Della partita giocata dall’Inter a Kiev contro la squadra dal nome impronunciabile, non vi diremo quel che già sapete (e quindi che i nerazzurri hanno stradominato, hanno preso due traverse, hanno sfiorato altri gol, hanno sbagliato qualcosa più di un rigore a porta vuota con Lautaro, hanno dovuto inghiottire il “no” dell’arbitro per un fallo subìto da Lukaku in piena area di rigore che ai più è parso nettissimo, hanno lasciato che Handanovic si godesse una serata di assoluto riposo e, nonostante tutto, hanno portato a casa un solo, modestissimo punto), semmai vi parleremo di chi in questa partita non si è affatto visto, se non a poco più di dieci minuti dalla fine della partita quando si è trattato di dire “tu entri, quell’altro esce”.

Poca presenza

E, quindi, eccoci qui a parlare per l’ennesima volta di Christian Eriksen, assoluto non-protagonista di Sciactar-Inter 0-0 (lo sappiamo che non si scrive Sciactar). Christian Eriksen contro gli ucraini non ha combinato nulla: si è visto poco, ha inciso anche meno. Cinque secco in pagella, persino meno. Eppure in molti hanno discusso di lui anche dopo questo punto raccolto al termine di un match dove la fortuna (quella dei padroni di casa) ha inciso moltissimo sul risultato finale.

Dicevamo, molti hanno parlato di Eriksen sebbene capiti raramente di ritrovarsi a discutere di uno giocatore entrato a dieci minuti dalla fine (lo si fa soltanto se decide – nel bene o nel male – la partita). Il danesino non lo ha fatto ed è vero, da lui ci si aspetta che prima o poi sia risolutivo, ma è anche vero che è diventato stucchevole dover star qui a valutare una non-prestazione lunga dieci minuti più misero recupero.

Christian Eriksen utilizzato a questa maniera non serve a nulla. Francamente non serve a nulla neppure se viene schierato da titolare per mancanza di alternative e senza troppa voglia di credere in quel che può o non può fare. E lui fino a qui ci ha messo del suo, ma vale lo stesso per chi ha scelto di trasformarlo in un subalterno.

Quale futuro per lui?

Christian Eriksen è un giocatore che così non ha alcun senso: o si decide realmente di puntare su di lui, oppure lo si lascia andare verso altri lidi (non ci crederete, ma lo vogliono in tanti e ad altissimo livello).

Badate Bene, Antonio Conte non deve farselo andar bene per forza, in fondo la sua Inter proprio a Kiev ha giocato una buona partita (primo tempo sopraffino, un filo meno il secondo), però è necessario che si chiarisca col suo ragazzo. 1) “Guarda, sarò sincero: di te me ne faccio poco”. E allora sarà addio a gennaio. 2) “Scelgo di credere in te”. E allora lo si sbatte in campo nelle partite più importanti e, magari, si pensa anche a un modulo che lo possa far sentire al centro della squadra (il 4-3-1-2 sarebbe perfetto, ma difficilmente verrà preso in considerazione). Altre strade non hanno senso perché, oh, è vero che i giocatori agli occhi di un allenatore sono tutti uguali, ma è altrettanto vero che alcuni devono giocoforza essere “più uguali” degli altri. In caso contrario è come non averli.