Abbiamo ricominciato. Non era passato poi così tanto tempo dalla fine della stagione scorsa, però ho l’impressione (e non credo sia autosuggestione) che ci sia veramente qualcosa di nuovo in questo inizio di campionato. Sarà forse anche per le seppur sparute testoline che hanno ricominciato a fare capolino sugli spalti, quei mille che dal Tardini a San Siro hanno cominciato a sgelare i nostri stadi e a risvegliarli dal letargo profondo: non è importante chi ci fosse e nemmeno quanti, la cosa estremamente simbolica è aver visto delle porte rimaste sigillate per troppo tempo cominciare a socchiudersi.
E vi assicuro che, per chi ha avuto il privilegio di essere in uno stadio di Serie A in questo weekend di ripartenza, si è trattato in qualche modo di un’emozione riconquistata. Poi c’è stato il campo, che ci ha messo di fronte a un concetto basilare che forse avevamo un po’ trascurato nei mesi scorsi: questo calcio è uno sport completamente nuovo, perché la possibilità di svolgere cinque sostituzioni all’interno della partita modifica sostanzialmente le basi del gioco e le sue strategie. Così cambia davvero tutto, e cambia soprattutto per gli allenatori che si ritrovano in tempi strettissimi a doversi reinventare la costruzione e la gestione delle proprie squadre. Sono i tecnici i personaggi centrali di questa nuova, anomala, particolarissima stagione. E visti i soggetti in causa, ho la forte sensazione che andremo incontro a un campionato molto scoppiettante. Un campionato che è iniziato, in modo parziale visto che sei squadre su venti sono rimaste a riposo. Però intanto qualche indicazione preliminare, qualche spunto da cui cominciare il nostro lungo viaggio ce lo ha fornito.

I Top

 1. Zlatan Ibrahimovic

Il vero leader del primo giro di giostra è il vecchio leone, il diavolo supremo: Zlatan Ibrahimovic. Quando è tornato a Gennaio erano in molti ad essere poco convinti dalla sfida che lanciava e si lanciava, e quelli che invece benedicevano apertamente il suo nuovo sbarco in un campionato che ha dominato come nessuno nell’ultimo quindicennio erano quasi esclusivamente profondi e pressoché disperati seguaci della fede rossonera. Per di più, nonostante gli undici gol e i cinque assist che ha calato nelle venti partite giocate nella scorsa stagione, non sono state poche le voci di contrarietà quando quest’estate il club ha deciso di riconfermarlo alle onerose cifre che ha richiesto. Ma come al solito, questo highlander immortale ha risposto picchiando duro sul campo, segnando il primo centro della stagione milanista in Irlanda e la doppietta che ha permesso a Pioli di iniziare a velocità massima il campionato. Vederlo in campo vuol dire ammirare un cavaliere fiammeggiante, che domina la scena catalizzando su di sé le attenzioni di tutti: spettatori, avversari e compagni che sembrano diligenti e sempre più brillanti pianeti messi felicemente ad orbitare attorno all’astro principe, in un sistema solare illuminato e illuminante. Zlatan is back, da un po’ e probabilmente ancora per un po’.

 2.Victor Osimhen

Non ha segnato, ma è stato incredibile vedere come il debutto del quasi ventiduenne nigeriano abbia stappato e trasformato il Napoli. Osimhen è stato il colpo più costoso dell’estate italiana, e già solo per questo le pressioni e le discussioni si sono sprecate: roba da far tremar le gambe, specialmente a un ragazzino, come successo ad esempio l’anno scorso in Spagna a Joao Felix. E invece le gambe del nuovo numero nove azzurro sono forti, veloci e affilate: è impressionante vederlo da vicino, perché ha il fisico di Usain Bolt e la coordinazione calcistica di Cavani. Non ha segnato, ma il suo ingresso in campo a Parma (con conseguente varo di un Napoli meravigliosamente scriteriato nella sua disposizione iperoffensiva) ha scatenato una vera e propria tempesta che ha destinato i titubanti crociati di Liverani al naufragio ed esaltato i due marpioni Lorenzo&Ciro, lestissimi nell’approfittare subito di un nuovo socio che sembra la soluzione perfetta per tutto e per tutti all’ombra del Vesuvio. Anche per Gattuso, che deve ancora capire il destino definitivo della sua rosa (vedi spinosi e determinanti casi legati alle posizioni di Koulibaly e Milik) ma che dal suo esordio in campionato è uscito dimostrando di avere un piano chiaro: squadre, uomini e sistemi di gioco differenti da presentare a seconda delle varie necessità e dei vari momenti della partita. Così si deve giocare allo strano calcio di questa stagione. 

 3. Dejan Kulusevski

Mi è piaciuta la Juventus di Pirlo al debutto, si è presa un risultato rotondo (anche per gentile concessione di una Sampdoria che dovrà essere qualcosa di molto diverso da quanto visto allo Stadium se vorrà evitare guai) e ha fatto vedere fin da subito l’applicazione degli ambiziosi teoremi enunciati in pompa magna dal suo – seppur enormemente illustre – esordiente allenatore in una tesi che da Coverciano è stata fatta rimbalzare in ogni angolo del Paese. Soprattutto, mi è parso chiaro come la squadra abbia deciso fin da subito di voler essere la “squadra di Pirlo”, cosa che invece ho percepito molto meno durante la passata gestione tecnica. E a lanciare la nuova Juventus ci ha pensato per primo il nuovo campioncino arrivato alla corte della Signora, quel Kulusevski che ormai dall’inizio della stagione scorsa ci strabilia per svariati motivi ogni qual volta mette piede in campo. Personalmente, la cosa che mi impressiona di più dello svedese è l’età: vent’anni. Perché a vederlo giocare sia ha l’impressione di un calciatore pienamente maturo, di uno che non ha bisogno di una posizione specifica in campo perché sa sempre andarsi a prendere quella giusta grazie a un cervello calcistico finissimo ed estremamente lucido. In più con un fisico da corazziere. E ancora in più con un sinistro che canta arie liriche. Kulusevski è arrivato in una Juventus che cercava il terzo tenore da affiancare a Ronaldo e Dybala: vista com’è andata la caccia al centravanti, direi che probabilmente lo ha trovato in lui…

I Flop

 1. La Roma

Dall’altra parte della medaglia, il volto che vediamo più nitidamente è quello di una Roma presa in una confusione ai limiti del grottesco. E lo 0-0 rimediato a Verona è indubbiamente l’ultimo dei problemi: un punto a casa degli scagnozzi di Juric è comunque un punto guadagnato, anche se l’Hellas di quest’anno ha sicuramente bisogno ancora di sodati per alimentare una causa che l’anno scorso ha conquistato in molti (sottoscritto compreso). Il risultato è stato probabilmente l’unica cosa positiva mostrata dalla Roma in questi giorni: Dzeko – ormai considerato venduto per la terza volta negli ultimi tre anni e probabilmente destinato a rimanere ancora una volta- è rimasto seduto in panchina durante tutta una serata in cui chiaramente alla squadra è mancato un centravanti; Fonseca si ritrova a dover far quadrare dei conti chiaramente sballati, venendo quasi costretto a schierarsi in modo diverso da quello che preferirebbe e ad adeguarsi a logiche di mercato che gli portano un ragazzotto promettente ma ancora da svezzare del tutto come Kumbulla invece che una garanzia come Smalling, peraltro spendendo anche qualche soldino in più; infine, per completare il pasticciaccio brutto, il rischio di vedersi togliere anche quel punticino per un clamoroso e dilettantesco errore di compilazione delle liste, che ha portato addirittura alle dimissioni il segretario Pantaleo Longo, beffa delle beffe uomo di fiducia di Petrachi che l’ex direttore sportivo si era portato dal Torino. Un disastro in piena regola. Per fortuna è solo l’inizio. Per fortuna?

 2. Il Torino

Che l’inizio del nuovo Toro di Giampaolo sarebbe stato complicato non era difficile da immaginare, vista la necessità di un cambiamento radicale con pochissimo tempo a disposizione per poterlo operare. Però la sconfitta rimediata dai granata a Firenze ha dato veramente pochi spunti costruttivi. Il deficit di condizione fisica è un alibi vero ma, viste le ultime preoccupanti notizie, potrebbe esserci il serio rischio di non trovare la piena forma ancora per un po’, vista l’impossibilità di lavorare e testarsi con continuità. Ma al di là di questo, il Toro sembra ancora una squadra imbrigliata caratterialmente, incapace di sprigionare quell’energia e quella spavalderia basilari per poter giocare il calcio elaborato e protagonista che vorrebbe e dovrebbe portare il nuovo allenatore. Soprattutto, appaiono ancora evidenti dei deficit strutturali nella rosa: serve un vertice basso che sappia essere l’epicentro della squadra (Torreira, tanto per capirci….), serve una mezz’ala di qualità tecnica, serve una solidità difensiva che non imponga a Sirigu di essere ogni volta l’eroe martirizzato, serve un trequartista vero che può forse essere Verdi anche se Verdi trequartista puro non lo è, serve anche capire se Simone Zaza sia davvero un valore recuperabile per dare un appoggio concreto al sempre più generoso e sempre più isolato Belotti. Servono ancora tante, tantissime cose al Toro per uscire dal suo pantano. E il tempo, in questi casi, non è mai molto….

 3. Il Crotone

Senza nessuna voglia di essere troppo severi e ingenerosi, però il ritorno dei calabresi in Serie A ha ricordato quello che compì un anno fa il Lecce, ovvero con la apprezzabilissima volontà di attaccare la salvezza più che di strapparla centimetro per centimetro, ma anche con quattro gol al passivo alla prima uscita. Con la differenza, oltretutto, che Liverani li prese a San Siro dall’Inter, Stroppa li ha incassati a Marassi dal Genoa. In questo caso, bisogna però dare obbligatoriamente del tempo a una squadra che ha tanta esperienza da fare, che sul mercato ha operato con coraggio e inventiva, e che dichiara di voler sostenere un progetto difficile ma convinto. Una realtà, specialmente se piccola, che punta sul gioco e sulla voglia di onorarlo va sostenuta, però vanno anche imparate le lezioni: per il Crotone è il primo anno in Serie A e la salvezza va presa con sacrificio e concretezza. Strappando punti, soprattutto all’inizio, per poter avere una base ferma su cui poggiare velleità tecniche e programmare la crescita globale del gruppo. Differentemente, trovarsi fin da subito zavorrati potrebbe essere un handicap gravoso e alla fine dei conti decisivo. I prossimi tre avversari del Crotone saranno Milan, Sassuolo e Juventus. In bocca al lupo!