Cadere è parte dell’esistere. Che tu sia piuma o piombo, cadere non risponde a un “se“, ma a un “quando“. E anche se la tua vita calcistica vola, la tua vita privata può cadere.

C’è una linea sottile che separa l’autoconvincimento del “va tutto bene” dalla presa di coscienza dell’avere tutto senza sentire niente. Varcata quella linea, le gioie del campo sono solo anestetizzanti del dolore finché non finisci per essere tu stesso anestetizzato e non sentire più niente. Neanche la pioggia che ti sbatte addosso o il vento che ti sposta, neanche le voci di un popolo che urla il tuo nome. Sono quelli come te, Josip, quelli con la coscienza di sé e del mondo, Quelli che difficilmente lasciano che il pennello della felicità ti dipinga il volto, quelli che parlano poco e pensano tanto e che corrono per fuggire dagli stessi pensieri, sono gli uomini così che cadono sotto il proprio peso.

Ma sono anche gli stessi uomini che si distinguono per il proprio valore. Perché sì, i gol, ok le giocate, ma gli uomini contano più dei calciatori. E gli uomini di valore hanno sempre chi li ama, chi è pronto a tendere una mano, chi fa il tifo per te anche quando la palla è ferma, chi ti sta accanto e non ti molla, chi ti stringe in un abbraccio e ti dice in un orecchio “Siamo qui, amico, non sei solo“.

E chi per te ora punta all’Europa e magari, mentre sei a casa, davanti alla tv, riuscirà anche a farti commuovere. Nonostante lo sguardo di ghiaccio e l’espressione seriosa. Nonostante tutto. Forse, il calcio, le vite le salva davvero, e non è solo un gioco.

Forza Atalanta, vinci per Josip.