È un Milan dai molti inizi. Quando tutto è cominciato, quando il Milan ha intrapreso questo cammino virtuoso che lo ha portato a vincere e convincere? Due sono le date da segnare con un circoletto rosso. Una che ha rappresentato un vero big bang. È il 22 dicembre 2019. Atalanta-Milan 5-0. I rossoneri non perdono a Bergamo. No, vengono annichiliti, umiliati, distrutti dal devastante gioco nerazzurro. I dirigenti allora non hanno più esitazioni. Serve una scossa, che si chiama Zlatan Ibrahimovic. La sintonia con Stefano Pioli è immediata. La squadra lentamente cresce, l’allenatore azzecca la mossa giusta con Kessiè, che diventa da giocatore… normale, spesso criticato, a potente centrocampista, oggi fra i più forti d’Europa.

L’altra data fondamentale è il 21 luglio 2020, qualche mese dopo. La marcia del Milan, dopo il ritorno del campionato, è impressionante, anche se l’ombra di Ralf Rangnick aleggia sopra la testa di Stefano Pioli. La proprietà sembra affascinata dalla filosofia del tecnico tedesco. Ivan Gazidis si consulta con Londra, parla con i dirigenti di Casa Milan, e viene presa la decisione più saggia. A Rangnick per costruire il suo castello servirebbe troppo. Tra la fine del campionato e l’inizio della nuova stagione, con i preliminari di Europa League incombenti, lo spazio però sembra invece insufficiente. Alla fine della partita contro il Sassuolo, Gazidis, insieme a Maldini e Massara, scende negli spogliatoi del Mapei Stadium e comunica ai giocatori che Stefano Pioli sarà l’allenatore anche per la stagione successiva. Il boato accoglie questa comunicazione della Società. Da quelle settimane la squadra cresce in convinzione, autostima, fiducia nei propri mezzi sul piano morale, mentre sul piano tecnico l’identità e l’organizzazione del gioco diventano palesi ed evidenti. Le mosse di mercato nell’estate 2020 e in quella appena trascorsa rafforzano la squadra, che ben assorbe le uscite di Donnarumma e Calhanoglu.

Ritorno alla normalità

Nonostante i problemi fisici che lo tormentano, Ibrahimovic rimane al centro del progetto. Il suo esempio, la sua guida, la sua forza hanno permesso ali suoi compagni di stupire e convincere, anche senza di lui. Un paradosso ma che è realtà alla luce anche degli ultimi risultati.
Parlare di Scudetto sembra prematuro, perchè il Napoli vola e l’Inter è lontana solo due punti. È un dato invece incontrovertibile però il ritorno alla… normalità di un Milan, come nell’ultimo anno, sempre al vertice del campionato. L’unico cruccio, in queste settimane positive, entusiasmanti, divertenti, spettacolari sono i sessanta minuti di Milan-Atletico Madrid. Quelli che hanno visto diventare protagonista negativo l’arbitro Cakir, il vero e unico ostacolo sulla strada di una vittoria che sembrava ineluttabile, dopo i primi trenta minuti che hanno visto una squadra sola in campo, il Milan. Il cammino in Coppa è ora diventato molto complicato, ma “I Sorprendenti di Stefano Pioli” vogliono confermare questa definizione anche nella Coppa più bella.
Dal match contro il Verona, dovrebbero ritornare Ibrahimovic e Giroud, Krunic e Bakayoko, per affrontare la terza tappa di questa inizio di stagione. Stagione che ha uno splendido motto: “Non vedo l’ora che giochino ancora!”