Il dolore è il primo a venire a galla, l’impatto brusco con la realtà della morte. Poi, in fila spuntano tutti gli altri sentimenti. La rabbia per come Maradona non si sia voluto bene, poi il rimpianto di non averlo visto giocare almeno fino a 40 anni, come sta facendo Ibrahimovic e come farà anche Ronaldo. Soltanto dopo riemergono i ricordi, quelli che tutti i tifosi del Napoli hanno del giocatore più grande del calcio mondiale di tutti i tempi.

La fortuna del giornalista

Dentro di me si mescolano le immagini di quando, era il 4 luglio 1984, il Pibe arrivò al San Paolo per presentarsi al suo nuovo pubblico. Eravamo in 80mila ed io ero uno di quelli, avevo speso mille lire per il biglietto di ingresso allo stadio ed occupavo un posto nella Curva B. Ma l’arrivo di Maradona a Napoli mi ha anche permesso di svolgere la professione che avevo sempre sognato, il giornalista sportivo.
In quell’epoca di grande depressione post terremoto, la città partenopea fu attraversata da un’onda di grande benessere che beneficiò tutti. Me compreso. Aprirono le redazioni napoletane dei maggiori quotidiani nazionali ed internazionali e tutte le radio decisero di trasmettere (abusivamente, perchè i diritti appartenevano alla Rai) le partite del club azzurro. Compreso Radio Marte, dove all’epoca facevo il deejay, mixando i pezzi dance del momento. Così ebbe iniziò la mia carriera e da quel momento iniziai a seguire sempre di più le vicende del club azzurro.

Un mio ricordo di Diego? A gennaio del 1991 ero a Torino a seguito del Napoli per una gara di campionato contro la Juventus. Una gara subito condizionata dall’espulsione del portiere partenopeo Giovanni Galli e con l’esordio nel Napoli del giovane Pino Taglialatela. Nonostante l’inferiorità numerica, il Napoli che portava lo scudetto sulle maglie, riuscì a mantenere lo 0-0 quasi fino alla fine. Poi, negli ultimi minuti, l’attaccante bianconero Casiraghi si aggiustò il pallone con la mano in area, per battere Taglialatela in uscita. Maradona si arrabbiò talmente tanto con l’arbitro Baldas, che uscì dal campo scuro in volto per la sconfitta immeritata. E non gli passò.
Al rientro a Napoli (all’epoca i pochi giornalisti che seguivano gli azzurri in trasferta, viaggiavano con la squadra ospiti della società), Maradona trasformò la sua rabbia in ironia e nel bus che accompagnava i passeggeri sul velivolo, continuava a canticchiare una canzone. Ricordate il brano di Lucio Dalla “Attenti al lupo”? Bene, Diego lo trasformò in “Attenti a Baldas” e diventò un tormentone al quale si unirono anche i compagni di squadra che, così, smaltirono prima l’amarezza per l’ennesimo torto arbitrale subito. La grandezza di Maradona si manifestava anche in questo gesti di forte aggregazione.