Quando sogno e realtà s’incontrano, tutto può succedere: guardi Rivera e Zico in televisione, immaginandoti un giorno al posto loro, finché quel giorno non arriva davvero e il bambino di allora, divenuto uomo, si ritrova sulle spalle la 10 di Diego… La distanza tra sogno e realtà, a volte, non è incolmabile: Igor Protti l’ha percorsa tutta…

Igor Protti ha avuto il privilegio di vestire la 10 di Maradona, quella maglia che a nessuno mai sarà più concesso di indossare…

La 10 del Napoli è sempre appartenuta a Maradona, anche quando la indossavano altri… Vestirla dopo di lui per me ha rappresentato un privilegio raro, ma, mentre ce l’avevo addosso, sentivo che era sua comunque sua, di Diego soltanto”. 

Con quella maglia addosso, Protti segnò un gol meraviglioso alla Juve, rispondendo ad un altro numero 10, Alex Del Piero…

Quel gol rappresentò per me il momento più bello di quella stagione sfortunata con la maglia del Napoli: una rete pesante, che ci regalò il pareggio all’ultimo minuto, segnata col piede ‘sbagliato’, il sinistro che non era il mio, contro la Juventus prima in classifica!” 

Il numero 10 ha accompagnato Protti per tutta la carriera: quale altro 10 Igor considerava il suo rivale in quegli anni?

Ce n’erano tanti, tutti campioni straordinari, da Baggio a Zola, da Rui Costa a Mancini: difficile fare un nome solo, ma col Mancio ho avuto anche la fortuna di giocare insieme e devo dire che lui era capace di tutto col pallone tra i piedi, pareva avesse altri due occhi dietro la testa”.

La 10 nel destino: perché Igor Protti sceglie proprio quella maglia?

Ho cominciato ad indossarla guardando Gianni Rivera, per il quale nutrivo un’autentica passione da bambino… Poi, crescendo e continuando a giocare, ho ammirato Zico e Hughes, che anche loro portavano il 10 sulle spalle“.

A Bari Protti vince la classifica cannonieri e al termine di quella stagione sembra vicinissimo all’Inter, ma poi l’affare sfuma: resta quello oggi il rimpianto più grande?

Sportivamente non ho nessun rimpianto, perché al calcio ho dato tutto me stesso, ricevendo in cambio tantissimo: l’unico rammarico rimane quello di non aver avuto mio padre a vedermi esordire in Serie A, ma spero mi abbia comunque guardato da lassù…” 

Dal Bari alla Lazio: in biancoceleste Protti doveva dar vita ad una coppia da sogno con Beppe Signori, ma qualcosa andò storto…

L’inizio fu traumatico, non soltanto per me, ma per tutta la squadra: con Zeman le cose non andavano bene, mentre con l’arrivo di Zoff nella seconda parte della stagione, cominciammo una rincorsa che ci portò al quarto posto… Giocavamo con un attacco a tre nel quale Beppe ed io venivamo schierati esterni ai lati di Casiraghi, quindi con Signori non avemmo quasi mai la possibilità di fare coppia… Mi sono sempre trovato bene con centravanti forti fisicamente come Kenneth Anderson e Lucarelli, alla Lazio, invece, sia io che Beppe cercavamo di sfruttare a nostro vantaggio le caratteristiche di Gigi Casiraghi…

Grande sintonia con Cristiano Lucarelli, ma quel feeling in campo era conseguenza anche di un legame fuori?

Cristiano ed io eravamo in sintonia per caratteristiche tecniche, ma anche per quell’amore sincero verso il Livorno che entrambi nutrivamo: in campo non ci comportavamo soltanto come professionisti, ma anche come tifosi! Abbiamo vissuto insieme la città a trecentosessanta gradi, condividendo tutto, dentro e fuori dal campo”.

Un aneddoto che descriva al meglio il legame tra Protti e Lucarelli?

A Livorno, Cristiano non era partito benissimo, perché aveva bisogno di più tempo per entrare in forma: così, a metà campionato, durante una riunione col Presidente, Lucarelli ebbe uno scontro piuttosto duro con Spinelli e minacciò di andarsene… Uscì sbattendo la porta ed io presi le sue parti, dicendo che, se davvero se ne fosse andato, avrei fatto lo stesso… Alla fine fummo confermati entrambi e vincemmo il campionato di Serie B, conquistando una stitica promozione!” 

C’è uno come Igor Protti oggi in Serie A?

Difficile fare paragoni, specie per me che non li ho mai amati, ma un amico giornalista di Bari mi ha detto qualche tempo fa che Lautaro Martinez, in alcune movenze, gli ricorda me…

Il trenino del Bari nacque da un errore: chi sbagliò in quell’occasione? 

I primi ad esultare in quel modo furono Gerson e Pedone in una partita che vincemmo a Padova per 2-0: loro si misero a quattro zampe vicino alla bandierina come da copione, a sbagliare furono tutti gli altri, che, accodandosi, diedero vita involontariamente al celebre trenino!