Meret – Malcuit, Manolas, Juan Jesus, Ghoulam – Demme, Lobotka – Ounas, Mertens, Elmas, Petagna.
Letta così, sarebbe una buona squadra di serie A, composta da un gruppo di calciatori giovani ed altri esperti, di quelle che potrebbero anche aspirare ad un posto in Europa League. Tra cui Mertens, cioè il calciatore che ha segnato più gol nella storia del Napoli. Perché ho proposto questo 11 del Napoli alternativo al solito? Perché su questi nomi si giocheranno le chance di scudetto. Coppa d’Africa a parte, capiteranno momenti in cui, per squalifica o per infortunio, il coach Spalletti dovrà fare a meno dei titolari.

E allora dovranno essere gli elementi in alternativa a dare una mano. A coltivare il sogno tricolore, ora che il Napoli trovandosi a ballare è costretto a farlo. Essere primo in classifica, e non da solo, dopo 12 giornate di campionato, con 10 vittorie, due pareggi, nessuna sconfitta e con la difesa migliore d’Europa, è stata un’impresa sovrumana, anche alla luce delle premesse. Sì, perchè in quanti avrebbero scommesso su questo rendimento la scorsa estate? Quando il presidente De Laurentiis, ordinando la spending review, chiese ai suoi professionisti di fare il mercato senza investire il becco di un quattrino ed autofinanziandosi? Mi sembra di sentirle ancora le voci, se non critiche, scettiche di chi leggendo che dal team azzurro erano andati via Hysaj, Maksimovic e Bakayoko per essere sostituti da un senza contratto come Juan Jesus e dal prestito di un centrocampista sconosciuto, a chi mastica solo il calcio nostrano, come Anguissa.

Uno sforzo per lo Scudetto

Nessuno avrebbe attribuito al Napoli la possibilità di essere lassù e non per caso, insieme al Milan. Spalletti, però, aveva sempre detto “se mi lasciano questi calciatori, mi sta più che bene”. Certo, se a gennaio il Napoli riuscisse a fare uno sforzo per completare l’organico con ciò che serve ormai da un paio di anni, cioè un esterno sinistro per dare il cambio a Mario Rui, allora sì che la squadra potrebbe reggere fino alla fine nella lotta per quel tricolore che dalle parti del Vesuvio non sorge più ormai da 31 anni. L’impresa clamorosa ed il sogno, qualche volta possono anche camminare sotto il braccio di calciatori orgogliosi, di un tecnico competente e di un presidente visionario.