P: Nostro ospite Simon Kjær! Simon, buongiorno! Ho studiato la tua carriera: a 20 anni sei stato eletto il miglior giocatore della Danimarca. Alla fine del 2020, 100 partite con la nazionale danese. Qual è la più grande differenza tra il Kjær giovane (a livello tecnico e di personalità) e questo Kjær che è diventato ormai l’idolo dei tifosi del Milan?

K: Beh, penso l’esperienza. Soprattutto nel viaggio che io ho fatto dentro il calcio, in tutte le esperienze che ho fatto, ho sempre avuto una mentalità aperta per imparare in qualsiasi posto in cui sono stato. Ho imparato forse anche di più quando sono diventato più vecchio. Se giocavo in Germania, in Francia, in Spagna o in Italia, provavo sempre a imparare i modi di
difendere di quel tipo di campionato. E adesso questo ti dà la possibilità di scegliere come preferisci giocare e anche la miglior condizione per
fare bene per la squadra.

P: Dopo otto anni di assenza dall’ultima esperienza con la Roma, torni in Italia prima nell’Atalanta e poi nel Milan. Come hai ritrovato il campionato italiano che hai lasciato otto anni fa?

K: Più moderno, più…diciamo… “attivo”. Ci sono molte più ripartenze, c’è molta più dinamica nel gioco rispetto a prima. Quando son venuto qua c’eran tante squadre che stavano dietro (difendevano), aspettavano e facevano solo ripartenze. Adesso ci sono più squadre che vogliono fare la partita, vogliono dominare. È diventato un calcio un po’ più dinamico e questo per me forse fa la differenza.

P: Io vorrei aggiungere una cosa sul piano tattico, perché son le cose degli ultimi due anni: la famosa partenza dal basso. Oggi tutte le squadre (fanno): “portiere – Kjær – Romagnoli – Calabria – portiere etcetera…”. Questo mi sembra un rilievo tattico totalmente nuovo che hanno tutte le squadre europee oggi. Perchè?

K: Si, ovviamente. Secondo me pure le qualità di ogni squadra, di ogni giocatore, tecnicamente e fisicamente, sono aumentate. Tutte le squadre adesso hanno qualità. E allora se tu non fai un pressing buono, ti salta il pressing; gli avversari trovano gli spazi in campo. Oggi c’è anche la
possibilità di giocare pure uomo a uomo da dietro. Allora non è che puoi chiudere gli occhi e giocare. C’è da approfittare di tutte le situazioni. Ovviamente, come in tutte le altre squadre, qua si comincia da dietro, ciò significa che anche l’altra squadra arriva più in alto lasciando più spazio per i nostri attaccanti, e i nostri attaccanti giocano bene nell’uno contro
uno.

P: Qual è l’avversario, l’attaccante, che vorresti sempre evitare? Quello che dici “Oh, devo giocare contro questo…”. Mi fai un paio di nomi di giocatori che vuoi evitare? Che ti fanno dormire male la notte prima?

K: No, non ho mai avuto quel pensiero. Ho sempre avuto stimoli più grandi quando giocavo contro giocatori più forti. Perché danno il massimo e tu così vedi pure qual è il tuo livello. Le partite che vedo casa, i derby che ho giocato in cui c’era “fuoco” in tutto lo stadio per me sono la cosa più bella del calcio, sono ciò che mi stimola di più’. Mi alzo ogni giorno per dare il massimo ed essere preparato per questi momenti. Ovviamente contro grandi attaccanti e grandi giocatori c’è anche più rischio di perdere la partita, questo pero’ fa parte del calcio.

P: Ti regalo questa statistica, Simon. Prima di te, nel Milan hanno giocato i seguenti giocatori danesi: Helveg, Tomasson, Laursen, Sørensen (nel ‘54/55) e Laudrup. Tutti hanno vinto il campionato. La senti questa responsabilità di essere ancora un portafortuna? Il Milan può credere allo scudetto ancora con un danese?

K: Io penso che dobbiamo credere che possiamo vincere il campionato. Con la mentalità giusta. Perché siamo i primi e allora significa che gli altri devono prenderci. Il nostro obiettivo e la nostra mentalità sono affrontare ogni partita come una finale e prepararla al massimo. Certo che dobbiamo crederci! Però la strada è molto complicata, molto lunga. Tuttavia, secondo me tutti i tifosi del Milan in una parte del corpo credono che è una possibilità. Però tanti, se non tutti, sanno che la strada è lunga. Comunque io penso che tutti abbiamo la voglia e la fame (di vincere).

P: Hai avuto tanti grandi allenatori. Che cosa ti sta dando Stefano Pioli? Un’opinione su questo allenatore?

K: Il Mister, il primo giorno che sono arrivato, mi sono avvicinato e mi ha chiesto “Come stai? In famiglia e sotto gli altri aspetti?”. Da quel giorno in poi il rapporto tra me e il mister si e’ sempre rafforzato. Il Mister mi ha anche dato forza. Ogni tanto dice “Chiudi gli occhi, ti fidi?”. Si. Se lui mi
dice di fare una cosa, fidandomi, la faccio. Lui mi ha dato quella fiducia, che forse ha reso il mio inizio tranquillo. Io non è che avevo dubbi. Però tu non sai mai quando entri in una nuova squadra cosa può succedere. Lui mi ha dato fiducia dal primo giorno e siam partiti da lì.

P: Ogni stagione per te è sempre un “imparare”. Sul piano tecnico-tattico ti sta dando qualcosa di differente rispetto a prima oppure no?

K: Probabilmente, secondo me, una delle qualità più grandi di Pioli è che lui ha un suo modo di giocare. E lui è il Mister, quindi, decide lui, però non è che se io dico “Ascolta, io preferisco che in questo caso mi metti un po’ più qua perché mi sento…” lui mi dice “Ok, facciamo così” alla fine troviamo una quadratura. Lui ti ascolta, è sempre lui a prendere la decisione ma ha una mente aperta per trovare ad ogni giocatore la possibilità di esprimersi al massimo livello.

P: Dietro di te in nazionale c’è un grande portiere (Schmeichel),dietro di te al Milan c’è un grande portiere (Donnarumma). Cosa pensi di Gigio? L’hai visto da avversario nel passato, lo hai ammirato quando giocavi nelle altre squadre europee. Adesso avere dietro le spalle Gigio cosa vuol dire per te?

K: Da quando sono qua, Gigio è veramente cresciuto tanto. In termini di personalità, di sicurezza che dà alla squadra. Per me, per un difensore centrale, non c’è cosa più importante di avere dietro di te un portiere di cui ti fidi al 100%. Mi dà la sensazione che se io sbaglio un’azione lui
mi copre. E mi dà anche la forza di giocare ogni tanto più anticipo, più aggressivo, così da avere un vantaggio sull’attaccante. Se durante la partita l’attaccante mi passa, c’è Gigio. Per me quella sensazione lì è la cosa più importante.

P: In questo anno di Milan c’è un giocatore che ti ha sorpreso, che è cresciuto e forse non pensavi diventasse così, tra i tuoi compagni?

K: Forse Gigio. Io sapevo che era un giocatore forte, un portiere forte con grande potenziale. Però, prima in carriera mi trovavo bene con portieri più vecchi di cui era ben nota la forza. Il problema di Gigio è che non fa una cosa male. È forte in tutto. E poi ovviamente è stato un piacere aver
fatto questo anno insieme. La fiducia non può che crescere di più.

P: Milanello non è solo un centro sportivo. A Milanello c’è un’atmosfera particolare, magica. Gli alberi hanno visto passare tanti grandi campioni nel passato: i Gullit, i Van Basten, etc. Qual è stata la tua prima sensazione una volta entrato? Perché non è un centro normale Milanello…

K: Ovviamente no, assolutamente no. È molto difficile da spiegare perché come dici tu non è un centro sportivo. Per me, Milanello è Milanello…L’atmosfera è magica… Si, tu entri e c’è la foto di uno, poi la foto di un altro… poi si vede in grande “7” e ci sono cose che ti restano. Io sono sicuro che, anche il giorno in cui non sarò più qui al Milan, l’emozione che Milanello mi ha dato sarà una cosa che rimarrà in me per sempre.

P: Qual è secondo te il segreto della squadra? Di questa crescita che tu hai visto dal gennaio/febbraio. (Il Milan è in testa da giugno/luglio, si può dire… È una crescita più tecnica, più di gioco, o più mentale? Qual è secondo te il segreto di questa continuità (che è la cosa più difficile da avere)?

K: Ovviamente la fiducia nella squadra è cresciuta. Più vinci le partite più hai l’impressione di star meglio. E quello ci ha dato solo un percorso possibile: andare sempre in alto. Forse per me la cosa più bella è che stiamo imparando le cose durante le partite. Stiamo imparando a livello di inizio del gioco dal basso, controllo della partita, ripartenze… E stiamo diventando più forti in tutti gli aspetti del gioco.

P: Oggi l’avversario pericoloso sembrerebbe l’Inter. Credi che Juventus e Napoli possano avvicinarsi ed essere concorrenti pericolose per lo scudetto?

K: Assolutamente si. La Juve è sempre la Juve. Hanno grandi giocatori e la stessa cosa il Napoli. Però come ti ho detto all’inizio dell’intervista, loro sono dietro di noi adesso. Allora noi dobbiamo pensare a noi e alla partita che sta davanti. Ovviamente adesso ci sono tante squadre in Italia
che hanno tanta qualità e il campionato adesso è più difficile rispetto a 8 anni fa (quando io sono stato in Italia). Secondo me nel campionato di quest’anno se noi diamo il massimo in tutti gli aspetti… poi alla fine forse ci servirà anche un po’ di fortuna… però questo a noi ma anche agli altri, perché se poi ti capitano due-tre infortunati adesso con tutte le partite che fai … diventa difficile, ma per ogni squadra. Allora è importante recuperare bene, preparare bene e affrontare le partite una alla volta.

P: Ti vedi a 40 anni come Ibra ancora in campo? Vai a chiedere a Ibra “Scusa, ma come si fa ad arrivare a quei livelli a 40 anni?”. Questa è la prima domanda. E poi, Ibra – Mandukic insieme è meglio averli compagni che avversari? Perché come difensore avere Ibra e Mandzukic su un corner diventa complicato…

K: Ibra ne ha 39, ancora non ne ha 40! No ma, io ho incontrato tantissime volte Ibra. Ed è molto difficile spiegare com’è, perché Ibra è Ibra. Ed è un caso unico. Il suo modo di lavorare e la sua mentalità non le ho mai viste nella mia carriera. Lui può darti un grande stimolo e ti può
mettere veramente forza addosso. Ti può dare tutte le emozioni. Però una cosa che veramente sappiamo tutti è che c’è solo una cosa che conta per lui: vincere. Basta. Come fa a quell’età? Secondo me è solo da osservare perché non ci saranno nei prossimi 50 anni tanti giocatori che faranno le sue stesse cose a 39 anni.

K: E per la seconda domanda: Mario e Ibra insieme davanti? Si, non sono una bella coppia da affrontare per un difensore. Ho giocato con Mario a Wolfsburg e anche lì era un piacere averlo dalla mia parte. Secondo me quei due la possono fare tante cose insieme. Mario è un professionista, una brava persona, uno che ti sta sempre addosso, uno che non molla mai, che non ti lascia mai un metro. E questi tipi è sempre meglio averli con te.

P: Si parla tanto di Ibra che guida il gruppo. Ma, (e ti faccio un
complimento) tu sei l’Ibra della difesa. Ti senti leader di questa squadra? Come si diventa leader di una squadra?

K: Secondo me con le prestazioni ogni giorno, sul campo ma anche fuori dal campo. In palestra, in qualsiasi cosa che fai… se la fai con la mentalità giusta. Quando vinci le partite, se stai bene in campo, poi si diventa leader più velocemente. Una delle cose che mi ha chiesto la società quando sono arrivato qua è stata naturale da fare per me, perché avevo lo stesso ruolo anche in nazionale. Il gruppo qui è fantastico. È un gruppo che vuole lavorare. Quando loro vedono me, vedono che sono serio e che faccio il mio lavoro. E poi, piano piano, andiamo sulla strada giusta. Ognuno e tutti insieme. Ovviamente sono molto contento per il tempo che sto passando qui, però voglio fare un complimento alla squadra.

P: Però, Simon Kjær non ci ha ancora regalato un goal. Al Lille eri uno specialista delle punizioni. Non l’abbiamo ancora visto (anche perché diventa difficile con Çalhanoğlu e Ibra). Ti manca il gol? E, soprattutto, questa punizione alla Juninho Pernambucano la stiamo aspettando! A quando il primo gol e a quando il primo gol su punizione (se te la fanno tirare)?

K: Il gol su punizione? Non penso che succederà qua al Milan! Nei posti in cui ho tirato le punizioni era perché forse non c’era uno specialista di questa cosa qui e io ho iniziato ad esercitarmi. Adesso potrei farlo, ma dovrei esercitarmi. Però non mi sto esercitando perché se penso alla percentuale di lavoro da destinare a ciò a discapito di altro, quando ci sono Ibra e Chala, non mi conviene.

P: Allora ti concentri su altre cose…

K: Bravo. Ovviamente voglio fare il mio primo gol. Ci sono andato vicino. Ma, come detto prima, io sono un difensore. Per me l’importante è che noi ne prendiamo zero.

P: Le ultime 3 domande sul piano personale. Hai conosciuto il Sud Italia (Palermo), il centro (Roma) e il Nord (Milan). Cosa ti piace dell’Italia? Tu oramai la conosci.

K: Lo stile di vita. Una cosa semplice, come un piatto di pasta. È difficile trovare un posto dove il cibo non è buono. E questa mentalità è una direzione della vita, secondo me, che mi sta a cuore. L’Italia è il miglior posto in confronto a tutte le altre parti in cui sono stato. Si, magari ci sono stato bene. Ma qui la mentalità, la visione della vita, il modo in cui passi le giornate qua (esci, compri il prosciutto) è una cosa che mi piace tanto. Sto bene in Italia!

P: come passi il tempo libero? Giochi a qualche gioco? Come lo passi? Alla TV? Leggendo?

K: Con i figli. Li porto a scuola di mattina. Poi, quando finisco qui a Milanello vado a scuola e li porto a casa. Facciamo le nostre cose, poi dipende dal tempo. Se è bello andiamo al parco oppure sto a casa e faccio il mio lavoro. Sto con i miei figli e mia moglie. Adesso è un peccato, perché Milano secondo me è una bella città dove ci sono cose da fare e da vedere.
Speriamo che tra un po’ di tempo riusciremo anche ad andare in giro, in centro…

P: Qual è, per concludere, il tuo sogno professionale? Quali sono i tuoi obiettivi?

K: Rimanere qua più a lungo possibile, ma ciò significa avere sempre l’impatto che sto avendo adesso. Quando non sarò più capace, andrò via io oppure secondo me mi manderà via il Milan(ride).

P: Ti piacerebbe chiudere la carriera al Milan?

K: Assolutamente si. Però la domanda è “Chissà come starò tra un anno o due anni?”. Nessuno può saperlo. Allora, la cosa importante è “Enjoy”… Come si dice? “Enjoy”, cioè: godere, avere soddisfazioni, gustarmi la cosa…Vivere il momento e ora qui sto benissimo. Sul campo e fuori dal campo sto molto, molto bene. Vivere questa atmosfera qua più a lungo possibile. E poi vedremo cosa riserverà il futuro a me e alla mia famiglia. Comunque sto bene, sono felice. È un piacere per me.

K: Un gran saluto a StarCasinò.Sport e ovviamente un gran saluto ai tifosi del Milan!