Lo abbiamo visto arrivare come l’Europeo della vita, del ritorno verso la pienezza delle nostre possibilità, con il pubblico finalmente sparso sugli spalti dell’Olimpico, con un’Italia che profuma splendidamente di primavera, non solo perché il suo CT le ha dato un gioco che ha spazzato via l’inverno degli anni precedenti ma perché i ragazzi azzurri ci piacciono veramente tanto e magari possono regalarci anche qualche sogno, a patto che non li si carichi eccessivamente di pressioni e aspettative inverosimili. Subito dopo abbiamo addirittura temuto che diventasse l’Europeo della morte, dello sprofondo più angosciante in quell’ignoto che ci ha pervasi per un anno e mezzo lasciandoci senza spiegazioni, e che nel momento del sollievo, della felicità, della sensazione di poterci allontanare da esso ci ha aggrovigliato gli occhi e lo stomaco.

Eriksen: la vera vittoria, la sua miracolosa resurrezione

In quei muti minuti in cui nessuno di noi sapeva cosa ne fosse della vita di Christian Eriksen, nessuno poteva più parlare ma tutta la famiglia del calcio si è unita in quel cordone di protezione, preghiera, disperazione e totale affidamento a forze superiori personificato dai compagni di Eriksen. Tutti siamo diventati la Danimarca e la Danimarca è diventato tutto il mondo del calcio, che prima di baruffe, controversie, foschi discorsi economico-finanziari o beghe da cortile è assolutamente questo: sentimento, unione, valore. Capitan Kjaer ha issato a emblema il suo coraggio di uomo che in tutto ciò che poteva fare è stato il primo a farlo, e poi, solo dopo che le cose si erano stabilizzate, ha ceduto alla sua umanità. I giocatori con le maglie biancorosse, completamente persi nella tenebra del terrore, hanno fatto l’unica cosa che era in loro potere: proteggere il loro compagno, schermarlo e scortarlo attendendo che fosse lui ancora una volta a vincere. Poi sono stati i medici a far sì che la tragedia non spazzasse via di nuovo tutto, è stata la presenza di un defibrillatore che ha evitato quello che per diversi, terribili istanti sembrava inevitabile. Ma quello che è successo a Eriksen e attorno alla sua miracolosa resurrezione ha fatto sì che questo diventi in definitiva l’Europeo del calcio, che finalmente ora è davvero tornato ad avere i propri ineguagliabili colori mostrando tutta la propria forza positiva. E quindi celebriamo il calcio di questo surreale, accidentato, intensissimo Campionato d’Europa. Anche perché, stando alle partite fin qui viste, è un calcio tutt’altro che disprezzabile e – viste tutte le condizioni – per certi versi addirittura sorprendente.

Il nuovo corso azzurro

Non è una sorpresa l’Italia, anche se per qualche distratto osservatore lo è stata. Da quando è arrivato Roberto Mancini, questo è il (nuovissimo) corso azzurro: un calcio moderno, attrattivo ed efficace, che ha conquistato i giocatori immediatamente e li ha migliorati tutti. L’Italia è maturata velocemente e ha una serie di risultati positivi impressionante che non possono essere edulcorati da superficiali discorsi sul livello degli avversari. L’Italia vince e perciò attira sostegni, ma soprattutto l’Italia gioca bene, ed è per questo che unisce e piace a tutti. Ha presente e futuro questo splendido prodotto di un grande Commissario Tecnico. E adesso ha di fronte una strada sulla quale provare ad accelerare a più non posso. Il concetto che dobbiamo avere tutti ben chiaro in testa per fornirle il migliore e più adeguato sostegno è questo: sarebbe assurdo adesso convincersi che questa squadra DEBBA vincere l’Europeo, ma non è più per nulla irrazionale sperare che POSSA farlo.

Belgio: un ottimo inizio

Possono farlo anche Belgio e Inghilterra, che hanno iniziato subito con un bel tiro: i Diavoli Rossi hanno il candidato numero uno al premio di capocannoniere, quel Lukaku che dopo aver piegato a sé il calcio d’Italia lo fa con totale agio anche in ambito internazionale. Il colosso interista, favorito nella sua doppietta all’esordio dall’imbarazzo della difesa russa, il devastante terminale di una squadra che gioca come se fosse un club, che mostra nella sua avanguardia tattica tracce di scuola catalana, di bielsismo e anche – permettetemelo – qualche eco gasperiniano. Il calcio di Roberto Martinez, grande allenatore e grande Commissario Tecnico, il che non è per nulla scontato. Aggiungete che in questo Belgio devono ancora inserirsi pezzi da novanta come De Bruyne, Witsel ed Eden Hazard, le condizioni dei quali rappresentano l’unico possibile enigma di questa corazzata. Se ritrova anche loro, può essere la prima vera alternativa alla Francia, che in attesa del battesimo del campo rimane la favorita d’obbligo.

Inghilterra: compagine di livello

Quel che ha detto invece l’Inghilterra è di avere tanto potenziale ma anche le connessioni per poterlo sfruttare, indipendentemente dal suo totem assoluto ovvero Harry Kane che nella vittoria sulla Croazia a Wembley ha potuto addirittura recitare la parte del comprimario. Arriverà anche lui, non abbiate dubbi…il che rende ancor più arrembanti i Leoni di Southgate. Foden e Mount sono ragazzini già splendidamente cresciuti (non a caso sono stati simboli stagionali delle due finaliste della Champions League), Sterling è l’emblema della generazione di mezzo che porta in dote un bagaglio di sogni maturati negli anni. Kalvin Phillips – il migliore in campo in assoluto nella partita d’esordio – racconta di come il movimento calcistico inglese abbia scalato tutte le gerarchie aprendosi all’internazionalità e curando ogni suo aspetto, non solo la punta della piramide ma anche tutti gli strati fino alla base. Phillips tre anni fa era un giocatore di secondo piano di una squadra di seconda divisione, poi ha incontrato Marcelo Bielsa ed è diventato un centrocampista di sbalorditiva completezza. Fra i quattordici giocatori inglesi che hanno sconfitto la Croazia, solo cinque (Foden, Rice, Sterling, Rashford e Calvert-Lewin) non hanno mai assaggiato la Championship, la seconda serie inglese che di campionato cadetto ha solo la definizione formale ma che in realtà è un torneo dai livelli e dalle dinamiche di massimo profilo. Gli altri nove – in totale – hanno giocato 584 partite nella categoria che sta un gradino sotto alla Premier League. Provate a fare una ricerca simile nelle altre Nazionali, non troverete niente di simile e di più emblematico di cosa voglia dire fare un progetto globale vincente per migliorare un movimento calcistico.

Spagna al banco di prova

Stasera testiamo la Spagna, mentre domani ci immergiamo nel girone di ferro che promette spettacolo e sorprese. Lo facciamo dopo aver visto partite vivaci, modi di giocare a calcio vari ma per la stragrande maggioranza propositivi. Siamo entrati nell’Europeo del calcio, e abbiamo appena cominciato.