auguri di Buon 2022!!

Porta

Portiere: David Ospina, ovvero il portiere meno battuto del torneo e con più clean sheets (nove a pari merito con Handanovic, che però ha giocato due partite in più). Partiva in seconda fila ancora una volta e si è preso il posto con grande gerarchia. Come alternativa, oltre al solito Handa che verrà anche costantemente criticato ma poi porta ben più punti di quelli che toglie, da citare anche Mike Maignan, autore di un eccellente sbarco sul pianeta della Serie A

Difesa

Centrale destro: Milan Skriniar, preso come simbolo di una difesa che a dispetto del nuovo modus operandi di Simone Inzaghi non ha minimamente subito contraccolpi, anzi ha chiuso il girone di andata con otto gol subiti in meno rispetto a un anno fa. In più il gigante slovacco ha fornito anche due reti (tre con quella allo Sheriff in Champions), il che lo rende papabile per essere la fotografia dello strapotere aereo di una squadra che dai cieli ha trovato ben dodici realizzazioni. Come difensore destro alternativo metto Giovanni Di Lorenzo, non solo perché è l’unico giocatore di movimento ad aver disputato ogni singolo minuto di questo campionato, ma anche per la qualità tecnica del suo rendimento e per la sempre apprezzabile polivalenza

Difensore centrale: Gleison Bremer, perché non si può escludere dalla formazione ideale il leader della maggior parte delle statistiche difensive del campionato. L’arrivo di Juric al Torino ha permesso al ventiquattrenne difensore brasiliano di imporsi definitivamente: aggressività perfettamente controllata, capacità di guidare il pacchetto arretrato, senso dell’anticipo estremo e propensione agli sganciamenti offensivi. Praticamente il compendio del centrale moderno, specialmente se si vuole giocare con una difesa a tre. Probabilmente non è il migliore in assoluto nella delicata posizione di cardine centrale perché sull’argomento Stefan De Vrij rimane un cattedratico in grado di impartire lezioni di vita a chiunque, però Bremer merita il riconoscimento per quanto fatto finora in stagione.

Centrale sinistro: Kalidou Koulibaly, perché la miglior difesa del campionato prescinde totalmente da lui: con KK in campo il Napoli ha incassato sette gol in 1236 minuti, senza di lui altrettanti in 474. Fra le tante assenze che hanno falcidiato l’ultimo mese e mezzo di Spalletti, quella del senegalese è stata la più penalizzante. E poi è quasi scontato definire Koulibaly il difensore di più alto livello individuale in Serie A, ragion per cui non si può escluderlo dalla miglior formazione. Con buona pace dei milanisti Kjaer e Tomori, entrambi più che meritevoli di menzione.

Centrocampo

Laterale destro: Antonio Candreva, ovvero uno che a trentaquattro anni suonati e dopo oltre quattrocento partite in Serie A è riuscito ad essere la più sbalorditiva sorpresa del campionato, nonché la costante ancora di salvataggio per una Sampdoria che, se non ha fatto naufragio, lo deve principalmente ai suoi piedi, da cui sono usciti sei gol e cinque assist in diciannove presenze. Ma non solo questo. Candreva è stato il vero e proprio motore della squadra, risultando anche il giocatore del torneo con più cross riusciti e più passaggi chiave realizzati. Un vero imperatore della fascia destra, anche più di Juan Cuadrado che negli ultimi anni è stato il riferimento costante nel ruolo e il cui ritorno sui massimi livelli è non a caso coinciso con l’accelerazione della Juventus, ma che sul piano della continuità può solo finire secondo alle spalle del numero 87 blucerchiato

Metodista: Sandro Tonali, una scelta che faccio principalmente per due motivi. Il primo è che non mi pareva giusto fare una Top XI senza nemmeno un giocatore del Milan. Va bene che si tratta di un giochino, va bene anche che il Milan ha trovato la sua emersione e il suo grande passo sempre spiccando con il gruppo prima che con le individualità, però un riconoscimento va dato. E Tonali è stato probabilmente il miglior singolo rossonero del girone di andata. Secondo motivo: è chiaro ormai da tempo che il miglior vertice basso del nostro campionato è Marcelo Brozovic (chi non se ne fosse ancora accorto è pregato di guardare le partite) e da qui la decisione di premiare il centrocampista che negli ultimi mesi ha fatto la crescita più esponenziale. Quindi Tonali.

Mezzala destra: Piotr Zielinski, anche in questo caso penalizzando un nerazzurro come Nicolò Barella perché altrimenti avrei dovuto mettere in blocco il centrocampo dell’Inter, il che sarebbe stato probabilmente incontestabile ma un po’ “noioso” ai fini del gioco. Zielinski merita la presenza fra i migliori del girone di andata: ha segnato cinque gol e fornito cinque assist. Dopo un inizio con qualche problematica fisica è emerso di prepotenza tecnica e ha confermato che nelle posizione di “sottopunta” raggiunge una caratura di livello internazionale

Mezzala sinistra: Hakan Calhanoglu, perché in questo caso proprio non si può derogare. Il turco è stato probabilmente la scommessa più ardita dell’estate nerazzurra, ma anche quella che ha fatto più di tutte la differenza. Le dinamiche sono diverse, però come l’anno scorso l’Inter ha ingranato nel momento in cui la sua “mezzala creativa” ha trovato la svolta tecnica: Conte da marzo in poi ha potuto puntare su Eriksen, Inzaghi ha insistito con Calhanoglu. Il risultato sono stati cinque gol e cinque assist nelle ultime otto partite di campionato, per un totale di tredici partecipazioni dirette al gol e ben cinque passaggi vincenti effettuati direttamente da corner. Alternativa da citare sono sicuramente Mario Pasalic (7 gol e 5 assist senza essere un titolare fisso nella mutevole ma ancora un po’ incompiuto Atalanta di Gasp) o Sergej Milinkovic-Savic, uno dei pochissimi laziali a non aver abbassato il proprio peso specifico dopo il cambio pelle estivo.

Laterale sinistro: Ivan Perisic, che in questo ruolo inizialmente molto mal digerito ha trovato forse il suo miglior semestre italiano. Antonio Conte aveva capito subito che l’evoluzione del croato sarebbe stata questa, ha dovuto lottare per farglielo accettare però ha vinto, preparando per Simone Inzaghi un Perisic che risulta quasi più una punta laterale che non un terzino di spinta, e che oltretutto ha già portato in dote quattro timbri. Come alternativa – presupponendo logicamente un cambio di sistema di gioco – eleggo Rafael Leao, un altro che dovrebbe ringraziare molto il proprio allenatore per l’insistenza…

Attacco

Seconda Punta: Giovanni Simeone, che con dodici gol piazzati è già a meno due dal suo record personale in Italia e che nell’Hellas di Tudor, sostenuto da Barak e Caprari, ha probabilmente trovato le condizioni ideali per fiorire definitivamente. Il poker alla Lazio, le doppiette catartiche a Juventus e Venezia, la zampata del Maradona: alcune delle fotografie del killer-instinct finalmente continuo di un ragazzo che è già passato attraverso numerosi saliscendi ma che a ventisei anni è già sicuro di essere andato in doppia cifra in quattro stagioni su sei nel nostro campionato. E questa minaccia di essere la più prolifica in assoluto…Come attaccante di accompagnamento voglio citare anche Domenico Berardi, che una volta partito De Zerbi ha vacillato e forse addirittura tentato di chiudere la propria esperienza al Sassuolo, ma che rimane il condottiero forte, ispirato e prolifico (8gol e 6assist in 17 partite disputate) di una squadra che offre sempre la garanzia di un calcio di qualità.

Prima Punta: Dusan Vlahovic, e qui non c’è molto da spiegare: capocannoniere del campionato con sedici centri, trentatré gol fatti nel 2021 (ben nove in più di Ciro Immobile che risulta il secondo più prolifico della Serie A), anche il record di minutaggio per un giocatore di movimento nell’anno solare. Cifre da dominatore assoluto, che fanno ancora più specie se applicata a un classe 2000. Ma oltre alle cifre c’è il senso di crescita che il centravanti della Fiorentina continua a comunicare: nessuno, né Immobile, né Zapata, né qualsiasi altro numero nove del nostro campionato è stato alla sua altezza, e probabilmente nessuno può vantare i suoi stessi orizzonti futuri

Allenatore

Allenatore: Simone Inzaghi, perché personalmente da diverso tempo sorridevo di fronte alla continua pretesa di dimostrazioni da parte di un allenatore che con il suo ciclo laziale aveva chiarito abbondantemente di essere un profilo di massimo spessore in ambito nazionale. Quindi ciò che il nuovo allenatore dell’Inter ha fatto nella sua prima metà di campionato in nerazzurro spero possa avere il valore di una conferma definitiva. Bravissimo chi lo ha scelto, ma altrettanto bravo lui nel saper costruire alla perfezione sulla base ereditata, riuscendo ad evolvere l’Inter tanto visibilmente quanto rapidamente. Ora di conferme Inzaghi non ne deve dare più, però arriva il momento in cui vincere non è più un sogno, ma un compito.