Dopo un infrasettimanale europeo decisamente in chiaroscuro e prima di una sosta per le Nazionali che porterà (e sta già portando) inevitabili problematiche, abbiamo un turno di campionato forte, importante, estremamente esigente per le big di una Serie A che in questa sua partenza ci ha complessivamente divertiti ma ha fornito pochissime indicazioni su quale sia realmente la sua scala di valori. Domenica si incrociano le quattro protagoniste della Champions, Lazio-Juventus all’ora di pranzo e Atalanta-Inter nel pomeriggio: un doppio faccia a faccia che arriva in una situazione logicamente di affanno per tutti a causa dei ritmi serrati, anche se la sensazione è che i borsini delle “big four” abbiano in questo momento andamenti divergenti.

Lazio – Juve: resistenza contro crescita

Lazio-Juve, sull’onda della scorsa stagione, è un appuntamento che porta ancora qualche conto da sistemare, perché i biancocelesti un anno fa hanno dato parecchio fastidio alla Signora togliendole la Supercoppa in Arabia e punzecchiandola sensibilmente nella corsa al campionato almeno fino al lockdown, però di acqua ne è passata e oggi si inquadra soprattutto come un grande test sullo stato dei lavori di Andrea Pirlo.
È vero che Spezia e Ferencvaros non sono avversari tali da poter essere considerati pienamente probanti, però l’immagine che la Juventus ha dato nelle ultime due uscite è stata quella di una macchina che comincia a carburare. Il rientro di Ronaldo è stato fondamentale, d’altra parte quando hai un valore del genere non puoi mai permetterti di farne a meno, ma al di là della differenza fatta dal più importante giocatore del campionato si sta assistendo a una crescita di condizione collettiva, ovvero a un principio di metabolizzazione del nuovo corso che fisiologicamente ha richiesto del tempo ma ora, se effettivamente confermato al cospetto di un rivale imponente, può rappresentare la vera messa in moto dell’era Pirlo.

Anche se per il tecnico bianconero gli incastri da trovare sono molteplici: in attesa del miglior Dybala (comunque rinfrancato almeno nello spirito dalla doppietta gentilmente regalata dalla retroguardia ungherese), Morata sta spingendo al massimo tanto da essersi imposto come elemento imprescindibile, il che da una parte premia la scelta (scelta?) di mercato bianconera ma dall’altra impone all’allenatore di pensare a come far convivere un tridente che offre un potenziale esplosivo ma richiede anche un’impalcatura molto solida. In più ci sono i giovani rampanti Chiesa e Kulusevski, investimenti molto onerosi che non possono rappresentare solo il futuro ma chiamano considerazione immediata. Non è un puzzle semplice, e la sfida del grande tecnico sta nel saper dosare gli ingredienti volta per volta al fine di avere sempre il miglior assemblaggio.

Cosa che invece ora come ora non può permettersi Simone Inzaghi, che sembra sempre destinato a una vita di trincea e battaglia. La sua Lazio ha avuto un avvio di stagione falcidiato dalle problematiche e – da questo punto di vista – pare tutt’altro che vicina alla serenità visto il caos tamponi che si è generato e che potrebbe minare ulteriormente e fortemente la situazione. Però il messaggio che l’allenatore della Lazio ha avuto dal suo gruppo è di quelli che valgono tantissimo, perché il rischio che la stagione prendesse fin da subito una deriva complicata c’era ma è stato spazzato via nella notte del ritorno in Champions League, in quel 3-1 al Borussia Dortmund che ha confermato come questa Lazio sia una squadra tosta, forte e convinta. Di conseguenza, un fattore con cui tutti dovranno fare i conti.
Da lì i biancocelesti non hanno più perso: 5 punti in tre partite di Champions League che hanno ammorbidito un girone complicatissimo e due vittorie in campionato con Bologna e Torino. Sono state due vittorie un po’ stentate, addirittura catartica quella dell’Olimpico Grande Torino perché arrivata con due reti in pieno recupero.

Però sono stati due successi che testimoniano soprattutto la grande forza mentale di questa squadra, che quando incontrerà una piena disponibilità da parte delle sue forze scoprirà di avere una rosa che in molti sottovalutano, perché non solo è stato pienamente confermato il blocco di titolari che l’anno scorso ha sfiorato lo scudetto (aggiungendogli Fares), ma è giunto alla corte di Inzaghi anche un manipolo di preziose e qualitative alternative: da Escalante a Muriqi, da Pereira ad Akpa Akpro, da Reina a Hoedt. Esattamente quello di cui la Lazio aveva bisogno: forze nuove che permettessero maggiori rotazioni e che hanno già dato un contributo visibile. Ora però c’è l’arrivo della Juventus e un potenziale spartiacque stagionale, perché se questa Lazio dalla vita sempre complicata dovesse fare risultato pieno contro i Campioni d’Italia, allora si spalancherebbe di fronte un orizzonte veramente interessante.

Atalanta-Inter: riscatto obbligato

E appena dopo aver conosciuto il risultato dell’Olimpico, ci immergeremo immediatamente in un confronto che dopo l’infausto martedì notte di Champions League ha aumentato ulteriormente la propria temperatura: Atalanta e Inter sono in difficoltà, sono ferite e si sono riscoperte con qualche certezza in meno rispetto a ciò che pensavano di avere. Però sono anche di fronte a un appuntamento che può e deve rappresentare una svolta: non ho molte certezze su cosa possa uscire da questa partita, se non che sarà una grande battaglia. I problemi dell’Inter in questo momento è principalmente quello di essere chiaramente dipendente da Lukaku, il che da una parte può sembrare naturale perché quando hai un valore individuale enormemente al di sopra della norma ne patisci l’assenza in modo determinante, dall’altra però scoperchia il vaso sulla mancanza di un piano B che dovrebbe essere rappresentato da un impianto di gioco più vario che possa permettere di sopperire all’indisponibilità del condottiero con la collettività.

Conte aveva individuato in Vidal l’elemento in grado di far fare un salto più temperamentale che qualitativo al suo centrocampo, e invece il cileno è ancora un po’ ingolfato tanto che è stato Barella fin qui a prendere le redini della squadra, dimostrandosi non solo il nuovo che avanza in tema di centrocampisti italiani ma anche un leader già pronto. Però non può essere solo lui il motore della squadra, così come è necessario registrare una difesa che ha già subito l’enormità di 15 gol in 9 uscite stagionali, e a tal proposito il ritorno di Skriniar può essere una chiave di volta determinante. Anche perché affrontare l’Atalanta vuol dire avere comunque la certezza di ritrovarsi di fronte uno tsunami offensivo, anche se la pessima serata vissuta dalla Dea contro il Liverpool ha tolto a Gasperina anche la certezza dei gol, finora mai mancata in questo avvio di stagione.
L’Atalanta vista nelle ultime settimane è una squadra a cui manca quella che è stata la caratteristica fondante del suo decollo, ovvero la capacità costante di estremizzare i ritmi: va meno forte e corre anche meno, il che ha addirittura portato Gasperini a paventare una revisione. Credo che su questa situazione influiscano i soli 45 giorni di distanza fra la fine della scorsa stagione e l’inizio della presente, soprattutto c’è il peso delle assenze di due giocatori determinanti per il funzionamento del sistema: De Roon e Gosens, uno il padrone della sala macchine e l’altro l’incursore che spesso ha fatto saltare il banco.

In più va aggiunto il fatto che l’Atalanta deve ancora ritrovare il vero Ilicic e soprattutto deve portare a regime i nuovi acquisti, tutti elementi di ottima qualità che contribuiranno ad allungare e impreziosire ulteriormente una rosa che diventerà ancor più lunga e ancor più forte, ma che al momento non sono ancora “giocatori da Atalanta”, perché per diventarlo è necessario passare attraverso il metodo-Gasperini che spesso garantisce grandi frutti ma necessità logicamente di tempo per attecchire. In mezzo a tutte queste incognite arriva una partita imperativa per entrambe, in un weekend di campionato che offre anche altri passaggi ad alto voltaggio come la necessità di Milan di rispondere al crollo europeo contro l’ostico Verona, o il viaggio di un Napoli un po’ ingrigito a Bologna e perché no la grande opportunità del Sassuolo di mettersi al comando della classifica.
Sarà anche un momento caotico, ci saranno anche grandi problematiche per tutti, ma questa Serie A continua a divertire parecchio.