Nessuno è profeta in Patria, dicevano i latini, che spesso e volentieri ci azzeccavano. E, in effetti, ad una prima analisi che riguarda il mondo del calcio successo parecchie volte che un calciatore non riuscisse a dare il meglio di sé con la maglia della squadra della propria città: pressioni esterne, ansia da prestazione e paura di deludere familiari e amici sono spesso e volentieri alla base di questo insuccesso. Tanto che, non più tardi di qualche anno fa, il patron del Napoli Aurelio De Laurentiis aveva dichiarato di non voler più ingaggiare calciatori napoletani di nascita proprio per questo motivo. Eppure, nella storia del calcio ci sono diversi calciatori che sono riusciti a diventare Profeti in Patria, in alcuni casi giurando fedeltà ad una sola maglia, ottenendo risultati soprendenti. Scopriamo insieme la top 10 dei profeti in patria…

  • PAOLO MALDINI (MILAN)
    Milanese e milanista dalla nascita, quando era bambino si godeva l’album dei ricordi di papà Cesare, capitano del leggendario Milan di Rocco, sperando un giorno di poterne emulare le gesta. Sappiamo tutti come finirà, con Maldini che diventerà uno dei calciatori più emblematici della storia del club della sua città, tornando anche nelle vesti di dirigente.
  • FRANCESCO TOTTI (ROMA)
    Quattro lettere, un grande amore nel cuore di Francesco Totti, che ha sposato la squadra della sua città rinunciando a ricche e vantaggiose offerte pur di coronare il suo sogno di vincere uno Scudetto con la maglia che ha sempre amato e che, ancora oggi, per lui è una seconda pelle.
  • WALTER ZENGA (INTER)
    Milanese anche lui, ma interista fino al midollo, Walter Zenga è stato un simbolo nerazzurro per oltre 12 anni, vincendo con la maglia dei propri sogni lo scudetto dei record e 2 coppe Uefa, diventando anche il miglior portiere al mondo per tre anni di fila.
  • STEVEN GERRARD (LIVERPOOL)
    Nel giorno del suo addio al calcio i tifosi dei Reds hanno avuto la brillante idea di rendere orizzontale il numero 8 della sua maglia facendolo così diventare il simbolo dell’infinito. Infinito come l’amore di Steve G per la sua città e la sua squadra: insieme non sono riusciti nell’impresa di vincere lo scudetto, ma la Champions di Istanbul è un’impresa che è patrimonio di tutta la città inglese.
  • ALAN SHEREAR (NEWCASTLE)
    Dopo aver vinto, un po’ a sorpresa, campionato e titolo di capocannoniere con il Blackbourn, Sherear era l’astro nascente del calcio inglese e doveva solo scegliere in quale grande squadra avrebbe voluto giocare. Solo che lui non ha mai avuto dubbi: voleva tornare nella sua città, Newcastle upon Tyne, e diventare una bandiera dei Magpies. Cosa che peraltro gli sarebbe riuscita alla perfezione, nei 10 anni di militanza in bianconero. Peccato solo perchè un trofeo lo avrebbe davvero meritato…
  • FERNANDO TORRES (ATLETICO MADRID)
    El Nino fu sacrificato sull’altare della crisi economica che attanagliò l’Atletico nel 2007, dopo anni di valanghe di gol in tutte le categorie, e decise di ritornare nel 2015 per andare a prendersi un sogno: vincere un trofeo con la maglia dei suoi colchoneros. E ci riuscì nel 2018, quando l’Atletico battendo il Marsiglia in finale conquistò l’Europa League, regalando un lieto fine alla carriera di Torres…
  • PEP GUARDIOLA (BARCELLONA)
    Guardiola, anche come profeta, è decisamente particolare. In primis perchè lui, catalano di nascita, è diventato uno dei principali sostenitori dell’indipendentismo dopo aver vestito per anni -da calciatore- la maglia della Roja. E poi perché Guardiola è un doppio profeta in Patria, nel senso che ha vinto tutto da calciatore e, non contento, ha bussato alla porta della leggenda quando è tornato a Barcellona anche da allenatore.
  • RAUL (REAL MADRID)
    Madrileno di nascita, Raul è diventato il simbolo planetario del madridismo dei primi anni 2000, quando il calcio è diventato uno dei principali business del mondo globalizzato. E poco importa se, da bambino, era un tifoso accanito dell’Atletico: la difficoltà di imporsi nella propria città per lui è stata doppia, e a maggior ragione Rau Gonzales Blanco va considerato di diritto nel pantheon dei madrileni illustri.
  • GIANFRANCO ZOLA (CAGLIARI)
    Solo l’amore smisurato per la sua terra poteva fargli lasciare il Chelsea del rampante Roman Abramovic, ormai una seconda casa per lui, per andare a giocare in serie B. Ma la missione era di quelle che valgono una vita: riportare il Cagliari in serie A. E così fu, grazie anche e soprattutto alla sua presenza, dentro e fuori dal campo, che risultò decisiva per riportare la Sardegna nel grande calcio.
  • CRISTIANO LUCARELLI (LIVORNO)
    Idem come sopra. Lucarelli, attaccante di categoria con un buono stipendio, nel 2003 rinunciò ad un miliardo di lire (500mila euro di oggi) per poter indossare la maglia del Livorno, in serie B. Fu l’inizio di una cavalcata trionfale che portò, nel giro di qualche anno, i labronici dalla serie B alla Coppa Uefa, con come protagonista lui, il bomber della porta accanto.