Sono già passati diciotto anni da quel 28 maggio 2003 quando a Manchester il Milan si aggiudicò la prima finale tutta italiana della storia della Champions League. Sarà di Andriy Shevchenko la firma decisiva sulla sulla gara, terminata 0-0 nei 90′ e conclusa solo alla lotteria dei rigori…

“Il mio ricordo più bello”

Un tiro dal dischetto impeccabile, quello di Sheva. Il più classico dei “pallone da una parte, portiere dall’altra”, preceduto da quello sguardo sperduto ed emozionato, che è però sfuggito al tentativo di ipnosi di Buffon: palla nel sacco e Milan campione d’Europa. Una scena che l’allora amministratore delegato rossonero Adriano Galliani racconta di aver visto e rivisto centinaia di vote e che è rimasta anche nel cuore dell’attaccante ucraino, che si è confessato così ai microfoni di Dazn:

Il mio ricorso piu’ bello con il Milan? La notte di Champions League contro la Juventus. Era la prima finale che giocavo ed e’ stata la partita piu’ importante della mia vita. Non dimentichero’ mai quei 12/15 secondi in cui da meta’ campo sono andato verso il pallone per tirare l’ultimo rigore. 

“Tutta la vita davanti”

Sono i classici pochi secondi nei quali ti passa tutta la vita davanti, parola di Sheva. Uno che la coppa dalle grandi orecchie l’ha sognata da quando giocava nella Dinamo Kiev del colonnello Lebanovski, che nel 1999 arrivò ad un passo dal sogno, fermandosi solo in semifinale al cospetto del Bayern, dopo aver eliminato ai quarti il Real Madrid. Logico che in quei 12 secondi, Sheva abbia ripensato alla promessa fatta al suo Maestro, scomparso da pochi mesi, di portargli la coppa:

In quel momento, in quei 12 secondi, ripensi a tutta la tua vita. Da quando da bambino avevi un sogno fino al momento in cui capisci che quel sogno si sta realizzando in quell’esatto momento. Nella testa hai gia’ pensato a come devi tirare. Io ho guardato l’arbitro, la palla e Buffon. Ho sento il fischio dell’arbitro e ho tirato il pallone come avevo pensato e voluto

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