Il Fu Eriberto, parafrasando Pirandello, lui che all’anagrafe era semplicemente Luciano. Vi ricordate la storia di questo tornante brasiliano, balzato agli onori delle cronache per un paio di ottime stagioni nel Chievo dei Miracoli di Gigi Del Neri e poi tranistato anche in maglia nerazzurra?



Disposto a tutto per sfondare

Una storia davvero grottesca, la sua: Luciano Siqueira de Oliveira, la cui data di nascita è il 31 dicembre 1975, pur di coronare il sogno di giocare a calcio era disposto davvero a qualsiasi cosa. Tanto da “comprare” una nuova identità pur di togliersi qualche anno di troppo che rendeva difficile (se non impossibile) una chiamata della serie A brasilana.

Una nuova identità

E così, nel 1996, ecco spuntare, dal nulla, il promettente Eriberto Conceicao da Silva (21-1-1979), tesserato subito dal Palmeiras e sbarcato poi in Italia con Bologna, Chievo ed Inter. 



La gloria arriva, la felicità no

La gloria dunque arriva, la felicità no. A rivelarlo lo stesso brasiliano, in una lunga confessione a cuore aperto:

Non sapevo più chi ero, avevo crisi d’identità profonde, pensavo a quando mio figlio che adesso ha due anni sarebbe cresciuto: come lo avrei chiamato? Sono cresciuto senza genitori e dovevo lavorare per poter mangiare. Ho colto quest’opportunità: cambiare nome dando retta a gente più grande di me che mi ha consigliato di provarci. Mal che vada, dicevano, tornerai indietro e comincerai a lavorare un’altra volta

Una storia di grande umanità

Un racconto straziante, quello di Luciano, che nel finale rivela però un barlume di grande umanità

Più passava il tempo e più mi facevo delle domande. Nel 2002 sarei potuto andare alla Lazio e guadagnare tanti soldi, ma ho preferito prendere coraggio e dire la verità. Non riuscivo più a reggere il peso della bugia

E così Eriberto è tornato ad essere Luciano. O, più semplicemente, se stesso.