Non che finora si sia proprio solo scherzato, però è adesso che si comincia davvero a fare sul serio. Nelle prime due giornate di Serie A abbiamo fondamentalmente apparecchiato la tavola, ma ora – dopo la chiusura del mercato e una sosta per le Nazionali – che ha creato enormi difficoltà a tutti e riproposto il tema impellente della rimodulazione dei calendari – per le big del nostro campionato arriva il primo vero strappo stagionale. Sette partite in tre settimane, cinque turni di campionato e le prime due uscite europee, una sprint race che ci dirà almeno quale sia davvero la griglia di partenza. E la giornata di Serie A alle porte, seppur sfregiata dall’incomprensibile gestione degli impegni voluta dalla FIFA, ci offre un tabellone esaltante! Napoli-Juve è la partita più pesante, Milan-Lazio potenzialmente la più spettacolare, ma anche la trasferta dell’Inter in casa della Sampdoria, l’impegno della Roma col Sassuolo e l’incrocio fra Atalanta e Fiorentina sono tutti impegni che possono cominciare ad essere definiti realmente probanti.

Napoli-Juventus: è presto, ma conta già molto

Inutile nascondere le cose: le ultime tre settimane in casa juventina sono state parecchio problematiche, con un solo punto fatto nelle prime due uscite e l’addio rumoroso di Cristiano Ronaldo che hanno messo immediatamente sui bianconeri una pressione di cui avrebbe volentieri fatto a meno. Perciò la trasferta al Maradona assume già i contorni dell’appuntamento che non si può sbagliare, perché è vero che proprio Allegri ha insegnato che si può vincere uno scudetto pur partendo pianissimo, però quella era un’altra squadra. La parola “squadra” è più che mai centrale nell’attualità e nelle prospettive della Juventus: a maggior ragione dopo la partenza del sovrano assoluto. La chiave per mettere in moto la stagione è quella di trovare un sistema collettivo che faccia uscire la Signora dai balbettii delle ultime due stagioni. E il lavoro per il suo allenatore appare piuttosto imponente. La rosa bianconera è forte, ma appare un po’ disomogenea e bisognosa di trovare molto presto delle sicurezze caratteriali ed emotive per poter sbocciare. Per questo perdere altro terreno e subire un altro stop potrebbe già essere piuttosto pesante.
Gli ultimi giorni hanno indubbiamente dato sprone a Kean, però mancherà Chiesa (il vero uomo in più della Juventus, specialmente in questa fase) e un altro elemento determinante come Cuadrado arriva solo oggi dopo una nottata con altri novanta minuti giocati con la propria Nazionale, cosa che peraltro vale anche per Alex Sandro. E per Dybala, che contro la Bolivia non ha giocato ma arriverà anche lui a ventiquattro ore dalla partita, quindi con scarse chances di impiego. Una Juve letteralmente da inventare per Allegri, contro un Napoli che a sua volta è segnato dalle emergenze (vedi soprattutto le condizioni di Zielinski e il “caso portieri”), ma che vincendo più con il carattere con non con le sue abbondanti qualità tecniche le prime due partite contro Venezia e Genoa, ha dato un segnale significativo: questa squadra ha risorse per poter essere ambiziosa, e Spalletti è il tecnico giusto per tirarle fuori tutte. In più, l’essere riusciti a far sì che Osimhen sia disponibile dà agli azzurri una potentissima arma in più. Il match contro la Juve alla terza giornata l’anno scorso fu una questione ingarbugliatissima che ha lasciato a posteriori la sensazione di una grande occasione non sfruttata dal Napoli, quest’anno invece si gioca e con la carica del proprio popolo, gli azzurri hanno una gigantesca opportunità non solo di dare una spallata forte agli eterni rivali, ma soprattutto di confermare a se stessi che si può volare molto in alto.

Milan-Lazio: fate spettacolo e diteci chi siete

Conferme sono anche quelle che cercheranno domenica all’ora dell’aperitivo Milan e Lazio, in un San Siro che si preannuncia ribollente. Entrambe partite bene, entrambe a punteggio pieno, entrambe votate a un tipo di calcio che può regalarci una partita emozionante e spettacolare, ma allo stesso tempo nate da premesse piuttosto differenti. Il Milan ha dovuto reagire alla botta di aver perso, senza guadagnarci nulla, due colonne della risalita come Donnarumma e Calhanoglu e lo ha fatto cercando di essere lucido e propositivo nelle idee: i primi segnali sono stati molto confortanti, anche perché il vero valore primario di questa squadra è la mano di Stefano Pioli ben piazzata sul timone di un gruppo che vive ormai di concetti assimilati e proposti in automatico. Però, ora l’asticella si alza fortemente, perché affrontare in otto giorni Lazio, Liverpool e Juventus non è come vincere a Genova o strapazzare il Cagliari. Per inspessire il Milan torna Ibra, mancherà però – almeno per l’impegno di domenica – Olivier Giroud. Sarà, dunque, un Milan di molti giovani (da Leao a Tonali passando per Brahim Diaz) quello che dovrà dimostrare di essere maturo per avere lo status inseguito affannosamente da anni e riconquistato con pieni meriti.
Mentre dall’altra parte la Lazio ha dovuto completare una vera e propria rivoluzione, affidandosi al Comandante più intrigante possibile e mettendogli in mano una squadra allestita un po’ in extremis ma con delle caratteristiche interessanti per il suo gioco. Il mutamento richiesto ai biancocelesti è assai profondo: dal 3-5-2 di Inzaghi al 4-3-3 di Sarri passa il mondo, e al di là delle cavalcate spettacolari su Empoli e Spezia, c’è la chiara sensazione che questo processo di transizione totale richiederà del tempo, specialmente in tema di adattamenti difensivi. Perciò l’impegno di domenica è molto esigente. Però nel campionato italiano nessuno può vantare un’asse di costruzione del livello di quella formata da Luis Alberto e Milinkovic-Savic, in più sono abbastanza certo del fatto che Immobile – al netto del piccolo sovraccarico muscolare che lo ha costretto a saltare Italia-Lituania – avrà diversi sassolini da togliersi. E parliamo del capocannoniere dell’attuale campionato, della Scarpa d’Oro 2020, di uno che in Serie A ha segnato più di Pippo Inzaghi, Luca Toni, Gigi Riva e Roberto Mancini (tanto per citare solo i quattro nomi che ha superato nella classifica all time grazie alla tripletta di due settimane fa): i numeri contano molto, specialmente per un bomber. Andrebbe ricordato sempre. Sarà con ogni probabilità una partita ruggente, dalla quale estrapolare – prima ancora del risultato – l’indicazione sullo stato di maturità di questi progetti.

Le altre partite

Un concetto che può essere applicato anche allo scintillante duello fra Atalanta e Fiorentina. I bergamaschi sono piuttosto spuntati e hanno iniziato (come da tradizione) senza troppi squilli, però, questa è una stagione golosissima e ormai abbiamo assodato che la Dea rappresenta una concorrente acclarata per i massimi obiettivi. Mentre, la nuova Fiorentina di Italiano è stata una delle più piacevoli sorprese d’agosto, grazie agli investimenti importanti di una proprietà arrivata finalmente al dunque e alla carica calcistica di un allenatore tanto bravo quanto coraggioso.
E a proposito di allenatori, per José Mourinho dopo una partenza letteralmente a razzo arriva il Sassuolo di Dionisi, che non è più quello di De Zerbi ma è sempre una formazione che gioca bene e ha risorse tecniche per fare risultato ovunque: per la Roma di quest’anno è fondamentale mantenere sempre alto il livello di autostima e “gasamento”, perché le risorse tecniche per migliorare – e di molto – il piazzamento della scorsa stagione ci sono tutte e il salto in avanti deve essere compiuto soprattutto a livello caratteriale, cosa per la quale lo Special One sembra perfetto. Così come è stata la miglior scelta possibile quella fatta da San Marotta&Co. in casa Inter, ovvero, puntare su Simone Inzaghi per il dopo Conte. I campioni d’Italia son partiti bene, hanno vinto due gare su due e soprattutto hanno fatto vedere che l’estate ha sì portato scossoni ma non ha intaccato la mentalità vincente del gruppo e allo stesso tempo per ogni contrattempo è stata trovata la soluzione più adeguata. A Genova però l’Inter rischia, perché la Samp di D’Aversa sta nascendo con convinzione e perché Inzaghi, a pochi giorni dal debutto europeo con il Real Madrid, dovrà inventarsi parecchie cose, soprattutto davanti.
Alle partite calde aggiungo anche Torino-Salernitana, con il nuovo inizio del grande Ribery e una chiamata per Juric che non può essere fallita. Ci siamo, la stagione inizia davvero. Divertiteci e divertitevi.