Leone dalla nascita, Re nel tempo.
È la storia di Gabriel Omar Batistuta per il quale l’appellativo semplice di calciatore non basta a racchiudere la grandezza dell’argentino.
Già perché Batigol non è stato un attaccante argentino, al contrario: è il secondo miglior realizzatore nella storia dell’Albiceleste con 54 gol messi a segno, mentre con 152 reti è il miglior marcatore della Fiorentina in Serie A e il dodicesimo nella classifica generale dei marcatori del campionato italiano.
Nella stagione 1994-1995 poi riuscì ad andare a segno per 11 giornate di campionato consecutive, stabilendo un record eguagliato lo scorso anno da un certo Cristiano Ronaldo, oltre che da Quagliarella.

Poco male per uno che a calcio, forse, non voleva nemmeno giocarci fino in fondo. Già perché la storia di Batistuta inizia ad Avallaneda e si sviluppa secondo le regole e gli insegnamenti del nonno Melchior. La famiglia dell’argentino difatti ha goduto negli anni di un certo benessere, frutto del sacrificio proprio del nonno. Sacrificio che rischiava tuttavia di esser minato da una forte crisi economica che colpì l’Argentina tra la fine degli anni novanta e l’inizio del decennio successivo.

Gabriel riconosce e ammira la cultura del lavoro ereditata dai propri familiari, per cui nel corso della sua adolescenza riesce a dare il meglio in quasi tutte le attività che intraprende. Bravo nello studio, talentuoso sia nella pallavolo che nel basket ma è all’età di 16 anni che scopre il suo destino. 

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Le prime esperienze col calcio

Un suo caro amico, Pitti Lorenzini, sceglie di regalargli un poster di Diego Armando Maradona, simbolo del calcio mondiale e ancor più di quello argentino. Sono i primi ruggiti del Re Leone che capisce che quello sarà il suo destino.

Le sue prime esperienze con il pallone tuttavia non sono propriamente fenomenali; Batistuta da sedicenne era un po’ sovrappeso (lo chiamavano gordo) e dovette sgomitare per entrare nella sua prima squadra amatoriale: il Grupo Alegria. Riesce subito a mettersi in mostra, passando poi alla Platense fino a stimolare l’appetito di Jorge Griffa, osservatore conosciutissimo nel mondo argentino, che riconosce subito il talento di Batigol, portandolo al Newell’s Old Boys. Il suo primo allenatore è un certo Marcelo Bielsa, che contribuirà non poco alla crescita dell’argentino. Il Loco massacra i propri giocatori, facendoli allenare a ritmi infernali, al punto che Bati quasi pensa di smettere col calcio che conta.

Invece la cura Bielsa gli conferisce tecnica, tattica e soprattutto massa muscolare, che gli consente definitivamente di sbocciare, liberandosi di quel fastidioso nomignolo, gordo per l’appunto, diventando un vero bomber. A quel punto la periferia non gli basta più, sceglie il River, la capitale del calcio argentino per il salto di qualità.

Le cose sembrano andare meglio ma con l’arrivo dell’allenatore Passarella, Batistuta si ritrova incredibilmente in panchina senza che nessuno, lui in primis, sappia dargli una ragione valida per quelle esclusioni dalla squadra titolare.

Il “tradimento” è servito, il “leone” soffre ma si rialza, sposando, a sorpresa, i rivali del Boca Juniors. Alla Bombonera, fa impazzire il mondo sudamericano. Inizia a segnare con costanza, chiudendo l’anno a 13 reti in 30 partite. La ciliegina sulla torta però è la doppietta in Coppa Libertadores al Monumental contro il suo vecchio River. Batistuta è ormai pronto per sconfinare dall’Argentina e lo chiede a voce alta.

L’arrivo in Italia e gli anni a Firenze

L’occasione dei sogni gli si prospetta nel 1991 quando fresco vincitore della Copa America con l’Argentina, durante la quale aveva segnato a ripetizione, il suo procuratore Aloisio gli presenta l’offerta della Fiorentina. L’inizio è faticoso.

L’allenatore della Fiorentina è il brasiliano Lazaroni e il leader della squadra è un altro brasiliano, Carlos Dung.  I due fanno di tutto per tenerlo ai margini della squadra. Lazaroni salterà, sostituito da Radice. Ma per Bati la situazione non cambia di molto. 

Tiene botta, nonostante diversi avvenimenti e situazioni personali continuino a minare la sua serenità, una su tutte un furto subito in casa, mentre si trovava in Argentina. Poi, la fine di un incubo. Batistuta diventa Batigol e Firenze si innamora perdutamente di lui in un celebre FiorentinaJuventus, partita storica e fondamentale per tutta la città. Il Re Leone segna insaccando di testa, mandando in visibilio un popolo intero.

Gabriel poi continua a segnare a raffica, chiudendo alla fine con 13 centri, senza l’aiuto dei calci di rigore. Tuttavia, la squadra non riesce ad ottenere un posizionamento importante e peggio ancora andrà nella stagione 1991-92. Quell’anno Batigol segna tre doppiette nelle prime sette partite ma, incredibilmente, alla fine dell’anno la Viola retrocederà.

Nonostante le avanches di mezza Europa, il campione argentino resta a Firenze nonostante la serie B sia un inferno. In panchina arriva Ranieri che lega subito con il fuoriclasse argentino. La promozione arriva domenica 8 maggio 1994. Fiorentina-Ascoli 5 a 1, due gol di Gabriel. 

La Fiorentina torna in A e l’inizio di campionato è travolgente. Batistuta è implacabile e realizza il già citato record storico di 11 partite consecutive a segno. È il momento più alto della sua carriera ed è la stagione in cui per tutti, ma proprio tutti diventa il Re Leone.

Alla fine del ‘94-95 la squadra viola non riesce a centrare la qualificazione per le coppe, ma Gabriel chiude il campionato con 26 reti conquistando il titolo di capocannoniere. Era da trent’anni che un calciatore della Fiorentina non vinceva tale trofeo.

Trascorre altre due stagioni importanti prima di arrivare a quella decisiva del 1997-98. In panchina, a Firenze, c’è Trapattoni e l’obiettivo concordato si chiama Scudetto. Non ci riuscirà nonostante un girone d’andata chiuso da capolista, pena un infortunio rimediato dopo il giro di boa che comprometterà la sua stagione, in parte, e soprattutto le speranze di successo della Viola. Chiuderà l’anno successivo la sua carriera alla Fiorentina disputando un totale di 332 partite tra campionati e coppe e segnando complessivamente 207 gol.

Lo storico scudetto con la Roma e gli ultimi anni di carriera

Nell’estate del 2000, il presidente della Roma Franco Sensi decide di sborsare circa 70 miliardi di lire per portare nella capitale il Re Leone. Batistuta ha 31 anni e per molti quella pagata dai giallorossi è una cifra folle.

Folle invece sarà la stagione di Batigol. Segna 20 reti quell’anno contribuendo alla vittoria storica per i giallorossi del terzo scudetto della storia della Roma. Non mancherà di dimostrare non solo il suo talento ma anche l’uomo dietro il genio. In quell’anno segnerà il gol vittoria contro l’ormai ex Fiorentina, scoppiando in lacrime per aver dato un dispiacere così forte al popolo che lo aveva così tanto amato.

Seguirà l’esperienza con l’Inter, condita tuttavia e purtroppo, da diversi acciacchi fisici che ormai limitano il potenziale del Re Leone. Sceglierà poi il Qatar, dove in 18 partite realizzerà 25 gol diventando di fatto il capocannoniere del campionato.

Sarà l’ultimo vero ruggito. Nella stagione successiva, si infortunò alla caviglia e anticipò il suo ritiro dai campi. Il calcio mondiale erediterà 354 gol in 630 partite, una media di 0,56 reti a partita. Semplicemente, Gabriel Omar Batistuta.

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