A volte ci immaginiamo che carriera avrebbe avuto oggi uno come Sebastiano Rossi.

Capace di non prendere gol per 929 minuti di fila, ma di perdere la pazienza per in un secondo.

Come quella volta in cui stese Christian Bucchi – allora attaccante del Perugia – con una mossa che lo portò di diritti a candidarsi come sparring partner di Hulk Hogan nel ‘finto’ mondo del Wrestling.

Cappellino e chewing-gum

Rossi, in verità, era tutto tranne che ‘finto’. Lui, portierone del Milan degli invincibili, era silenzioso e schivo. Non un grande esempio di come uscire per prendere la palla nella propria area e di self control – s’intende – ma un eroe per la curva sud rossonera. Uno di quelli che esultavano con il pugno alto, che scendevano in campo con il cappellino e la chewing-gum.

Zoff

Uno che si è permesso di entrare nella hall of fame dei portieri superando Zoff. Beh – dirà qualcuno – forse in questo caso, il merito era anche di quei 4 lì davanti: Tassotti, Baresi, Costacurta e Maldini.

A volte, ci immaginiamo che carriera avrebbe fatto oggi Seba Rossi.

Chi lo sa?

Una cosa è certa: in quel pomeriggio del 1998, Bucchi non gli aveva fatto niente (come canterebbero Ermal Meta e Fabrizio Moro): aveva semplicemente raccolto il pallone per portarlo a centrocampo dopo il rigore di Nakata (proprio lui!). Per la cronaca, servì a poco al Perugia (che perse 2 a 1), mentre Rossi si vide superato da un ‘ragazzino’ che da lì a poco entrò nei cuori dei milanisti: si chiama Christian anche lui, ma di cognome fa Abbiati.

Che tipo, Seba!