L’avventura di Del Piero nel mondo del calcio è iniziata come quella di tutti i ragazzini che iniziano a calcare i campi di provincia: con un pallone, degli scarpini, ma soprattutto un poster gigante in camera a indicare la via da seguire.

Quello nella cameretta di Alessandro era Platini, giocatore della Juve e della nazionale francese e nel corso del tempo Alex ha fatto sognare gli stessi tifosi juventini e fatto disperare i francesi.

Del Piero è stato definito più volte “Il Campione della porta accanto“, la parola d’ordine è sempre stata normalità, sin da piccolo quando la famiglia di Alex è sempre stata una presenza discreta alle sue spalle, pronto a proteggerlo ma soprattutto a farlo crescere con i giusti valori, senza il rischio di perdersi nella giungla che è sempre stato il calcio professionistico.

La sua storia calcistica la sanno tutti: gli esordi nel Padova, il passaggio in bianconero, il primo gol con la Juve contro i rivali della Fiorentina: un lancio lungo e un pallonetto che fa impazzire lo stadio.
La 10 sulle spalle portata con la leggerezza dei 20 anni.

Leggi anche: Samuel Eto’o: il re del Camerun

Siamo nel 1993, Alex non ha nemmeno compiuto 20 anni e pochi mesi dopo la Juve cede un certo Roberto Baggio per lasciare la scena a Pinturicchio.

Lui non si fa certo pregare: Champions League, scudetti, Coppa Intercontinentale e una marea di gol, che da quando li realizza con continuità prendono un nome preciso ancora oggi, i Gol alla Del Piero.

E ovviamente arriva la nazionale: il rapporto non nasce con i migliori auspici, l’Europeo del ’96 era stato fiacco, e il Mondiale ’98 per lui finisce con un’occhiata al rigore di Di Biagio che si stampa sulla traversa, lo vede dalla panchina.

Il rapporto difficile con la maglia azzurra continua, siamo nel 2000 quando l’Italia è a pochissimo da vincere gli Europei sempre contro la Francia dove giocò anche il suo idolo Platini, ma Alex sbaglia due gol clamorosi che avrebbero dato il raddoppio agli azzurri, poi il pareggio di Wiltord e la capitolazione definitiva dell’Italia ai supplementari con il gol di Trezeguet.

Ma come sanno anche i pessimisti non può piovere per sempre, e l’arcobaleno arriva nell’anno più duro per Alex e la Juve in generale: scudetto revocato, retrocessione in B, partenza in blocco di molti campioni.
Ma l’Italia di Marcello Lippi regala notti magiche ad un intero paese, che per un momento scorda tutti i suoi problemi e alza la Coppa del Mondo anche grazie ad Alex: il raddoppio sulla Germania e il rigore contro la Francia sono state parti importanti della vittoria.

Torna in campo, in Serie B, dopo anni dichiarerà:

È stato difficile, avevo appena vinto il Mondiale e un mese dopo ero in Serie B. Non è stata una situazione facile, ma ho deciso con il cuore e non me ne pento. Diversi club mi hanno cercato durante la mia carriera, ma alla fine ho scelto di rimanere alla Juve e sono felice di questa decisione

Vince la classifica dei capocannonieri e trascina la Juve penalizzata di 9 punti in Serie A.
Torna a vincere, ad andare in Champions senza riuscire più a vincerla ma prendendosi standing ovation ovunque, la più famosa quella al Bernabeu nel 2008 su cui ha dichiarato:

“Sono rimasto stupito, venivamo da un periodo difficile, con molti infortuni e abbiamo giocato una grande partita contro il Real Madrid. Ho segnato due gol e alla fine, quando l’allenatore mi ha sostituito, ho pensato: ‘Davvero tutte queste persone si sono alzate e mi stanno applaudendo?’. E’ stato un momento speciale, incredibile

 Il 13 maggio 2012 gioca la sua ultima partita con la maglia della Juve, realizzando il 290º gol della sua carriera in bianconero, per poi chiudere in campionati minori.

Lasciò la sua Juve con un altro, ennesimo, tocco di classe.

Alla Juve ho chiesto di non ritirare la maglia, mi auguro che chi la porterà potrà fare una carriera gloriosa come la mia, se non di più.
Non bisogna togliere a un bambino o a un ragazzo di sognare che potrà indossare quella maglia.

Leggi anche: Un supereroe in attacco: Superpippo Inzaghi