Comincia il girone di ritorno. Sale la pressione, la tensione è al vertice. Soprattutto le prossime 8 partite chiariranno, anche se non ancora in maniera definitiva, le posizioni per la lotta finale e i posti Champions League. Non possiamo dimenticare che l’allungo vincente dell’Inter, un anno fa, cominciò a metà febbraio, quando salutò tutti per vincere lo Scudetto. Che cosa vorremmo rivedere e che cosa vorremmo cancellare delle prime diciannove partite rossonere?

Partiamo dagli aspetti positivi. Il Milan parte forte vincendo dieci dei primi dodici incontri, ma con una differenza. La difesa infatti subisce tre reti nei primi sei, mentre poi Romagnoli e compagni devono incassare otto gol dalla settima alla dodicesima. Per poi subirne altri sette contro Fiorentina e Sassuolo. La storia e la statistica sono chiare e infallibili. Vince il titolo la squadra che subisce meno reti. É un dato inequivocabile. Quale siano i fattori che abbiano inciso su un rendimento così stridente nel girone di andata non è così facile da individuare. I centrali difensivi sono sempre stati Tomori, Kjaer e Romagnoli, sia nelle prime sei che quando il rendimento del reparto è calato. Forse il doppio impegno in Campionato e in Coppa ha inciso sulla freschezza psicofisica del reparto, ma, ragione forse più plausibile, sono le prestazioni altalenanti dei centrocampisti, soprattutto di Kessiè e Bennacer, poco aiutati da un Bakayoko, condizionato dagli infortuni, in un reparto dove il migliore è sempre stato il debordante Tonali per qualità e continuità. Nonostante i mille problemi legati agli infortuni, che hanno colpito i cinque attaccanti, il reparto offensivo è sempre riuscito a mantenere alta la media dei gol. Solo contro il Napoli non è andato a segno, anzi anche contro gli uomini di Spalletti era riuscito nell’impresa, ma è stato fischiato il primo fuorigioco sdraiato della storia, vanificando il gol del pareggio di Kessiè. In sole altre sei partite, i rossoneri hanno realizzato solo un gol. Dunque alla difesa diamo un 7, al centrocampo 6,5 e all’attacco un rotondo 7,5. La media dei voti è certamente indicativa di una squadra che sta meritando ogni apprezzamento per un campionato di vertice.

Inizia la corsa finale

Sul piano dei singoli, vorremmo rivedere certamente il magnifico Tomori, la sicurezza di Calabria e Florenzi, la personalità di Tonali e Maignan, l’esuberanza di Saelemaekers, la affidabilità di Krunic. Sempre decisivo Ibrahimovic, che ha sorpreso solo i pochi scettici sul suo rendimento anche in questa stagione che lo ha visto toccare i quaranta anni. Giroud ha giocato poco, condizionato dai suoi continui stop and go, che non gli hanno permesso di raggiungere un alto standard nelle prestazioni. Anche se non vanno dimenticati gol pesanti come quello contro il Torino e il Verona. Altri componenti della rosa invece devono migliorare, e di molto, la qualità delle loro partite. Partendo da Theo Hernandez, a volte devastante, a volte insicuro soprattutto in fase difensiva, dove possiede ancora ampi margini. Kessiè, come Bennacer, poche volte ha toccato i vertici ben conosciuti. Messias è stato condizionato da un inizio difficile a causa degli infortuni, ma i tifosi lo vogliono più decisivo. Un Diaz in chiaroscuro nelle prestazioni.
Mentre dobbiamo aprire un discorso a parte per Leao e Rebic. A loro, e soprattutto a loro, auguriamo un 2022 più…sano. La loro presenza è fondamentale per i successi di un Milan, forte, propositivo e coraggioso. Tre aggettivi che dovranno accompagnare i rossoneri dal giorno dell’Epifania al mese delle rose!