Senza esagerare, rischiando di essere prematuri ed azzardati: questo Napoli di Spalletti sembra avere le sembianze di quello a gestione Sarri. Soprattutto il primo periodo del Comandante, la fase primordiale in cui il coach cominciò a conquistarsi la stima di gente abituata al Real Madrid o al Liverpool. Reina, Callejón, Albiol, Higuain passarono dalla fase iniziale di grande sospetto nei confronti di un allenatore 57enne e con una sola stagione di serie A nel curriculum, a quella di adesione totale ad una filosofia di gioco che portò per tre anni il Napoli a contendere il tricolore alla Juventus più forte di sempre.


Con Spalletti la storia sembra ripetersi. Maniacale come non mai, soprattutto nel rigido rispetto della linea nella fase difensiva, e Ciccio Calzona, che di Sarri fu per anni spalla e suggeritore, a fare da scudiero per il tecnico di Certaldo.
A Manolas e Koulibaly sembra di essere tornati indietro nel tempo, ora che si ritrovano a lavorare con uno che li aiuta a non sbagliare in base al principio che una squadra è forte se ha dietro una difesa solida.
La vera domanda è: quando il 31 agosto chiuderà il mercato, come e quanto sarà cambiato l’organico del Napoli? La sensazione è che la squadra non sarà tanto diversa da quella che ha fatto 43 punti nel girone di ritorno, a meno che non arrivino offerte davvero irrinunciabili per due ragazzi d’oro come Di Lorenzo e Zielinsky: solo in questo caso si correrebbe il rischio di un indebolimento strutturale.
Per Koulibaly e Insigne, i due maggiori indiziati all’addio, il club sta lavorando per trattenerli spalmando ed allungando il loro contratto che prevedeva gli introiti della Champions. Se riuscisse in questo intento, De Laurentiis compirebbe l’ennesimo capolavoro: ridurre l’attuale monte ingaggi da 156 milioni annui omnicomprensivi e continuare ad avere un Napoli competitivo per i primi 4 posti.