Vietato frignare.

Perché sì, c’è chi frigna come lattante e davvero non è il caso. L’Inter perde l’andata di Coppa Italia dopo 90 minuti giocati male: tanto possesso palla, pochissimo ritmo, Napoli ben chiuso dietro, gran bel gol di Fabian Ruiz e tanti saluti all’ideale qualificazione alla finale archiviata già dopo i primi 90 minuti.

L’Olimpico oggi e domani…

Neanche per idea: per sperare di finire all’Olimpico fra tre mesi i nerazzurri dovranno ribaltare il risultato in puro stile Alessandro Borghese e dovranno riuscirci dopo aver attraversato un mese di rotture di scatole non indifferenti.
Parlavamo di Olimpico, sì, e in effetti l’Inter domenica sbarca nella capitale, ma per affrontare la super Lazio. Poi ci sarà l’andata dei sedicesimi di Europa League, quindi la Samp, il ritorno di Coppa e infine la Juventus a Torino: poco? Il tutto in una fase della stagione assai difficile, perché Conte e i suoi non sono propriamente nel miglior momento di forma fisica e mentale.

Ce ne siamo accorti proprio contro Gattuso e compagnia: questo la passa a quell’altro, quell’altro la passa a quell’altro ancora, tutto a tre all’ora e senza grossa convinzione. Totale: una squadra minimamente organizzata e con le idee chiare (“togliete ossigeno a Brozovic!”) riesce a mettere in difficoltà la capolista di serie A (insieme alla Juventus, ci mancherebbe).
E allora ecco che da più parti risuona l’allarme rosso (sicuramente capita sui drammatici social network):

“Eriksen non è adatto al gioco di Conte… Padelli in porta è meno capace di Stevie Wonder… Handanovic è morbiondo e non ce lo vogliono dire… S’è fatto male pure Esposito e ora in attacco giocherà Berni… Conte è troppo nervoso e questo non va bene… L’allenatore alla fine dell’anno si leverà dalle balle come Bugo con Morgan, vedrete se non lo farà…”

varie ed eventuali. Il solito insomma.

Le esigenze?

La tendenza alla drammatizzazione è tipica di tutte le tifoserie (per info vedere quel che dicono i sostenitori della Juve di Sarri e compagnia), il dato di fatto è che quella nerazzurra non è una squadra perfetta e non poteva essere altrimenti: l’anormalità non è perdere una partita, semmai essere in vetta alla classifica di serie A a giocarsela con i pluricampioni d’Italia. Prima lo si capisce meglio è.
Certo, il ko con il Napoli fa male perché nell’ambito di una stagione “a rischio” (una voltata a tre in campionato può finire bene ma pure malissimo; l’Europa League è un terno al Lotto), ambire al successo nella Coppetta doveva (e deve) essere una priorità. Lo pensa anche Conte che, infatti, contro Insigne e soci ha schierato un undici di tutto rispetto.

Serve molta razionalità

Il problema è che in questo momento – e da qualche settimana in generale – la squadra fatica a mantenere il ritmo preteso per 90 minuti dal suo allenatore, ovvero i 3242343 km/h indispensabili per far male a questo e quell’avversario.
Questo significa che è tutto perduto? Per qualcuno sì, ma sono gli stessi che salgono e scendono dai carri a seconda dell’ultimo risultato. La verità è che non esistono le stagioni perfette e, semplicemente, bisogna “abbracciare” i momenti di affanno con la giusta dose di attributi. Del resto oh, se c’è uno che è in grado di condurre il vascello nella tempesta questo è Antonio Conte. E almeno su questo, forse, siamo tutti d’accordo. Forse.