Era arrivato a Milanello con una missione quasi impossibile: raccogliere l’eredità di Andriy Shevchenko, passato la stessa estate al Chelsea per 45 milioni di euro. Difficile mantenersi all’altezza di aspettative così alte e, in effetti, l’avventura rossonera di Ricardo Oliveira fu un flop pressoché totale.

Un grande esordio, ma poi…

Eppure pronti via e Oliveira avevo illuso tutti, ma proprio tutti: a 8 minuti dal suo esordio assoluto in serie A contro la Lazio ecco infatti che il brasiliano (con indosso la maglia numero 7 che fu di Shevchenko) piazza il gol della vittoria rossonero alla prima di campionato. Sembrava l’inizio dell’idillio, ma era solo un fuoco di paglia

Spaesato e appesantito

Oliveira, costantemente spaesato e in ritardo di condizione, non riuscirà mai a convincere Ancelotti a puntare con decisione su di lui, a dispetto dei quasi 18 milioni di euro spesi dalla società per portarlo in rossonero. Tanto è vero che Carletto, disperato per il rendimento del brasiliano, finirà per accantonare il doppio attaccante e rispolverare con decisione il modulo ‘ad albero di Natale’ con un’unica punta (quasi sempre Inzaghi, al limite Gilardino) sfidando le ire presidenziali ma portando in bacheca un’altra Champions.

Un bidone giramondo

E del buon Ricardo alla fine si perderanno le tracce: appena 3 reti in 26 presenze complessive con la maglia rossonera e una cessione imminente (al Saragozza) alla riapertura del calciomercato. Un vero e proprio bidone, insomma. Che dopo l’esperienza rossonera ha trovato l’ambiente giusto in riva all’Ebro per poi perdersi nuovamente e girovagare tra Betis, Al Jazira, San Paolo, Al Wasl, Santos, Atletico Mineiro e Coritiba, dove milita tuttora. Senza grandi rimpianti da parte dei tifosi rossoneri…