Una partita passata alla storia del calcio, quella dei quarti di finale di Coppa del Mondo 1986. Allo stadio Atzeca di Città del Messico si gioca Inghilterra-Argentina, una partita che, oltre all’aspetto meramente calcistico, nasconde risvolti politici: sono gli anni in cui i due Paesi sono in guerra per la conquista delle isole Falkland (o Malvinas, come sono chiamate nel mondo ispano-americano), un piccolo arcipelago dell’Atlantico distante un migliaio di kilometri dalle coste argentine, ma annesso al territorio del Regno Unito.

La vendetta di Diego

La guerra si combatté in circa due mesi tra aprile giugno del 1982 e vide la netta vittoria degli inglesi: gli argentini dovettero così ritirarsi in buon ordine ed abbandonare ogni pretesa sulle isole. Quattro anni dopo, nello scenario dei Mondiali di calcio, va in scena la vendetta argentina, guidata dal capopopolo per antonomasia: Diego Armando Maradona.

La mano de Dios

La tensione è palpabile: gli argentini scendono in campo carichi a molla con il chiaro obiettivo di riscattare la sconfitta militare, mentre gli inglesi appaiono intimoriti e quasi preoccupati per la foga degli avversari. Dopo un primo tempo concluso sullo 0-0, la ripresa si apre con un pallone che si impenna al limite dell’area di rigore inglese: lì, c’è solo il ‘piccolo’ (alto appena 165 cm) Diego Armando Maradona, che non faceva certo del colpo di testa la sua arma migliore. L’uscita in presa alta del portiere Peter Shilton sembra tranquillizzare tutti i sudditi di sua Maestà: troppo più alto il numero uno britannico per poter subire gol. E, invece, la palla assume una traiettoria strana, supera il portiere e si infila, rimbalzo dopo rimbalzo, in fondo al sacco. Era gol. Un gol pazzesco in tutti i sensi.

Gli inglesi protestano, ma…

Maradona si guarda in giro e corre beffardo ad esultare, facendo finta di niente. I difensori inglesi formano un capannello intorno all’arbitro tunisino Ali Bennaceur denunciando ad ampi gesti: Maradona ha colpito il pallone di mano, altrimenti non avrebbe mai potuto superare Shilton. Una dinamica poi in effetti confermata dalle immagini televisive e dallo stesso Diego a fine partita:

Es la mano de Dios

La mano di Dio ha insaccato quel pallone, come a voler riparare a qualche torto. Anzi, ad un torto in particolare: l’invasione delle Isole Falkland. Tutto ora ha un senso nel racconto romanzato per l’opinione pubblica argentina, anche se al di là dell’Atlantico denunciano uno scandalo calcistico senza precedenti.

Il gol del secolo

Neanche quello che è accaduto pochi minuti dopo è riuscito a smorzare le polemiche: tempo 4 minuti e Maradona si inventava quello che, secondo molti, è il gol più bello della storia del calcio. Diego prende palla sulla propria trequarti e salta come birilli Hoddle, Reid, Sansom, Butcher, Fennwich e infine il portiere Shilton: la sua corsa di 60 metri si concluse in 10 secondi con il pallone che rotolava in rete per il 2-0 dell’Argentina.

Partita quasi chiusa (Lineker accorcerà per il 2-1 nel finale) e Albiceleste proiettata verso la Coppa del Mondo. Ma questa è un’altra storia. Un’altra meravigliosa pagina incastonata nel libro-mastro di questo sport…

Copy: Facundo Vacotti