Semplicemente immortale, Diego Armando Maradona: in lui il Dio del calcio si è compiaciuto. Sul campo, compiva autentici miracoli, rendeva possibile l’impossibile, accarezzava il pallone e prendeva a calci la scienza!

La scienza sbaglia, Diego no!

È il 3 novembre 1985, al San Paolo arriva L’invincibile Armata, non quella di Filippo II, ma la Juventus di Trapattoni e Platini, otto su otto in campionato, a caccia della nona vittima da sacrificare sull’altare dello scudetto. E invece la nona la suona Maradona, novello Beethoven, che compone un Inno alla gioia per i 70.000 del San Paolo. Se ne sono andati 27 minuti della ripresa quando Giancarlo Redini da Pisa fischia una punizione a due nell’area della Juve. Sul pallone Pecci e Maradona, ma stavolta, neanche Diego riuscirebbe a metterla nel sette, troppo vicina la barriera per provare a scavalcarla, troppo esigua la distanza dalla porta perché la palla possa scendere all’incrocio anche ammettendo che riesca a superare il muro bianconero. Lo dice la fisica, è scienza, non è un’opinione. Ma Diego della fisica se ne infischia e la scienza la prende a calci. Il pallone invece lo accarezza e con quella carezza lo mette proprio dove pareva impossibile metterlo. Dove i pali della porta s’incontrano, lì dov’è impossibile arrivare. Maradona 1 Juventus 0, Maradona 1 Fisica 0. The impossible made possibile. Per Diego non esiste Mission Impossible!

Corridoio invisibile

Finale del Mundial di Messico ‘86: Argentina e Germania già vedono all’orizzonte lo spettro dei supplementari, quando Henrique appoggia il pallone a Maradona all’altezza del cerchio di centrocampo… Il Diez albiceleste è circondato di maglie tedesche, ma con la coda dell’occhio legge lo scatto in profondità di Burruchaga e lo serve nello spazio di prima intenzione: un assist fantascientifico quello del Piebe de Oro, impossibile anche soltanto da immaginare per chiunque altro! 

Come Caravaggio

Genio e sregolatezza: questo era Diego Armando Maradona, prendere o lasciare! Capace di dar forma ai sogni con quel mancino che piegava al suo volere anche le leggi della fisica, l’argentino, fuori dal campo, amava vivere pericolosamente, tra eccessi e stravizi, come Caravaggio, sempre sospeso tra le virtù dell’artista e i demoni dell’uomo comune!

Poco atleta, genio immenso

Diego Armando Maradona non possedeva esattamente quello che si dice un fisico da atleta: bassino, tarchiatello e neppure magrissimo, El Piebe de Oro, però, col pallone tra i piedi era capace di tutto… Anche di vincere un Mondiale praticamente da solo!

Maradona è megl’ ‘e Pelé

Meglio Maradona o Pelé? Non ha dubbi Tommaso Paradiso, che si prende una bella responsabilità, affermando che: “Maradona è megl’ ‘e Pelé”.

La mano de Dios

gol si segnano coi piedi, le mani invece si usano per evitarli i gol. Non una grande scoperta in verità, sta scritto sul regolamento. Ma ogni regola che si rispetti, per essere confermata, deve avere la sua eccezione. Così capita che qualcuno le mani le abbia usate anche per segnarli i gol, vedi Maradona nei quarti di finale dei Mondiali di Messico ’86: la Mano de Dios beffa Shilton e regala al popolo argentino la rivincita sugli inglesi dopo lo ‘scippo’ delle Isole Falkland!