Perché? Che cos’è successo? Dove è finita la squadra brillante, propositiva, coraggiosa, tecnicamente eccellente, sempre spettacolare? Sono le domande che sono frullate nella testa dei tifosi presenti a Oporto e dei milioni di vecchi cuori rossoneri sparsi per il mondo. La risposta più semplice, ma anche più attendibile è legata alle assenze presenti e passate. I giocatori che sono reduci da lunga assenza non hanno recuperato la piena condizione. Stefano Pioli ne è ben conscio, ma è costretto a inserirli per la falcidie di problemi fisici, che continua a tormentare la squadra milanista. Il Milan non può rinunciare, e veniamo alle assenze presenti, alla qualità di Diaz, alla potenza devastante di Theo Hernandez e alla personalità e alla corsa di Kessiè a centrocampo.

Tutto questo soprattutto in campo internazionale. Sono sconfitte che devono far riflettere anche i dirigenti milanisti. Per colmate il gap con le formazioni più forti, sono certamente utili i prospetti e i talenti potenziali, ma la qualità di base deve essere migliorata con figure di statura internazionale. Campioni come Giroud rappresentano, per esempio, questa tipologia di giocatori. Prima della prossima partita ancora avversario il Porto, ultima speranza per tenere aperta la qualificazione, il Milan è atteso da tre partite di campionato delicate e difficili. Contro il Bologna, la prima in classifica dopo le sette sorelle, l’ostico Torino e la trasferta a Roma, contro i giallorossi di Mourinho. La più complicata appare quella di sabato sera, proprio perché è la prima dopo la brutta sconfitta portoghese. Torna però Kessiè, forse anche Rebic, altro giocatore essenziale nella squadra di Pioli. Devono però ritornare le qualità smarrite a Porto, qualità che hanno permesso ai Sorprendenti di Stefano Pioli di superare gli ostacoli più ardui. Spirito di squadra, identità di gioco, coraggio e autorevolezza. Si sono smarrite sulle rive del Duero, devono riapparire subito sotto il colle di San Luca.