Ci sono momenti nel calcio che possono segnare un’intera carriera, per non dire un’intera vita. Tra questi, uno dei più iconici è senz’altro il rigore calciato da Roberto Baggio nella finale di Usa ’94: quello che sarebbe potuto diventare il gol più importante della sua storia, si è invece trasformato in un vero e proprio incubo, che ancora oggi -a 27 anni di distanza- lo tormenta ancora.



“Ci ripenso spesso!”

In occasione dell’incontro stampa de IL DIVIN CODINO di Letizia Lamartire, biopic sulla sua carriera targata Netflix, in associazione con Mediaset, che sarà disponibile sulla piattaforma dal 26 maggio, l’ex numero 10 azzurro è tornato su quel calcio di rigore maledetto in finale contro il Brasile:

È un’esperienza che non ho mai archiviato davvero e che mi porterò sempre dentro. È vero, altri hanno sbagliato rigori prima di me, ma sono stato io a dare il colpo finale. E poi vincere il mondiale è una cosa che avevo sognato per milioni di notti. Così come per i tanti infortuni che mi hanno tormentato: è un po’ il mio karma, quello di combattere le cose che desidero. All’inizio non avevo armi contro questo, ma poi è arrivato il buddhismo. Oggi so che è la missione della mia vita, una cosa che devo combattere



“Così nacque il codino”

Sulla nascita del suo leggendario codino, che lo ha reso iconico in tutto il mondo, Baggio ha voluto svelare il mistero:

E’ nato durante i mondiali del 1994 in America. In hotel c’era una cameriera di colore con delle treccine stupende. A un certo punto, visto che le ammiravo tanto, mi disse: perché non te le fai anche tu? Dopo due ore era lì che mi faceva le treccine