4 luglio 2004: la Grecia entra nel mito. E parliamo di pallone, non di epica o di storia. La piccola nazionale guidata da Otto Rehhagel elimina, una dopo l’altra, compagini ben più quotate come Francia, Repubblica Ceca e il Portogallo padrone di casa e va a vincere (clamorosamente) il campionato Europeo. Il tutto ad un mese dal ritorno a casa delle Olimpiadi, che si sarebbero svolte ad Atene per le prima volta nella storia moderna. Vi ricordate i protagonisti di quell’impresa?

Il sosia di George Clooney in porta

In porta c’era lui, Antonis Nikopolidis. Lo chiamavano il George Clooney di Grecia, per via del capello brizzolato che ammaliava più l’occhio delle ammiratrici che quello di osservatori e talent scout. L’allora portiere del Pao (passò all’Olympiakos dopo il trionfo europeo) sbarrò la porta ad un giovane Cristiano Ronaldo ancora in cerca d’autore e disinnescò i tentativi dei vari Figo, Rui Costa e Deco.

Dellas, una colonna greca

Leader della difesa era Traianos Dellas, lunganone visto anche alla Roma, non irresistibile nell’uno contro uno ma quasi insuperabile di testa. E proprio la capocciata del centrale giallorosso in semifinale contro la Repubblica Ceca valse agli ellenici i biglietto per la finale. In coppia con lui, al centro della retroguardia, l’esperto Michalīs Kapsīs, di cui però si persero le tracce dopo una fugace esperienza a Bordeaux. Ai lati due terzini tutta corsa come Seitaridis (che vincerà di lì a breve la coppa Intercontinentale con il Porto) e Fyssas, che proprio in Portogallo era di casa, giocando per i lusitani del Benfica.

Fosforo Zagorakis

Ma il simbolo di questa Grecia fu soprattutto la classe operaia di capitan Zagorakis, la bandiera del Paok Salonicco (di cui oggi è dirigente) a cui Carletto Mazzone affidò le chiavi del centrocampo del suo Bologna. Non andò benissimo, considerata anche le alte aspettative per quello che era stato i miglior giocatore dell’Europeo. Al suo fianco l’esperienza di Basinas e la grinta di Katsouranis.

Re Mida Charisteas

Dei tre d’attacco ci ricorda soprattutto grazie ai gol (tre, contro Spagna, Francia e Portogallo) di Angelos Charisteas, fino ad allora mesta riserva del Werder Brema e diventato d’improvviso l’eroe per caso di un’intera nazione. Con lui anche Zisis Vryzas (ex Perugia e Fiorentina) e Stelios Giannakopoulos, all’epoca fantasista del Bolton.

Il demiurgo: Otto Rehhagel

Contropiede feroce, disciplina tattica e spirito d’appartenenza. E’ tutto qui il segreto della Grecia di Otto Rehhagel, un allenatore che in carriera di miracoli ne aveva già fatti parecchi, vincendo la Bundesliga tre volte, due alla guida del Werder Brema e una con il neopromosso Kaiserslautern.