Il calcio è un mondo strano. Parecchio strano. Se da un lato molti calciatori appaiono come cinici ricercatori di contratti milionari, dall’altro ce ne sono altri che ad un ricco contratto sarebbero stati ben felici di rinunciare per una semplice questione…di cuore. Scopriamo insieme chi sono i 5 calciatori che si sono trasferiti ‘controvoglia’ in una squadra più blasonata…

  • Roberto Baggio (1990)
    Dopo cinque stagioni alla Fiorentina arrivò per il Divin Codino il momento di trasferirsi alla Juventus. In bianconero, Baggio completerà il suo processo di maturazione calcistica, vincendo la Coppa Uefa e alzando al cielo il Pallone d’Oro. Eppure, il numero 10 non aveva nessuna intenzione di lasciare Firenze per Torino, come dimostrò platealmente alla sua prima da avversario al Franchi quando, dopo essersi rifiutato di calciare un rigore contro la sua ex squadra, una volta sostituito raccolse da terra una sciarpa viola che gli era piovuta dagli spalti, facendo andare su tutte le furie i tifosi juventini…
  • Roberto Mancini (1997)
    Il Mancio aveva fatto una precisa scelta di vita: quella di rimanere a Genova e diventare una bandiera della Sampdoria, con cui aveva vinto lo Scudetto del 1991 per poi raccogliere coppe qua e là per l’Europa. Solo che la crisi finanziaria che investì la società di Enrico Mantovani non gli lasciò altra scelta: se voleva salvare la sua squadra del cuore, doveva andare via. Solo una sua cessione avrebbe infatti risollevato le casse blucerchiate e così il Mancio se ne andò alla Lazio (dove vincerà un altro scudetto) tra i ringraziamenti commossi dei tifosi della Samp riunitisi per salutarlo al porto antico di Genova.
  • Manuel Rui Costa (2001)
    Anche il portoghese, come Mancini, aveva scelto di legarsi a vita a Firenze e alla Fiorentina. Ma anche lui non aveva fatto i conti con il crac di Vittorio Cecchi Gori che, ne giro di pochi mesi, smantellò la sua creatura perfetta, tassello dopo tassello. Prima Batistuta, che andò alla Roma, poi Toldo, accasatosi all’Inter e infine proprio lui, Rui Costa, che accettò il Milan per seguire le orme dell’allenatore Fatih Terim e per provare a salvare il suo club. Sarà un ambientamento difficile, quello di Rui in rossonero: il pianto al suo primo ritorno al Franchi da avversario gli valse uno striscione emblematico da parte della curva Sud (“Rui, basta lacrime viola: sputa sangue rossonero“). Si dice che il figlio Felipe, all’epoca bambino e tifosissimo della viola, per diversi mesi non perdonò al papà l’addio a Firenze…
  • Sandro Nesta (2002)
    Altro campione, altra bandiera, altro crac finanziario. Sandro Nesta non avrebbe potuto desiderare di meglio: giocava, da capitano, nella squadra della sua città, quella per cui aveva sempre fatto i tifo. E vinceva: uno Scudetto (il secondo della storia biancoceleste), 2 Coppe Italia, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa Italiana e una Europea. Di muoversi da Roma non aveva nessuna intenzione, tanto che una volta, avvicinato da Fernando Hierro, bandiera del Real Madrid che lo aveva indicato come suo possibile erede, Nesta gli rispose: “Grazie, ma io gioco nella Lazio!. E, invece, i guai finanziari del Presidente Cragnotti costrinsero Nesta, tra le lacrime, a cambiare aria e accettare il Milan di Berlusconi. Non andò poi tanto male: Nesta in rossonero giocherà per 10 anni e vincerà di tutto, comprese due Champions League e una Coppa del Mondo per club…
  • Ricardo Kakà (2009)
    Ci sarebbe molto da dire sull’addio al Milan di Ricardo Kakà. Ma il pensiero di ogni tifoso rossonero non può che andare al gennaio 2009 quando, sotto il diluvio che si era abbattuto sul capoluogo lombardo, i tifosi rossoneri organizzarono un vero e proprio pellegrinaggio sotto la casa del loro campione, già venduto dalla società al Manchester City per 120 milioni, per convincerlo a restare al Milan. La risposta di Kakà fu eloquente: Ricardino sventolò la sua maglia rossonera numero 22, palesando tutta la sua voglia di restare. Peccato solo che, pochi mesi dopo, il ridimensionamento imposto da Berlusconi a Galliani lo convinse ad accettare l’offerta del Real Madrid, destinazione a lui più gradita. Come andò lo sappiamo tutti, con il brasiliano che fece carte false per tornare nel 2013…