Si sta giocando tantissimo: partite praticamente tutti i giorni, squadre spremute, campionato ancora impossibile da leggere con grandi certezze anche se la reale griglia di partenza si sta delineando, e come da sensazioni preliminari ci sono sorprese. La Juventus per ora guarda a distanza, ma ha ottenuto la sua prima vittoria e vedremo se sarà davvero un rilancio (serve molto di più). Il Napoli va forte, perché sa segnare in tanti modi ma sa anche proteggersi. Le milanesi sono arrembanti perché hanno mentalità e gioco, le romane cercano ancora identità ma hanno i mezzi per trovarla, e l’Atalanta sembra aver fatto un preziosissimo passo avanti riuscendo a vincere anche quando non splende. Tutte cose che abbiamo visto e delle quali c’è da fidarsi. Ma adesso arriva un altro turno che potrebbe scompaginare tutto. Soprattutto perché ci sono due big match ruggenti che infiammeranno il pre-serale di sabato e domenica.

Inter-Atalanta: alta intensità

Sabato alle 18 a San Siro si gioca Inter-Atalanta: per l’Inter – soprattutto in caso di inciampo del Milan a La Spezia, c’è la possibilità di rimettere dietro il Napoli e per l’Atalanta quella di irrompere ufficialmente nei giochi di potere.
C’è anche il discorso della Champions all’orizzonte che non può non entrare in ballo, però in questo senso è più un tema della squadra di Inzaghi che sarà impegnata martedì in Ucraina in una partita senza margine d’errore. Mentre per la Dea l’impegno arriverà un giorno dopo, in casa con lo Young Boys: stessi obblighi, ma con un impegno sulla carta leggermente meno complicato. L’Inter, sul piano delle prestazioni e dei messaggi mandati al di là dei risultati, fin qui, non ha sbagliato praticamente nulla: ha pareggiato a Genova con la Sampdoria pagando il rientro dalla sosta per le Nazionali e ha perso contro il Real Madrid quando non meritava assolutamente di farlo, per il resto ha dimostrato chiaramente di avere sia le risorse di squadra che soprattutto la mentalità vincente per essere un degno campione da battere. L’ultimo squillo di Firenze è un chiaro manifesto di quanto la squadra di Inzaghi abbia il passo lungo: ha saputo uscire dalla tormenta di una prima mezz’ora viola a ritmo vertiginoso, ha saputo correggere la sbandata ed è uscita sulla distanza con una cavalcata imperiosa. E’ forte, solida e anche bella questa Inter, che una volta perso il totem offensivo su cui si poggiava gran parte della sua ricerca, ha saputo organizzare una varietà offensiva che la rende comunque completa e potenzialmente addirittura migliorata. Con Lautaro un po’ più avanti e Dzeko un po’ più indietro rispetto alle abitudini, c’è un attacco allo stesso tempo armonioso e letale, visto che entrambi portano gioco e gol. Ma il vero basamento della squadra, oltre a una difesa che magari qualche sbavatura individuale ancora se la concede ma complessivamente offre ampie garanzie, è un centrocampo fondato su due elementi cardinali come l’onnipresente Brozovic e il tritatutto Barella. Vedi l’Inter e vedi una squadra già piena, che gioca e che può sempre costruire qualcosa di pericoloso. Averlo fatto in così breve tempo dopo tutto quello che è successo in estate merita il massimo del plauso. Ora però arriva un avversario che sicuramente frusterà i nerazzurri sul piano fisico, e che ingaggerà la sua solita battaglia totale.
Siamo stati abituati dall’Atalanta a non porre più alcun limite alle sue possibilità, ma anche a doverla considerare un diesel che parte piano e poi cresce in modo prepotente. Quest’anno sostanzialmente non ha fatto eccezione, però con l’importante differenza che la Dea dopo cinque partite si ritrova ad avere in più un discreto bottino di punti, e specialmente le ultime due vittorie contro Salernitana e Sassuolo hanno mostrato anche la faccia cinica di una squadra che oltre alla qualità del suo gioco, scarica sul campo anche carattere. Il tutto senza un valore primario come Luis Muriel, con il basilare De Roon che ha dovuto saltare le prime quattro partite e nuovi interpreti da inserire nel sistema. Fra questi, le dimostrazioni più importanti sono arrivate in primis da Koopmeiners, olandese intriso di calcio totale che si è calato nella parte con la naturalezza di chi sembra giocare da sempre per Gasperini e il peso specifico del giocatore importante, ma in questo avvio è già chiaro anche come, con l’acquisto di Musso, l’Atalanta abbia preso un portiere di grande livello e con quello di Zappacosta abbia trovato l’uomo che può davvero bilanciare la perdurante assenza di Hateboer. E poi Gosens ha sempre numeri da attaccante, Zapata cresce di condizione di giorno in giorno, Pessina e Malinovski relegano due finissimi dicitori come Miranchuk e Ilicic al ruolo di alternative di lusso per la ripresa, e Palomino giganteggia dietro facendo dimenticare che in estate è partito un grosso calibro come il Cuti Romero. E’ sempre più gonfia questa Atalanta, e l’Inter la aspetta tonica e affamata. Sarà una grande partita, intensa ed equilibrata. E saranno tre punti pesanti.

Derby di Roma senza mezze misure

Così come lo saranno quelli che metterà in palio domenica l’Olimpico nel primo derby della stagione, fra due condottieri tanto importanti come diversi come Mourinho e Sarri, soprattutto fra due squadre che hanno fatto un rilancio rivoluzionario per questa stagione e attendono questa partita per capire davvero quale sia lo stato dei lavori. Partendo da posizioni differenti, perché fin qui la Roma ha incamerato risultati riuscendo ad applicare alle sue potenzialità di gioco quella mentalità che le è visibilmente mancata l’anno scorso, mentre la Lazio ha fondamentalmente dimostrato in maniera chiara che per diventare una vera squadra di Sarri ha bisogno di tempo. E neanche poco. Cosa naturale, ma cosa che potrebbe diventare difficile in caso di passo falso nella sfida che vale più di tutte. Non si poteva pensare che i biancocelesti passassero in un amen dal giocare un 3-5-2 con base bassa e libertà di interpretazione offensiva all’assimilare il tipico 4-3-3 sarrista che si fonda su concetti opposti come una linea difensiva estremamente aggressiva e schemi tanto elaborati quanto codificati nella fase offensiva. Le due vittorie di partenza (contro Spezia ed Empoli, va sottolineato) avevano forse illuso ma il filotto Milan-Galatasaray-Cagliari-Torino ha riportato tutti sulla terra. Serve molto lavoro, oltretutto in una fase della stagione in cui si gioca sempre e non ci si allena praticamente mai. Serve un Luis Alberto più continuo e motivato (me lo aspetto a breve), serve un Lucas Leiva che riesca ad avere lo stesso effetto equilibratore anche giocando dieci metri più avanti e con le spalle meno coperte (questo è già più difficile), serve trovare i giusti meccanismi su delle corsie esterne molto nuove e dalle caratteristiche particolari. Chi non manca è Immobile, nonostante i troppi discorsi che gli ruotano sempre attorno. E neanche Milinkovic-Savic, che infatti Sarri ha fatto leggermente rifiatare nella complicata e fortunata trasferta di Torino per averlo il più carico possibile domenica. Dove invece per Mourinho il problema principale sarà dover rinunciare a Lorenzo Pellegrini, mattatore dell’avvio romanista ma incredibilmente ingenuo nel farsi cacciare contro l’Udinese. L’assenza del capitano giallorosso è molto grave, perché mette in discussione un sistema di gioco estremamente funzionale e funzionante, non a caso le turnazioni di José Mourinho sono state limitatissime nonostante il gran volume di impegni. Potrebbe però essere un’occasione per riportare più nel vivo della squadra Henrikh Mkhitaryan, che il suo l’ha fatto ma che confinato sulla fascia appare meno coinvolto rispetto alla sua sfavillante stagione scorsa. E poi sarà il primo derby dopo due anni di un fremente Nicolò Zaniolo e il primo in assoluto per Tammy Abraham che con gol, gioco e partecipazione a trecentosessanta gradi è già diventato un idolo della gente giallorossa. Sarà spettacolare rivedere il calore di Roma invadere l’Olimpico e sarà soprattutto la battaglia tattica, strategica e mentale di due pesi massimi della panchina, consapevoli entrambi che nel derby si giocano una delle cose più determinanti del calcio romano: il livello umorale e di entusiasmo della piazza. In questo senso, mi viene da pensare che ci sia già in palio una bella fetta di stagione.