Nell’edizione 1971/72 dell’allora Coppa dei Campioni, il giovane Borussia Mönchengladbach di Hennes Weisweiler lascia la prima, indelebile traccia del proprio passaggio sul palcoscenico continentale, rifilando un roboante 7-1 alla ben più navigata Inter di Sandro Mazzola e Roberto Boninsegna, in quella che è passata alla storia come ‘la partita della lattina‘. Proprio Bonimba racconta l’episodio che lo vide sfortunato protagonista…

Una Coca Cola in testa

Sul punteggio di 2-1 per i tedeschi, una lattina di Coca Cola proveniente dagli spalti del Bokelbergstadion colpisce al capo Bonimba che si accascia a terra:

Non ricordo ciò che accadde dopo, perché rimasi svenuto sul campo… Avevo appena segnato il gol che poteva rimetterci in partita (Gladbach in vantaggio per 2-1 ndr), poi andai a battere un fallo laterale e fui colpito in testa da dietro: persi conoscenza, ma riuscirono a rianimarmi gettandomi addosso una secchiata d’acqua fredda. Appena rinvenuto, il dottor Correnti mi accompagnò negli spogliatoi, malgrado io volessi continuare a giocare.

Un malconcio Bonimba costretto ad abbandonare il campo in barella.
Boninsegna viene portato fuori in barella.

Il corpo del reato

I nerazzurri approfittano della situazione per chiedere all’arbitro la sospensione dell’incontro. Quelli del Gladbach accusano gli italiani di aver proditoriamente messo in piedi una farsa. In campo volano gli stracci, il fischietto olandese Jef Dorpmans ferma la gara. Sandro Mazzola scorge due tifosi interisti oltre la recinzione che separa le tribune dal rettangolo di gioco, uno di loro sta sorseggiando una lattina di Coca Cola. Ed ecco l’idea, fulminea, illuminante. Il numero 8 nerazzurro si fa consegnare l’involucro d’alluminio ormai vacante e lo esibisce all’arbitro come corpo del reato.

Puledri imbizzarriti

Malgrado la presunta prova del misfatto prontamente reperita dal solerte Mazzola, la partita riprende e i Puledri imbizzarriti si sbizzarriscono a suon di gol, confezionando un cappotto di alta sartoria per l’Inter. Boninsegna, già rientrato negli spogliatoi a causa del colpo subito, non può, fortuna sua, assistere alla disfatta nerazzurra:

Mi han detto che in campo accadde di tutto… Corso venne espulso e dovette scontare diverse giornate di squalifica, ma l’arbitro aveva rassicurato i miei compagni, garantendo loro che per lui la partita era finita nel momento in cui ero stato colpito, quindi quel 7-1 in favore dei tedeschi fu un risultato falsato.

Ci pensa Peppino Prisco!

Per il Borussia una vittoria di Pirro, che si rivelerà inutile ai fini del passaggio del turno. L’avvocato Peppino Prisco, allora vice presidente dell’Inter, riuscirà infatti a ottenere la ripetizione della gara in campo neutro. Gara che terminerà a reti bianche, dopo il 4-2 subito dal Gladbach in quel di San Siro che arresterà la cavalcata dei Fohlen verso la finale. Secondo Boninsegna, i nerazzurri erano di gran lunga più forti dei tedeschi e lo dimostrarono sul campo, non in tribunale, come qualcuno volle insinuare:

Quel 7-1 non vale nulla, poiché dimostrammo sul campo di essere più forti di loro, pareggiando 0-0 a Berlino nella ripetizione della gara di ritorno dopo aver vinto 4-2 a San Siro.