Una vittoria prevedibile, un pareggio che lascia un po’ di amaro e una sconfitta secca: bilancio decisamente poco brillante per le italiane che si sono riaffacciate all’Europa League, e se a questi riscontri aggiungiamo anche la brutta caduta della Juventus a Oporto in Champions ci arriva un quadro piuttosto duro dello stato del calcio italiano nel momento del ritorno delle coppe europee: sembra esserci ancora un gap significativo da colmare, soprattutto sul piano del ritmo. E specialmente il nostro contingente in Europa League rischia di assottigliarsi già al primo giro, perché se per il Milan il 2-2 di Belgrado è comunque un risultato positivo nell’economia della doppia gara, la sconfitta del Napoli a Granada rischia di essere una pietra tombale sulle ambizioni internazionali degli azzurri. E intanto la Roma ha ritrovato sia il sorriso che il suo ex capitano, segno che questa squadra è forte e che, se non si autoflagella, può pensare di arrivare a togliersi grandi soddisfazioni.

Un Milan da rigenerare

Nonostante le dichiarazioni e i ragionamenti formali, era piuttosto chiaro che per il Milan la trasferta di Belgrado fosse una bella seccatura. La botta di La Spezia è stata potente, perché per la prima volta da un anno si è visto un Milan impotente, sovrastato sul piano dell’intensità e completamente depotenziato. Campanello d’allarme che sarebbe stato meglio poter gestire con lucidità in una settimana completa di preparazione al derby più pesante dell’ultimo decennio. Esattamente quello che ha potuto fare Conte e che invece è mancato a Stefano Pioli. Del 2-2 in casa della Stella Rossa il Milan può prendere per buono solo il risultato, anche se il gol di Pavkov nel recupero è stata un’altra piccola ferita al morale. L’impressione è che il gruppo cominci a pagare ora le grandi fatiche – fisiche ma soprattutto mentali – degli ultimi mesi, quando le tante indisponibilità sono state assorbite da un grande sforzo collettivo che ha permesso alla squadra di rimanere in fiducia, di accumulare vittorie e di difendere il primato dagli assalti. Però a un costo che adesso bisogna pagare. E il mercato prontamente fatto a gennaio sta aiutando solo relativamente: Tomori è entrato con ottima presenza nel roster difensivo, mentre Meité sembra un giocatore di valore diverso rispetto agli altri componenti del reparto mediano, e Mandzukic è in prevedibile ritardo di condizione. In più gli infortuni non danno tregua: la peggior notizia in assoluto della serata nella capitale serba è stato un nuovo problema fisico a Bennacer, il fondamentale fulcro di centrocampo che negli ultimi due mesi è stato presente solo per qualche piccolissimo scampolo, e che nel derby dovrà essere rimpiazzato da un Tonali a sua volta in condizioni imperfette e ancora bisognoso di maturazione per poter risultare veramente pronto per i massimi livelli. Se l’approdo agli ottavi di finale di Europa League rimane una prospettiva enormemente credibile per il Milan, il derby di domenica appare invece sempre più complicato: sarà una gara cruciale per la stagione rossonera, la squadra ci arriva un po’ malconcia, ma occhio a dare per finite le velleità di questo gruppo. Che sta stupendo da un anno, e non è assolutamente detto che non possa continuare a farlo.

Il crollo del Napoli

E a proposito di cose sorprendenti, vi confesso che non mi aspettavo la vittoria del Napoli contro la Juventus nell’ultimo turno di campionato. Avevo l’impressione di due formazioni in trend completamente opposti, ma come sappiamo una partita può sempre ribaltare qualsiasi cosa. E cambiare in modo considerevole lo stato di una squadra: cosa che è successa alla Juve, che dopo la caduta al Maradona si è infilata un un tunnel, mentre per la banda di Gattuso non è stata la partita della svolta mentale, e lo ha confermato la durissima sconfitta patita al Nuevo Los Carmenes di Granada. Una caduta figlia primariamente di due cose molto importanti: la prima è che il Granada è una squadra rispettabile, solida, furba e molto rodata; la seconda è che il numero di assenze con le quali deve fare i conti Gattuso è veramente troppo ingente e di conseguenza limitante. Una singola partita può portare una grande prova, ma sul lungo se invece di Manolas&Koulibaly presenti Rrahmani&Maksimovic sicuramente pagherai un conto, materializzatosi nei notevoli scompensi che hanno portato al tremendo uno-due spagnolo a metà del primo tempo che ha segnato il volto della partita. Allo stesso tempo, non poter contare nel reparto avanzato su figure cardinali come Lozano e Mertens (oltre che a un’alternativa preziosa come Petagna) sta costringendo Gattuso ad accelerare il minutaggio di Osimhen che è visibilmente ancora lontano da una condizione accettabile, con il rischio di attirare sul giocatore attenzioni pressanti e giudizi negativi. Ma alternative non ce ne sono, e visto che per il Napoli il grande obiettivo rimane il raggiungimento del quarto posto, da centrare superando una concorrenza estremamente vasta e agguerrita, forse in questo momento l’Europa League può passare in secondo piano. Anche se risulta un gran peccato, perché questa squadra ha sulla carta tutto il potenziale per poter essere una bella protagonista anche a livello internazionale. Il problema è che ciò che dice la carta sul campo vale poco, specialmente in una stagione come quella dei partenopei in cui fra sfortuna e autolesionismo si è palesemente sgonfiato un progetto promettente.

La Roma, intanto, ha ripreso la marcia…

In questo quadro a tinte cupe, una bella botta di colore è riuscita a darla solo la Roma, la cui vittoria per 2-0 sul campo del Braga è molto più rilevante di quel che può sembrare. Prima di tutto perché in una gara internazionale ad eliminazione diretta non esistono risultati scontati: un successo esterno senza subire reti è una grande dimostrazione a priori, e la formazione di Fonseca l’ha fornita di fronte a un Braga che non è propriamente un avversario inconsistente, se considerate che in campionato i portoghesi sono terzi e hanno un solo punto in meno di quel Porto che solo ventiquattro ore prima aveva fatto cascare la Juventus. In secondo luogo, il fatto lampante è che ancora una volta Fonseca è riuscito a far navigare la sua barca fuori da una tempesta che rischiava di farla naufragare, e francamente non so cosa debba fare ancora questo allenatore per fissare chiaramente nella mente di tutti che si tratta di un tecnico di altissimo valore. Lo ha dimostrato tantissime volte, ultima di queste il caso Dzeko che rischiava di travolgere lui e tutto un progetto di squadra che invece è stato rimesso in bolla, ha ripreso a offrire il suo calcio fluido e ispirato, e di conseguenza a ritrovare risultati. Bravo Fonseca, e bravissima una società che non parla molto ma agisce con determinazione: sostenere fermamente l’allenatore di fronte a un gruppo che minacciava accenni di sedizione era l’unico modo per salvarsi, e infatti così è andata. Adesso la Roma si ritrova con un attacco decisamente più folto, non solo perché è tornato ufficialmente El Shaarawy ma anche perché il binomio Dzeko-Mayoral può essere una risorsa intrigante: la staffetta funziona, visto che entrambi hanno segnato e dimostrato di stare bene, però sono figure che potrebbero funzionare anche in coppia. Questa è materia di Paulo Fonseca, e visto che se ne occupa lui la Roma può ritenersi in ottime mani. L’Europa League può essere un’occasione affascinante per questa squadra, ma è il ritorno in Champions tramite il campionato il bersaglio che non può fallire. E visto che appena dopo il ritorno con lo Sporting Braga ci sarà il caldo scontro con il Milan, una partita da non sbagliare assolutamente anche per togliersi di dosso l’etichetta di squadra grande con le piccole ma piccola con le grandi, il fatto di avere (a differenza dei rossoneri) già sistemato i conti all’andata è un vantaggio non indifferente.