Abel Balbo mastica ancora amaro, a distanza di ben 27 anni: l’ex attaccante di Roma e Fiorentina non si dà pace ripensando al Mondiale di Usa 1994, quando il cammino della sua Argentina fu compromesso dalla notizia della positività al doping di Diego Armando Maradona al termine della partita vinta per 4-0 dall’Albiceleste contro la Grecia…

“Fu un complotto”

Balbo ripercorre quei momenti nel corso di un’intervista a TNT Sports, nella quale spiega come quel mondiale sia ancora un rimpianto per tutto il popolo argentino a causa di alcune decisioni che definisce sospette:

Tutto quello che è successo con Diego è stato un complotto. L’Argentina dava fastidio e non potevano permettere che diventasse campione del mondo, soprattutto con Maradona come capitano, anche perchè era l’ultimo anno della presidenza di Havelange. 

“L’unica volta che…”

Balbo è un fiume in piena e fatica a mantenere il proverbiale aplomb. Ce l’ha con la Fifa e con un sorteggio antidoping a suo dire sospetto che avrebbe avuto il fine di complicare i piani dell’Argentina:

Hanno messo su un teatrino. È l’unica volta nella storia che un’infermiera va a cercare un giocatore dentro il campo per fargli l’antidoping. Ma poi il tempo ci ha dato ragione: nella FIFA c’era qualcosa di abbastanza losco e la verità è venuta a galla

“Potevamo vincere noi, ma…”

Era un’ Argentina, quella che si era presentata negli States, che aveva tutti i titoli per laurearsi campione del Mondo. La squalifica di Maradona, capitano e uomo squadra della Seleccion, ha però effettivamente tagliato le gambe all’umore di uno spogliatoio che si è scoperto ancora più fragile dopo l’infortunio di Caniggia, l’altro leader del gruppo:

Dopo la positività all’antidoping abbiamo perso Diego, la partita successiva abbiamo perso anche Caniggia. Contro la Romania (agli ottavi, ndr) ci siamo mangiati milioni di gol, ma la squadra non era la stessa, il gruppo era diventato debole. E così siamo usciti. Io ero convinto che saremmo diventati campioni del mondo, quel Mondiale è la più grande delusione della mia carriera