È finito un campionato lunghissimo, stranissimo e pieno di cose inconsuete. Chiaramente l’aver vissuto una stagione spezzata in due ha cambiato i riferimenti, forse in qualche caso anche diluito i veri valori (ma di questo non sono per nulla sicuro…), indubbiamente però al netto della sua speriamo irripetibile particolarità questo campionato ci ha mostrato un’evoluzione del calcio italiano verso una dimensione più moderna, più europea, sicuramente superiore dal punto di vista della voglia e della capacità di proporre calcio. E questa spero che sia l’importantissima base da cui ripartire per far crescere ulteriormente il nostro movimento. Detto tutto ciò, voglio salutare la Serie A 2019-20 facendo la Top 11 assoluta di questo campionato: un lavoro difficile perché le esclusioni risultano dolorose e le scelte – come sempre in questi casi – opinabili. Però questa è la mia super squadra della stagione, la discussione è aperta…

Ho scelto come modulo il 3-4-3, un po’ perché il mio obiettivo è quello di presentare non solo una grande selezione dei migliori giocatori dell’anno ma anche quello di costruire una squadra che possa avere un suo senso sul campo, anche se in questi casi si predilige sempre la propensione offensiva e la ricerca dello spettacolo. Inoltre, quattro delle prime cinque squadre della classifica hanno giocato con un sistema con tre difensori, quindi mi pare anche coerente con quanto visto.

Le scelte difensive

Portiere: Forse non si celebra abbastanza il valore di Wojciech Szczesny, per me il miglior portiere del campionato. È vero che la sua difesa è stata molto più battuta del previsto, è vero anche che quando si parla del “portiere delle Juve” viene alla mente in primis la figura mitologica di Gigi Buffon, ma il polacco è stato un baluardo notevole e le sue continue parate, di solito poco scenografiche ma frutto di una completezza totale di repertorio tecnico e di valori atletici, lo inquadrano come uno dei migliori interpreti del ruolo a livello mondiale.

Centrale destro: So che è una scelta che susciterà qualche discussione, ma per me la presenza di De Ligt nel pacchetto difensivo di questa Top11 è giustificata. Si è presentato come l’acquisto più caro dell’estate, è arrivato da capitano del sorprendente Ajax della scorsa stagione ma anche come un ragazzo di vent’anni catapultato in un mondo calcistico completamente differente rispetto a quello a cui era abituato. Ha faticato e anche molto all’inizio, e sul suo complicato adattamento ha influito anche l’assenza di Chiellini che sarebbe stato la guida perfetta per svezzarlo. Però ha svoltato e ha saputo imporsi in tempi che ritengo allineati alle prospettive di quello che ha tutte le carte in regola per diventare uno dei centrali dominanti del prossimo decennio di calcio mondiale, se non addirittura il numero uno.

Difensore centrale: Non è stata un’annata semplicissima per il muro difensivo di Antonio Conte, che ha avuto in certi suoi elementi qualche scompenso nell’adattarsi a un sistema poco abituale per loro ma che ha chiuso come il meno battuto del campionato, e questo risultato è per buona parte da ascrivere al valore di Stefan De Vrij, che non solo si è confermato uno dei migliori nello scenario mondiale per fare il perno centrale di una difesa a tre ma ha anche vestito i panni del costruttore di gioco, proponendo costantemente una palla diretta verso la zona offensiva che in diversi momenti della stagione è stata la fonte primaria di prima costruzione nel calcio interista. In più ha infilato la seconda annata più prolifica della sua carriera. Vero leader a trecentosessanta gradi.

Centrale sinistro: Francesco Acerbi della splendente Lazio di Simone Inzaghi è stato il basamento, l’uomo su cui poggiare le fondamenta di un calcio offensivo, ambizioso per la presenza di tanti piedi illuminati ma anche imperniato su meccaniche tattiche evolute, che chiamano logicamente il difensore ad essere protagonista non solo nel contenimento ma anche nella proposta. La risposta del mancino lombardo è stata monumentale: inscalfibile dietro e sempre costruttivo con il pallone, ha svolto alla perfezione i compiti di cardine difensivo ma si è sempre fatto trovare pronto anche nell’adattarsi in posizioni differenti come quella di braccetto di sinistra o addirittura di percussore di fascia. Un calciatore sempre più completo e dominante e un elemento che deve essere considerato come un pezzo stabile anche in ottica Nazionale.

Qualità e quantità a centrocampo

Laterale destro: In una stagione in cui tutti attendevano smaniosi le grande svolta di gioco portata da Sarri alla Juventus, rimanendo per lo più delusi, il punto più positivo è stata sicuramente la scelta di impostare stabilmente Juan Cuadrado come terzino destro, riportandolo al suo antico ruolo di quando emerse in Colombia come un cursore tecnico, un po’ anarchico ma devastante con i suoi arrivi da dietro. Oggi, dopo un decennio di esperienza europea, Cuadrado si è dimostrato un terzino da top team internazionale, perché risponde alla necessità di avere sempre il maggior tasso qualitativo possibile in ogni posizione del campo e allo stesso tempo ha accresciuto le proprie competenze sul piano strettamente difensivo. Un grande passo avanti sia a livello personale che nella costruzione di una squadra allineata ai dettami del grande calcio moderno.

Laterale sinistro: Ammetto, questa è stata la scelta più difficile perché mi si presentava di fronte un ballottaggio serratissimo, praticamente una situazione da cinquanta e cinquanta. Ma devo scegliere per forza e lo faccio, inserendo Robin Gosens e non Theo Hernandez. Motivo la scelta: Theo è stato un fulmine rivelatorio in questa Serie A, ha spaccato imponendo la sua forza brutale e la sua spinta costante che lo hanno portato da semplice terzino ad essere un’arma primaria del Milan sia a livello tattico che sul piano dei riscontri concreti in termini di gol e assist. Però Gosens ha fatto addirittura qualcosa di più: ha sfondato la doppia cifra realizzativa stagionale, è arrivato ad essere uno dei protagonisti primari in una squadra che ha insegnato un modo avanguardista di fare calcio, e anche sul piano puramente tecnico si è dimostrato il migliore del suo ruolo in campionato, offrendo non solo corsa, tempi, sostanza e presenza ma anche dolcezza nell’utilizzo piedi. Per questo ho scelto lui. 

Interni: La premessa è che in questa squadra schiero due interni puramente costruttivi, due sublimatori di gioco che sarebbero più trequartisti che non centrocampisti puri ma che hanno dimostrato di essere prima di ogni etichetta degli splendidi calciatori totali. Quindi, metto i due elementi che hanno creato più di tutti nell’ultima Serie A: Luis Alberto e il Papu Gomez. Lo spagnolo della Lazio ha fornito la dimostrazione di come il coraggio unito alla lucidità di pensiero paghi sempre, nel calcio ma non solo. La sua imposizione è nata quando Simone Inzaghi lo ha tolto dai compiti della seconda punta e gli ha consegnato il campo, abbassandolo sulle posizioni della mezz’ala, mettendogli davanti un giocatore offensivo in più e dandogli il pennello per disegnare grande calcio, cosa che ha fatto puntualmente alzando il livello qualitativo dell’espressione globale di squadra ma anche aumentando a dismisura le varianti di gioco, perché con lui puoi ragionare in verticale come in orizzontale, sul corto e sul lungo. Basta dargli la bacchetta, seguire le sue direttive e ne uscirà sempre una sinfonia sublime. Il Papu invece ancora una volta è andato oltre, diventando come sempre la fotografia dell’evoluzione straordinaria del calcio di Gasperini. Nella stagione precedente era passato dall’essere un attaccante d’accompagnamento al ruolo di vero rifinitore, in quest’ultima addirittura ha incarnato la figura del “tuttocampista”, scegliendo di non dare mai punti di riferimento stabili a livello di posizione ma imponendosi comel’astro mobile attorno a cui ruota l’illuminante sistema solare atalantino. 

Talenti senza limiti

Mezzapunta destra: Se consideriamo gli umani ed escludiamo i semidei, Paulo Dybala è da configurare come il miglior giocatore di questa stagione di calcio italiano. La Joya argentina ha fatto quello step di maturazione mentale che lo ha portato a risplendere con continuità e a dimostrare che la Juventus non è solo “Cristiano-dipendente”, ma che adesso ha una seconda superstar che ti vince le partite e ti innalza il livello. Dybala è stato splendore tecnico, è stato risolutivo in momento cruciali (due gol magnificenti in due partite contro l’Inter, i veri scontri diretti che hanno scavato il gap decisivo nella lotta scudetto), ha vinto la scommessa con se stesso fatta in estate quando ha deciso di non mollare, di non scappare e di giocarsi le sue carte al fianco della figura ingombrante di un totem. Non solo l’ha vinta, l’ha stravinta. E adesso Paulo Dybala è salito nella dimensione dei più grandi. 

Mezzapunta sinistra: Il fatto è che la straordinarietà ormai resa quotidiana da uno dei più grandi giocatori della storia del calcio tende a far apparire come normali cose che invece non lo sono. Si parla di tanto, si parla di tanti, ma non si parla forse mai abbastanza del numero uno assoluto del nostro calcio: Cristiano Ronaldo. Anzi, addirittura se ne parla a sproposito, visto che non dimentico i discorsi fuori da ogni logica che si sentivano a ottobre… ma soprattutto non dimentico quello che ci ha fatto vedere anche quest’anno, superando il muro dei trenta gol, segnando per undici giornate consecutive, regalando continue dimostrazioni di onnipotenza come il gol alla Sampdoria, la più emblematica fotografia di come CR7 rimanga sempre e comunque al di sopra di tutto e di tutti. 

Centravanti: Il capocannoniere del campionato, l’italiano più prolifico di sempre in una singola stagione di Serie A e, dulcis in fondo, la Scarpa d’Oro del calcio europeo: Ciro Immobile ha abbattuto qualsiasi muro in una stagione devastante, dove al suo spirito di lotta, alla sua maturità di trascinatore e alla sua perfetta adattabilità al calcio qualitativo e battagliero di Inzaghi ha abbinato anche una quantità di gol mostruosa. Che questo sia stato un campionato gonfiato nei suoi numeri realizzativi dalla divisone in due parti e dalla lievitazione innaturale del calci di rigore concessi è vero, ma è ancor più vero che dall’inizio alla fine Immobile ha messo tutti in fila a suon di reti, il che rende indiscutibile la sua elezione a miglior centravanti della Serie A.

Allenatore: Una supersquadra del genere sarebbe fantastica in mano a Gasperini, che dovrebbe lavorare soprattutto sugli equilibri ma potrebbe spremere da materiale di primissima qualità un gioco entusiasmante. E poi il Gasp ancora una volta ci ha presentato al squadra più bella e spumeggiante del campionato, una squadra andata di nuovo oltre i limiti. Non può che essere lui, l’allenatore della Top11 di Serie A.