Abbiamo un campionato apertissimo: tre squadre in testa separate da soli due punti. Napoli e Milan che hanno esaurito la loro fuga. L’Inter che risale la corrente vogando con convinzioni sempre più accresciute. Un’Atalanta che zitta zitta continua a migliorarsi e che sta lì, a meno quattro, minacciosa forse come non mai. Ci sono immancabili polemiche. Ci sono anche infortuni e incidenti figli di una condensazione di impegni assurda che crea limiti e difficoltà insormontabili, però è innegabile che ci sia grande divertimento nell’assistere alle evoluzioni di un torneo che cerca ancora il suo padrone e probabilmente lo cercherà fino al rush finale. Voglio divertirmi anch’io e vi dico: per me ad oggi lo Scudetto può vincerlo chiunque fra queste prime quattro. Le percentuali che mi sento di dare sono queste: Inter 30%, Milan e Napoli 25%, Atalanta 20%. Ma questo è il borsino di oggi. Perché domani arriva un super sabato che può di nuovo sconvolgere tutto.

Il diavolo si riaccende

Si parte alle tre del pomeriggio, e lo farà il Milan che ha in mano la grandissima occasione di riprendersi la vetta solitaria. A San Siro arriva una Salernitana inchiodata all’ultimo posto, reduce da uno 0-2 con la Juventus che avrebbe anche potuto essere cosa diversa se quel tiro incrociato di Ranieri finito sul palo interno fosse andato dentro e avesse affondato il dito nella piaga delle incertezze psicologiche dei bianconeri. Però martedì sera all’Arechi si è vista ancora una squadra che soffre un gap lampante rispetto alle protagoniste del campionato sul piano della qualità. I numeri della truppa di Colantuono sono nefasti: peggior attacco, peggior difesa, porta aperta in quattordici partite su quindici e all’orizzonte un trittico con Milan, Fiorentina e Inter che potrebbe regalare un Natale freddissimo. Oltretutto i rossoneri mercoledì sera a casa dell’ex Shevchenko hanno dato una prova di reazione tonante. Il 3-0 al Genoa, aperto da una delicatessen di Ibrahimovic (che avrà anche quarant’anni e sarà da gestire, ma che ha partecipato direttamente a un gol ogni sessantacinque minuti in campo in questo campionato) e arrotondato dalla doppietta di pura classe di Messias, che in una settimana si è preso il Milan scrivendo un altro grandioso capitolo della sua incredibile storia. A Marassi si è visto un Milan spesso, concentrato, voglioso di dimenticare i due ko con Fiorentina e Sassuolo. Una squadra unita e ripartita di slancio, che oltretutto si è potuta permettere di tenere a riposo Leao e di dare pochi minuti a Saelemaekers. Questo perché sulla linea della trequarti Messias ha fatto irruzione splendidamente e Brahim Diaz sta ritrovando la miglior condizione. Aggiungeteci le due parate esaltanti di Maignan e avrete un quadro di grande soddisfazione, minata però dalla tremenda notizia del grave infortunio di Kjaer: forse questo non inciderà direttamente sulla prossima partita, anche perché rientrerà Romagnoli e Tomori dà garanzie di ferro, però alla lunga l’assenza del leader temperamentale della difesa milanista è un grande problema da fronteggiare. In ogni caso, domani il Milan ha tutte le possibilità di scattare per primo, rimettersi davanti a tutti, e poi godersi il resto della serata comodamente sul divano.

Roma-Inter: passato, presente e futuro

Di comodo invece non ci sarà nulla all’Olimpico, dove a più di undici anni di distanza dall’epica notte del Triplete José Mourinho ritroverà per la prima volta l’Inter, facendolo da avversario ferito e in evidente difficoltà. La sua Roma è partita forte ma adesso si sta sfaldando. A Bologna è arrivata la sesta sconfitta in quindici giornate, l’attacco è rimasto a secco come era capitato solo contro Juve e Napoli, e in più sono arrivati l’infortunio di El Shaarawy (che si somma a quello lungo di capitan Pellegrini) e due cartellini gialli tanto contestati quanto pesanti, perché toglieranno ai giallorossi sia il centravanti Abraham che il terzino destro Karsdorp, due che finora avevano giocato dall’inizio ogni partita di questo campionato. Uno scenario complicatissimo, che si aggiunge al nervosismo latente che si è insinuato nel gruppo dopo quel tremendo 1-6 in Norvegia che ha lasciato come da previsione un’onda lunga di strascichi, e al tabù ormai di lunga data che la Roma soffre negli scontri con le big. Dall’inizio della stagione scorsa, contro le altre sei “sorelle” i giallorossi hanno ottenuto solo otto punti su quarantotto possibili, quest’anno hanno pareggiato 0-0 in casa col Napoli e per il resto hanno perso contro Juve, Milan e Lazio. L’unica cosa che può dare della serenità alla Roma è una classifica che la vede mantenere stabilmente il quinto posto anche se il divario dal quarto (obiettivo non dichiarato ma presente) è già di sei punti. E l’Inter in arrivo fa paura, perché la squadra di Simone Inzaghi dopo aver incontrato la sua unica sconfitta in questa Serie A (proprio all’Olimpico, ma contro la Lazio) ha infilato una striscia ruggente con due pareggi contro Juventus e Milan e quattro vittorie nettissime. Le ultime tre consecutive compreso il 3-2 sul Napoli che ha dato – assieme al passaggio di turno in Champions League – un’importantissima iniezione di autostima e convinzione alla squadra campione d’Italia. L’Inter di oggi è una squadra che comunica costantemente una chiara impressione di pienezza: fa la partita, attacca con tanti uomini, rischia sempre qualcosa ma può colpirti in ogni modo, anche perché ha costantemente un attaccante in grande forma (prima era Dzeko, altro grande ex, ora è Lautaro che va in rete da tre gare consecutive) e ha impiantato definitivamente quell’Hakan Calhanoglu che risulta fondamentale per completare il sistema del centrocampo più completo del torneo. Per l’Inter la partita di Roma è un test che potrebbe essere addirittura definitivo: dovesse superarlo di slancio, avremmo servita la vera favorita per la (ri)conquista del titolo.

Napoli-Atalanta: partita d’alta classifica tra infortuni e gol

E poi vedremo cosa succederà al Diego Armando Maradona, che una settimana fa celebrava nel modo più spettacolare e rumoroso il ricordo eterno del suo più grande mito e che oggi attende nervoso l’arrivo di un’Atalanta che se dovesse fare il colpo farebbe saltare in aria definitivamente il campionato. C’è solo un problema per la spumeggiante Dea del rinnovato Gasperini, reduce da quattro grandi vittorie e capace una settimana fa di tornare a vincere in casa della Juventus dopo trentadue anni: mercoledì contro il Villarreal si gioca il passaggi di turno in Champions League. É una partita cruciale sotto tutti i punti di vista e potrebbe occupare qualche pensiero di troppo, anche se vanno ormai dati per assodati gli automatismi di una squadra che non solo ha saputo fronteggiare le grandi emergenze di inizio stagione facendo addirittura sei punti in più del campionato scorso, ma ora ha anche una rosa pressoché al completo. Zapata che ha sempre fatto gol nelle ultime sette partite giocate. Muriel che pian piano sta ritrovando forma e protagonismo. Pasalic che risulta il centrocampista più produttivo dei cinque principali campionati europei. Una difesa rimpolpata e per la prima volta in stagione inviolata per due gare consecutive. Sono tutti durissimi messaggi di guerra a un Napoli che nei dieci minuti finali al Mapei Stadium ha perso non solo la possibilità di mantenere un cuscinetto sulle inseguitrici, ma anche una buona fetta della sua serenità e soprattutto un altro pezzo da novanta. Spalletti ha chiuso la partita nervosissimo e si è preso due giornate di squalifica, soprattutto l’esito degli esami a cui si è sottoposto Koulibaly hanno confermato che il suo 2021 è già finito. Si guardava a gennaio come il mese in cui gli azzurri avrebbero perso la colonna vertebrale a causa della Coppa d’Africa, ma la sfortuna ha voluto che K2, Anguissa e Osimhen si fermassero ben prima costringendo il Napoli ad attingere nelle profondità della sua rosa. E se finora Mertens ha fatto vedere di avere sempre i guizzi e le soluzioni del grande campione, se la crescita di Zielinski è arrivata nel momento opportuno, se Fabian Ruiz (anche lui come Insigne acciaccato e in dubbio) sta fungendo sia da geometra che da risolutore, ora quel che preoccupa è soprattutto una difesa che dovrà reggersi sulla coppia Rrahmani-Juan Jesus visto che Manolas è fuori dai radar da un po’ e pare intenzionato a rimettersi sul mercato del gennaio. Il kosovaro e il brasiliano singolarmente hanno offerto un rendimento apprezzabile, ma insieme hanno giocato solo una volta, nella partita contro l’Hellas in cui Simeone li ha graffiati subito e ha tolto al Napoli due preziosissimi punti casalinghi. Vedersi arrivare di fronte una squadra capace di segnare tredici volte nelle ultime quattro partite giocate non può che incutere timore. Sarà probabilmente questione di maturità, ma soprattutto – come in ogni passaggio di questo campionato incerto e appassionante – sarà questione di momenti, di elettricità, e di spettacolo.