C’è sempre un alibi per Maurizio Sarri: dal caldo al fatturato, il Comandante trova sempre un motivo per lamentarsi e adesso che è tornato in panchina, sentiremo di nuovo le sue scuse, spesso fantasiose…

1) Il Natale

Si appellò pure al clima natalizio l’allora tecnico del Napoli per giustificare le difficoltà della sua squadra, distratta dall’atmosfera di festa:

Questa interruzione non mi piace, sarebbe più giusto continuare a giocare. Esattamente come succede in Inghilterra.

E ancora: 

Credo che avere intorno delle persone in festa quando tu invece devi lavorare e giocare ogni tre giorni non sia una cosa positiva per i calciatori.

2) Il fatturato

Altro cavallo di battaglia di Sarri ai tempi di Napoli era il fatturato, argomento che, ne siamo certi, tornerà di moda adesso che siede sulla panchina della Lazio:

I numeri parlano chiaro, noi siamo quinti come fatturato. E mi sembra evidente che chi ha il fatturato più alto vinca.

E poi:

Il Napoli dal punto di vista economico in questo momento storico non può competere con le società top d’Europa e l’unica strada percorribile è prendere buoni giocatori molto giovani con la speranza che diventino grandi.

3) Il caldo

Alla vigilia del Derby della Mole, Maurizio Sarri commenta polemicamente la decisione di giocare Juve-Toro alle 17:15:

Derby col Torino alle 17? A quell’ora non è possibile giocare, il campo sarà una fornace.

Non fu quella però la prima volta che il Comandante si lamentò del caldo… Lo aveva già fatto al termine di Juve-Fiorentina nel settembre 2019:

Adesso giocare alle 15 o alle 20.45 cambia, perché in mezzo al campo c’erano 35 gradi. 

4) Il calendario

Non solo il caldo tra le scuse accampate da Sarri in passato, ma anche il calendario:

Giocare per otto volte dopo la Juventus ci può mettere pressione. Magari in quattro circostanze le scelte erano obbligate per la Champions, però nelle altre occasioni si poteva fare diversamente. E’ assurdo. C’è buona fede, ma sulle capacità di chi prende queste decisioni in Lega mi viene il dubbio.

5) La penombra

La scusa più esilarante di tutte rimane comunque ancora oggi quella della penombra:

Non mi piace, è antisportivo, bisogna partire tutti alla pari e la contemporaneità sarebbe ideale. In primavera nessuno vorrebbe giocare alle 12.30 e alle 18 e la Lega è stata poco attenta assegnandoci questi due orari. Alle 18 giochi in penombra ed è bruttissimo, alle 12.30 è un insulto al calcio e nessun giocatore ama farlo.