Un legame indissolubile, quello tra Jamie Vardy e il Leicester, cominciato nel lontano 2012 e destinato a durare -a suon di gol- fino al 2023, visto il rinnovo di contratto appena siglato tra le parti…



Top scorer a 33 anni

Vardy è arrivato a Leicester dal Fleetwood, club all’epoca militante in League Two: appena pochi mesi prima lavorava come operaio in fabbrica e si dedicava al calcio solo nel tempo libero. La chiamata delle Foxes gli ha cambiato la vita e Jamie ha ripagato la fiducia a suon di gol: in totale sono 129 in 309 presenze, quarto tra i marcatori di tutti i tempi del club. La stagione appena conclusa ha visto Vardy laurearsi capocannoniere della Premier League per la prima volta nella sua carriera: un’impresa che non gli era riuscito nemmeno nel 2015/16, quando i ragazzi di Ranieri vinsero una storica Premier League. Automatico, quindi l’adeguamento del contratto con conseguente rinnovo fino al 2023, quando avrà 36 anni…

Quel no all’Arsenal

Dopo la conquista della Premier, nel 2016, Vardy fu ad un passo da lasciare Leicester per firmare con l’Arsenal di Wenger. Quando era ormai tutto fatto, ecco il colpo di scena: Vardy, mortificato per la sollevazione popolare espressa via social dai tifosi del Leicester, rinuncia al faraonico contratto offerto dai Gunners e sceglie per sempre le Foxes. Un gesto che sarà ricordato per sempre dai tifosi e che ne farà la bandiera del club.



Gol e braccialetto elettronico

I gol sono sempre stati una costante nella vita di Vardy: ne ha sempre fatti tanti, dai campi sterrati del dilettantismo al verde prato di Wembley, il sogno di ogni inglese, che ha potuto calcare con indosso la maglia bianca della Nazionale dei Tre Leoni. Eppure la storia personale del centravanti racconta anche di momenti difficili, di una vita privata tra luci e ombre, che solo grazie ai gol è riuscita a svoltare:

Fui costretto a giocare per 6 mesi con un braccialetto elettronico. Ero stato punito per una rissa in un pub. Andai lì una sera con un mio amico che aveva l’apparecchio acustico. Due persone lo presero in giro e io lo difesi. Io sono così, difendo sempre i miei compagni. Però il problema è che quando giocavamo in trasferta lontano, riuscivo a giocare un tempo o poco più perché ero in libertà vigilata. Potevano massacrarmi di calci, non sentivo mai dolore col braccialetto alla gamba

Una storia d’altri tempi per un giocatore d’altri tempi. Uno dei pochi che, nella storia recente del calcio, ha deciso di mettere il cuore davanti al portafogli.

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