Da Dortmund a Dortmund: un viaggio lungo undici anni per giungere puntuale all’appuntamento col destino… Il destino di Alex Del Piero…

La pallina oltre il divano

Il giovane Del Piero è cresciuto a pane e Platini, provando e riprovando, con insistenza quasi maniacale, a replicare esattamente le traiettorie liftate dell’idolo Michel e ricevendo in cambio, da mamma Bruna, certi sermoni che neanche la domenica in chiesa. Che c’è di male, si chiede il piccolo Alex, nel voler emulare le gesta del proprio calciatore preferito? Nulla, se non cerchi di farlo nel salotto di casa, calciando di interno destro una pallina da tennis e imprimendo ad essa un effetto tale da farle scavalcare il divano mandandola a sbattere sull’interruttore della luce.

Una sera di pioggia

Quel particolare effetto a rientrare impresso a quella pallina è lo stesso che una decina d’anni più tardi, Alessandro imprimerà al pallone per indirizzarlo all’incrocio dei pali della porta difesa da Klos in una sera di pioggia a Dortmund…

Un lampo di luce

Il bambino che calciava ad effetto una pallina da tennis oltre il divano del salotto di casa per innescare l’interruttore della luce, adesso, diventato uomo, la luce la accende sul campo del Westfalen Stadion, abbagliando tutti, compagni, avversari, milioni di tifosi. Jugovic ferma Tretschok, palla a Paulo Sousache lancia Del Piero sulla sinistra. Il numero 10 bianconero entra in area, punta Kohler che gli si para davanti, una finta, un’altra e in una frazione di secondo, ecco l’invenzione: Alex calcia quel pallone imprimendogli lo stesso particolare effetto che consentiva alla pallina di superare il divano finendo per centrare in pieno l’interruttore. Allo stesso modo, il pallone disegna nell’aria umida di pioggia una parabola che scavalca l’ex compagno Kohler e, lasciandosi dietro una scia bagnata simile alla coda luminosa di una cometa, va a spegnersi nel sette, lì dove Klos non può nemmeno pensare di arrivare.

Marchio di fabbrica

Nasce così il gol alla Del Piero, non un semplice gol, piuttosto un marchio di fabbrica, un segno distintivo, come la di Zorro, la S di Superman, il pipistrello di Batman, la sfiga di Fantozzi. Interno destro a giro sul palo più lontano, una giocata che già in un paio d’occasioni Alessandro ha provato nella stagione precedente con egual esito: a Napoliprima e a Roma contro la Lazio poi. Una giocata che ripeterà in serie, sui campi d’Italia, d’Europa e di nuovo su quello di Dortmundundici anni dopo. Da Dortmund a Dortmund, dalla Champions League alla Coppa del Mondo.

Dalla Champions al Mondiale

È il 118′ di una semifinale tiratissima, che l’Italia ha sbloccato con caparbietà e fatica nel secondo supplementare grazie a un Fabio Grosso formato MundialCannavaro stoppa l’arrembaggio tedesco ed esce dalla difesa portandosi avanti il pallone col petto, subentra Totti che lancia Gilardino. Il centravanti temporeggia, attende qualcuno a cui appoggiare la palla. Quel qualcuno è Del Piero, proprio lui, che ha seguito l’azione e attraversato di corsa tutto il campo come sospinto da una forza invisibile per giungere puntuale all’appuntamento col destino.

Il Gila legge con la coda dell’occhio il movimento di Alex alle sue spalle e gli appoggia il pallone: il numero 7 azzurro arriva di slancio, un tocco lieve, quasi una carezza, la palla nel setteStessa portastesso angolostessa parabola beffardaimprendibile. Ancora un gol alla Del Pieroundici anni dopo il primo.

Il gol più importante

A distanza di anni da quella indimenticabile prodezza, Del Piero ricorda così il suo gol più importante:

Il mio gol più importante? Quello con l’Italia, per importanza, per significato, per la Germania, per lo stadio di Dortmund… Per il fatto che Italia-Germania è sempre unica, per il 120’, per il fatto che era una semifinale, per il mio momento personale e storico. Quel Mondiale rappresentava l’ultima possibilità per una generazione di vincere qualcosa.