Ho un’idea chiara e precisa sulle difficoltà che sta attraversando il Milan in questa delicata fase della stagione. La ragione principale è la perdurante assenza di Zlatan Ibrahimovic. Con lo svedese in campo migliora la manovra offensiva, risultando più pericolosa, più imprevedibile, e la più efficace degli ultimi 16 mesi. Anche sul piano dei singoli, è evidente che ne traggono beneficio i centrocampisti, il regista della manovra offensiva Hakan Calhanoglu, e soprattutto Ante Rebic che ha sempre esaltato il suo fiuto del goal proprio grazie all’appoggio di Ibra.

L’alternativa al campione di Malmö è Mario Mandzukic che, a causa di una adeguata mancanza di preparazione prima e degli infortuni muscolari poi, purtroppo non ha potuto offrire quell’apporto necessario proprio per aiutare il Milan, privo del suo fuoriclasse svedese. Indubbiamente hanno influito in questo calo di forma di molti giocatori rossoneri anche gli impegni che li hanno visti protagonisti, già nel mese di settembre, per i preliminari di Europa League. Fra i milanisti, più in difficoltà certamente oggi Theo Hernandez, la cui spinta manca soprattutto per dare delle alternative alla fase offensiva.

Le questioni calde dentro e fuori dal campo

Il Milan sconta anche la palese mancanza di freschezza da parte di Kessié, ma soprattutto la geometria di un Bennacer che ha attraversato un periodo molto travagliato. Continua ad essere un equivoco anche Leao, troppo discontinuo anche nei 90 minuti. Indubbiamente l’ambiente potrebbe aver risentito anche di tutte le polemiche che hanno visto al centro il punto riferimento rossonero Zlatan ibrahimovic, ma anche l’annosa questione relativa al rinnovo di Calhanoglu e soprattutto di Gigio Donnarumma. Non sono certo la causa principale di questi risultati altalenanti ma non sono certo piaciuti atteggiamenti e decisioni da parte degli arbitri, che hanno penalizzato il Milan, in queste ultime settimane. Mi riferisco, per esempio, alla decisione di non assegnare il rigore per l’intervento di Bakayoko su Theo Hernandez, oppure nel match dell’Olimpico, la mancata assegnazione del calcio di punizione per il fallo evidente su Hakan Calhanoglu. Qui il Milan ha battuto ogni record. E forse l’unica squadra che in un campionato ha visto due chiamate al Var, con gli arbitri che hanno poi confermato la loro prima decisione. Per non parlare anche della cervellotica espulsione di Zlatan Ibrahimovic a Parma.

Cinque partite per un degno finale

Ora il Milan deve concentrarsi solo e unicamente sul match contro il Benevento, senza stilare tabelle, senza pensare alla classifica oggi molto complicata per i rossoneri, senza guardare agli impegni degli avversari. La vittoria contro gli uomini di Inzaghi può essere la chiave di volta per affrontare la Juventus, in un vero e proprio spareggio Champions, la settimana successiva a Torino. Il Milan deve partire dalla sua identità di gioco, emersa anche solo a tratti con Sassuolo e Lazio, ma ritrovare quel senso di autostima, quella convinzione e determinazione che gli ultimi risultati negativi hanno ovviamente contribuito a veder diminuire nella testa e nel cuore dei giocatori di Stefano Pioli. Proprio Stefano Pioli è la figura che grazie alla sua esperienza, alla sua calma, alla sua professionalità e personalità deve aiutare il gruppo a uscire da questo mare in tempesta, da questo Scilla e Cariddi, dove è finito l’elegante nave rossonera, oggi con qualche toppa nelle vele. Non andare in Champions League rappresenterebbe un ostacolo al progetto della proprietà, progetto che sembrava su brillanti prospettive e su traguardi realizzabili. Cinque partite per non rovinare un campionato splendido, cinque partite per ribadire che il Milan merita di andare nel salotto buono d’Europa.