Il primo atto del Napoli di Spalletti è andato in scena in un afoso pomeriggio di metà luglio.
A Castelvolturno, dopo due anni di sofferta inattività, il coach di Certaldo si è presentato al popolo di Napoli con il sorriso e i toni giusti, esaltando le qualità del gruppo attualmente in forza al club azzurro e garantendo il massimo dell’impegno per provare a centrare ogni obiettivo, ma uno su tutti: “La Champions League sarà la mia ambizione, la mia ossessione”.
Il mantra di Luciano da Certaldo è anche la dichiarazione di intenti di un allenatore che soltanto in due circostanze non è riuscito a portare le proprie formazioni nella massima competizione continentale.


Lui dietro alla scrivania nella sala stampa del centro tecnico partenopeo e, di fronte seduto in platea, il presidente Aurelio De Laurentiis che ammiccava e sorrideva spesso alle sue risposte, senza mai intervenire come spesso aveva fatto nella conferenza di presentazione del nuovo allenatore. Occhi negli occhi per ricaricare il progetto Napoli, entrambi col carattere forte, tanto che Spalletti non disdegna il modo di fare del patron. “Preferisco sempre chi dice ciò che pensa, a quelli che pensano a ciò che devono dire”. La frase di Spalletti rappresenta una mano tesa all’indirizzo del presidente, soprattutto nei momenti in cui le tensioni saranno più forti della quiete che si respirava ieri a Castelvolturno. La domanda “quanto durerà il clima di serenità tra di loro” va sostituita con un’altra: vuoi vedere che, quasi quasi, sarà meglio per il Napoli quando litigheranno? Magari accadrà già nel ritiro di Dimaro che avrà inizio giovedì prossimo e per il quale non saranno convocati alcuni calciatori che hanno partecipato agli Europei, tra questi anche Di Lorenzo ed Insigne.
A proposito del Magnifico, il nuovo coach della squadra partenopea ha confessato di averlo chiamato dopo il gran gol realizzato al Belgio, senza entrare nel dettaglio di ciò cha accadrà in un futuro piuttosto prossimo.
L’aspirazione di Spalletti è evidente: poter allenare l’organico di cui si compone oggi la squadra. Però sa che così non potrà essere, avendogli De Laurentiis espresso la necessità di cedere uno o più calibri di alta caratura, oltre a dover ridurre il monte ingaggi della mano d’opera che oggi ammonta a 156 milioni di euro.
Ma dopo il mercato, sarà un Napoli indebolito oppure forte come quello che ha chiuso l’ultimo girone di ritorno con 43 punti? Lo dirà il campo, unico giudice inflessibile di questo sport.