Lui è Victor Osimhen, giovane talento del Lille molto vicino al Napoli. Ma la strada prima di arrivare in Italia è molto lunga: è una storia di fame e di povertà, una storia triste. Se oggi il suo unico pensiero è il calcio, da piccolo non era così, perché nel sud della Nigeria l’obiettivo era sopravvivere. Per questo sua madre vendeva acqua in bustina ai semafori, ma quando Victor aveva 6 anni sua madre morì: vendere acqua nel traffico di Lagos toccava a lui. Ma il suo nome, Osimhen, vuol dire Dio è buono e presto il dio del calcio si presenta alla porta di Victor. Viene notato alle elementari, mentre gioca con suo fratello: “Tieni questi scarpini e divertiti“, gli dice la collaboratrice di una scuola calcio. E Victor si diverte: vince il mondiale U20 con la Nigeria. Arriva in Europa ma si ammala di malaria e salta il mondiale del 2018 con la sua Nigeria. Poi finalmente l’esplosione: 20 gol in 36 gare in Belgio, va al Lille e di gol ne segna 18 in 6 mesi. E ora, dopo Belgio e Francia, è pronto a conquistare anche l’Italia. Perché Victor lo sa, Dio è buono.